I Ragazzi entrando nella temutissima e così denigrata fase dell'
adolescenza cominciano a discutere sempre più spesso l'autorità dei
genitori, in maniera a volte davvero esasperante per i genitori stessi, che si
ritrovano a dover combattere per qualunque cosa, anche ciò che pareva solido e
acquisito, e anche con quei ragazzini posati ed ubbidienti così facili da gestire fino a ieri. Tutte le regole vengono messe in discussione e la libertà
concessa ai ragazzi pare non essere mai sufficiente. Adolescenza e
necessità di autonomia totale sembrano essere due sinonimi. E tutto questo
procura non poche gatte da pelare ai genitori e mette davvero a rischio la
serenità familiare.
Per i ragazzi di quest'età, libertà significa soppressione
totale di qualunque tipo di regola, e come diceva mia zia Marlen, "avere 15 anni è il miglior surrogato dell'esperienza", secondo il punto di
vista del quindicenne ovviamente (lei però, che fin da piccola è sempre stata
una grandissima persona, lo diceva di sè stessa all'età dei suoi 15 anni. Era
decisamente avanti, ma questa è un'altra storia).
Se a questa visione della
realtà si associa la sensazione di onnipotenza e di immortalità di cui
tutti gli adolescenti sembrano essere pervasi, la frittata è decisamente fatta.
E' vero che intorno ai 14 anni i ragazzi cominciano ad avere un
livello cognitivo ed emotivo tale da permettere loro di assumere in prima
persona parte di quella
responsabilità circa la gestione, la valutazione e il contenimento dei rischi
in agguato, ma "parte" è molto diversa dal "tutto" che essi
vorrebbero gestire!
Se è vero che i genitori devono in questa fase cominciare a
mollare la briglia, altrettanto sicuro è che la briglia sciolta per gli
adolescenti procurerà danni irreparabili, se non per forza fisici e materiali
(pericoli potenziali che si realizzano) per lo meno psicologici. I ragazzi a 15
anni hanno ancora necessità di essere guidati, se non proprio per mano (anche
questo potrebbe essere dannoso) per lo meno a distanza.
Quindi è assolutamente necessario per i ragazzi continuare a
porsi dei limiti, ad essere coscienti dei rischi e dei pericoli ed essere ben
consapevoli che la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni non
può essere scaricata. Per cui se i ragazzi non sono in grado di far fronte
autonomamente a queste priorità (e a 15 anni non lo sono) il genitore deve
continuare a fare la sua parte e a supplire a ciò che il ragazzino non è ancora
in grado di fare ed essere, ovviamente cercando di evitare che il ragazzo viva questa presenza come un imposizione.... (sembra facile!).
Certo il genitore deve adattarsi alle nuove esigenze del figlio
che cresce, ma non può e non deve mettersi nell'angolino in cui
l'adolescente vorrebbe vederlo relegato!
Tuttavia anche se è vero che il genitore deve esserci sempre per
il proprio figlio, che deve adeguarsi ai suoi tempi e al suo modo di
crescere, che deve amare il figlio incondizionatamente, trattandolo sempre come
una persona e non come una proprietà, è importantissimo, vitale direi, che
l'adulto non rinunci mai, per nessun motivo, in nome di qualsiasi esigenza del
figlio, a sé stesso. Se la gestione del rapporto con i nostri figli ci fa
sentire frustrati, infelici ecc... la cosa principale da fare è rimettere noi
stessi in primo piano!
Nessuno ha il diritto di rovinarci la vita, nemmeno un figlio
adolescente.
Non c'è nessuna ragione al mondo e non sta scritto da nessuna
parte che esista un qualche senso che il benessere del ragazzo deva essere
superiore o venga prima di quello del genitore! Anche perchè così facendo si raggiungerebbe il solo obiettivo di non ottenere benessere nè per l'uno nè per l'altro. Il genitore è prima di tutto
una persona e come in tutti gli ambiti e in tutte le relazioni se una persona
non Ama prima di tutto sé stessa non potrà fare del bene a nessuno, tanto meno
ai propri figli (anche se adolescenti!).
Se ci pare di non essere in grado di soddisfare in modo adeguato
le richieste e le esigenze dei nostri figli, non significa che stiamo
sbagliando, per quanto questo a volte ci faccia sentire impotenti nel gestire
il nostro rapporto con loro. Non è che perchè loro sono "infelici" a
causa delle nostre proibizioni dobbiamo sentirci in colpa o fare i salti
mortali per lenire la loro "infelicità". Va benissimo che ci
dispiaccia per loro, però senza farci rovinare la vita da questo. Se è no perchè
è giusto che sia no, sarà no... e io genitore non mi impedirò di stare bene ed
essere sereno perchè tu figlio pensi di subire un'intollerabile ingiustizia!
Contiamo fino a 100 e amen!!! Lasciamoli bollire nel loro brodo, non è
grave.
"Quando il genitore inizia a sentirsi frustrato
nell'impossibilità, che a volte diventa vero e proprio sentimento di impotenza,
di rispondere adeguatamente alle nuove richieste dei figli, deve anche sapere
che questa frustrazione è "sana" fino a quando non impedisce al
genitore stesso, in quanto persona, di svolgere con soddisfazione,
gratificazione e piacere le attività di proprio interesse. Quando il genitore,
nel tentativo di creare maggiore benessere nei figli, inizia a rinunciare a se
stesso, dovrebbe ricordare che il proprio benessere e la propria soddisfazione
saranno per i figli anche un modello per il proprio futuro di persona adulta,
matura cioè libera ed autonoma." (Gruppo
SRM Psicologia)
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