martedì 28 febbraio 2012

Figli Adolescenti



I Ragazzi entrando nella temutissima e così denigrata fase dell' adolescenza cominciano  a discutere sempre più spesso l'autorità dei genitori, in maniera a volte davvero esasperante per i genitori stessi, che si ritrovano a dover combattere per qualunque cosa, anche ciò che pareva solido e acquisito, e anche con quei ragazzini posati ed ubbidienti così facili da gestire fino a ieri. Tutte le regole vengono messe in discussione e la libertà concessa ai ragazzi pare non essere mai sufficiente.  Adolescenza e  necessità di autonomia totale sembrano essere due sinonimi. E tutto questo procura non poche gatte da pelare ai genitori e mette davvero a rischio la serenità familiare. 

Per i ragazzi di quest'età, libertà significa soppressione totale di qualunque tipo di regola, e come diceva mia zia Marlen, "avere 15 anni è il miglior surrogato dell'esperienza", secondo il punto di vista del quindicenne ovviamente (lei però, che fin da piccola è sempre stata una grandissima persona, lo diceva di sè stessa all'età dei suoi 15 anni. Era decisamente avanti, ma questa è un'altra storia). 

Se a questa visione della realtà si associa  la sensazione di onnipotenza e di immortalità di cui tutti gli adolescenti sembrano essere pervasi, la frittata è decisamente fatta.
E' vero che intorno ai 14 anni i ragazzi cominciano ad avere un livello cognitivo ed emotivo tale da permettere loro di assumere in prima persona parte di quella responsabilità circa la gestione, la valutazione e il contenimento dei rischi in agguato, ma "parte" è molto diversa dal "tutto" che essi vorrebbero gestire! 
Se è vero che i genitori devono in questa fase cominciare a mollare la briglia, altrettanto sicuro è che la briglia sciolta per gli adolescenti procurerà danni irreparabili, se non per forza fisici e materiali (pericoli potenziali che si realizzano) per lo meno psicologici. I ragazzi a 15 anni hanno ancora necessità di essere guidati, se non proprio per mano (anche questo potrebbe essere dannoso) per lo meno a distanza. 
Quindi è assolutamente necessario per i ragazzi continuare a porsi dei limiti, ad essere coscienti dei rischi e dei pericoli ed essere ben consapevoli che la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni non può essere scaricata. Per cui se i ragazzi non sono in grado di far fronte autonomamente a queste priorità (e a 15 anni non lo sono) il genitore deve continuare a fare la sua parte e a supplire a ciò che il ragazzino non è ancora in grado di fare ed essere, ovviamente cercando di evitare che il ragazzo viva questa presenza come un imposizione.... (sembra facile!).
Certo il genitore deve adattarsi alle nuove esigenze del figlio che cresce, ma non  può e non deve mettersi nell'angolino in cui l'adolescente vorrebbe vederlo relegato!
Tuttavia anche se è vero che il genitore deve esserci sempre per il proprio figlio, che deve adeguarsi ai suoi tempi e  al suo modo di crescere, che deve amare il figlio incondizionatamente, trattandolo sempre come una persona e non come una proprietà, è importantissimo, vitale direi, che l'adulto non rinunci mai, per nessun motivo, in nome di qualsiasi esigenza del figlio, a sé stesso. Se la gestione del rapporto con i nostri figli ci fa sentire frustrati, infelici ecc... la cosa principale da fare è rimettere noi stessi in primo piano! 
Nessuno ha il diritto di rovinarci la vita, nemmeno un figlio adolescente.
Non c'è nessuna ragione al mondo e non sta scritto da nessuna parte che esista un qualche senso che il benessere del ragazzo deva essere superiore o venga prima di quello del genitore! Anche perchè così facendo si raggiungerebbe il solo obiettivo di non ottenere benessere nè per l'uno nè per l'altro. Il genitore è prima di tutto una persona e come in tutti gli ambiti e in tutte le relazioni se una persona non Ama prima di tutto sé stessa non potrà fare del bene a nessuno, tanto meno ai propri figli (anche se adolescenti!).

Se ci pare di non essere in grado di soddisfare in modo adeguato le richieste e le esigenze dei nostri figli, non significa che stiamo sbagliando, per quanto questo a volte ci faccia sentire impotenti nel gestire il nostro rapporto con loro. Non è che perchè loro sono "infelici" a causa delle nostre proibizioni dobbiamo sentirci in colpa o fare i salti mortali per lenire la loro "infelicità". Va benissimo che ci dispiaccia per loro, però senza farci rovinare la vita da questo. Se è no perchè è giusto che sia no, sarà no... e io genitore non mi impedirò di stare bene ed essere sereno perchè tu figlio pensi di subire un'intollerabile ingiustizia! Contiamo fino a 100 e amen!!! Lasciamoli bollire nel loro brodo, non è grave. 

"Quando il genitore inizia a sentirsi frustrato nell'impossibilità, che a volte diventa vero e proprio sentimento di impotenza, di rispondere adeguatamente alle nuove richieste dei figli, deve anche sapere che questa frustrazione è "sana" fino a quando non impedisce al genitore stesso, in quanto persona, di svolgere con soddisfazione, gratificazione e piacere le attività di proprio interesse. Quando il genitore, nel tentativo di creare maggiore benessere nei figli, inizia a rinunciare a se stesso, dovrebbe ricordare che il proprio benessere e la propria soddisfazione saranno per i figli anche un modello per il proprio futuro di persona adulta, matura cioè libera ed autonoma." (Gruppo SRM Psicologia)

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lunedì 27 febbraio 2012

genitori felici per figli felici




I bambini, tutti i bambini, sono delle spugne e subiscono e assorbono passivamente tutti i problemi e le difficoltà legate alla mancanza di serenità degli adulti, come assorbono e interiorizzano tutte le gioie e il benessere che possono sperimentare in una famiglia serena.
Quindi se l’adulto sta vivendo delle difficoltà è importante comprendere che non è trasmettendo quelle difficoltà ai nostri figli che li aiutiamo a crescere come persone equilibrate. Nonostante a spingerci possa essere l’intenzione di preparare i nostri figli ad affrontare la vita, non è persuadendoli che la vita sia irta di difficoltà, che gli faremo capire come funzionano le cose.... 



(tratto dall' e-book "Mamma in divenire" Cap. 'Un Genitore felice rende un Figlio felice')



venerdì 24 febbraio 2012

Che imbarazzo la sincerità

Scritto da Camila Raznovich 





Primo episodio. Mi capita di dover prendere un taxi con Viola. Appena il tempo di sistemarci e di comunicare la destinazione, ed ecco che la sento dire, senza la minima parvenza di vergogna o di timidezza, anzi con un bel tono deciso : «Bleah, mamma, ma qui c’è puzza! Il signore puzza?». Bene… e ora come le spiego che ci sono cose che si possono dire e altre che sarebbe meglio tacere? Il punto è che ha ragione: nel taxi c’è davvero una fastidiosa puzza di sudore misto a chiuso misto a fumo, ma io devo uscire da questa situazione in modo elegante: «No amore, è che tante persone salgono su questa macchina, allora magari gli odori si mischiano…».
Secondo episodio. Sono in coda in posta e Viola si guarda attorno, attirando occhiate di simpatia. A un certo punto, inizia a ingaggiare un gioco di sguardi con una vecchietta dagli occhi vispi e, dopo qualche secondo di scambi muti, passa alla parola: «Ma tu sei vecchia?».
Benissimo… Effettivamente la sua “compagna di giochi” avrà forse superato l’ottantina, ma come le posso spiegare che non è carino dare della vecchia a una signora? Come si possono spiegare le basi dell’educazione formale a una bambina di due anni appena? Ci sono “regole” di opportunità, morale ed etica, che è praticamente impossibile passare ai più piccoli, o almeno io non ho ancora trovato la formula magica per riuscire a farlo. Ma soprattutto, è giusto manipolare e indottrinare menti così incontaminate? Non potremmo, invece, imparare noi grandi qualcosa da loro ed essere più diretti e sinceri nelle nostre parole? Forse il problema siamo noi, gli adulti: il nostro perbenismo e il nostro rispetto della forma ci hanno fatto perdere il gusto della verità e della semplicità? Ci siamo adeguati a un modello
di comunicazione basato solo sulla falsità?


martedì 14 febbraio 2012

Caro Amico, scusa se insisto...




Oggi abbiamo un'altra lettera di Carla al suo bambino interiore, una lettera chiara e oserei dire illuminata che per quanto indirizzata all'interiorità di una persona splendida sembra in verità scritta per moltissimi di noi.
Ancora una volta GRAZIE Carla.

Giò

Caro EGO,



dopo la mia ultima lettera, so che stai rimuginando febbrilmente sul concetto di non attaccamento affettivo che ho tentato di esporti. Quindi, mentre hai i motori "accesi" mi permetto di illustrarti con tutta la benevolenza di cui sono capace, l'inutilità di aggrapparsi alla materia, sia essa denaro, case, oggetti ma anche situazioni. Con ciò non intendo minimamente suggerire che non devi condurre una vita agiata e gratificante. Anzi, noi, io e te, desideriamo con gioia tutto ciò che ci fa stare nel pieno benessere e che ci consente di condurre un'esistenza appagante e appagata. Ciò che vorrei spiegarti attiene alla morbosa tendenza di trattenere e accumulare cose; al pensiero costante sul possesso di denaro; all'incapacità di disfarsi di tutto quello che non solo non ci è più utile ma anzi spesso ci intralcia nel nostro cammino e, paradossalmente ci impedisce di ricevere a piene mani le abbondanti elargizioni dell'universo. Eh sì per te il fatto che il "non ricevere" sia causato proprio dall'accumulo è davvero incomprensibile. E come ti dilunghi in petulanti spiegazioni e estenuanti giustificazioni: Ego - "Ma cosa fai? Non penserai di gettare quella maglia? Anche se è un pochino lisa, ti potrebbe servire, che ne so magari per fare giardinaggio!" E io che rispondo: "Tesoro mi hai mai vista fare giardinaggio?" Ego - "Vedrai che il giorno che ti ci metterai rimpiangerai questo comodo maglioncino da battaglia!" Sei sempre attanagliato dal timore di vivere nella carenza, con il pensiero fisso sul futuro che naturalmente, a tuo vedere, è quanto di più aleatorio e verso il quale è necessario procedere con assoluta cautela e guardandosi sempre le spalle. Tu vedi dovunque fregature, tranelli e ruberie ragion per cui ritieni che sia assolutamente basilare accumulare il maggior numero possibile di "roba" nonché di denaro da tenere per i tempi peggiori. Ora ascoltami un momento: lo sapevi che la materia è energia? E che l'energia per sua natura è sempre in movimento? "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" lo diceva Lavoisier, noto scienziato. Solo attivando uno scambio continuo di energia è possibile entrare in contatto con tutto quanto ha da offrire il cosmo. Se blocchi questo processo ti tieni quello che hai, nella migliore delle ipotesi; anche perché questa costante trasformazione è inarrestabile e se impedisci l'osmosi, allunghi i tempi di ri-creazione della materia/energia. Nel senso che prima di rigenerarsi deve disintegrarsi. 

Ricordi l'altro giorno durante lo shopping cosa ci è accaduto: l'erborista sbaglia a darci il resto e ci toglie 2 euro; subito dopo andiamo dal vinaio, evvai nuovamente si sbaglia e ci rende 1 euro in meno. Tu eri furibondo anche perché io me ne ero accorta e, in tutti e due i casi, non ho detto niente. E alle tue rimostranze io ho placidamente risposto "sì, effettivamente due su due che si sbagliano a calcolare il resto è un fatto alquanto significativo". Poi la sera andiamo a prendere l'aperitivo e il barman si sbaglia anche lui nel darci il resto (che giornatina, probabilmente eravamo nel pieno dell'eclissi lunare!) solo che questa volta l'errore è per eccesso: infatti ci ritroviamo con 6 euro in più! Et voilà guadagno del giorno 3 euro. Caro EGO, lo so bene, questi accadimenti ti confondono, per te sono solo dovuti al puro, assurdo caso. E invece devi credermi questo piccolo ma emblematico avvenimento rappresenta proprio l'evidenza della legge del dare-ricevere. Ma non interpretare a modo tuo: non sto dicendo che devi dare con l'intenzione di ricevere: tu comincia a dare o meglio a lasciare andare, a non appiccicarti troppo alla materia, concediti di allentare il controllo e di ridurre la smania di possesso. E poi vedrai come tutto inizia a fluire, tu ti potrai rilassare e io me la potrò godere alla grande!

lunedì 6 febbraio 2012

Questi famigerati altri...


Ormai dovrebbe essere acquisito il concetto che qualunque difficoltà, disagio proviamo, ha la sua origine nella nostra interiorità e perciò dipende al 100% da noi stessi. E tale origine è facilmente individuabile nell'essenza di apertura di cuore.

"L'Amore tenuto costantemente acceso, conduce con certezza all'immortalità"








lunedì 30 gennaio 2012

Caro Amico ti scrivo...



Oggi Carla ci espone un sistema veramente egregio per comunicare con la nostra interiorità che lei chiama "Ego". E' un sistema semplice immediato e molto molto efficace! Carla si chiede se questa modalità non sia un po' strampalato e invece a mio parere è qualcosa di perfettamente in linea con Ho-oponopono e il concetto del nostro caro, piccolo, tenero e capriccioso bambino interiore... Provare per credere... anzi come sempre Sapere per provare!

Giò


Come anticipato, ti inoltro un "carteggio" con l'Ego tramite il quale mi metto in contatto con gli aspetti più resistenti che ci fanno sentire in balia degli eventi. Questa parte di me a cui mi rivolgo, spesso si comporta come un bambino capriccioso, un po' duro d'orecchi, talvolta impaurito: tramite la parola scritta (mirabile strumento per chi fa orecchie da mercante!) cerco di attirare la sua attenzione e al contempo rassicurarlo che ha tutto il mio rispetto e il mio amore. Dunque dolcezza e fermezza come appunto si farebbe con un discolo, al fine di stabilire un patto di collaborazione e reciproco proficuo scambio.

Questa lettera è stata scritta in occasione di un'"emergenza sentimentale". In pratica il mio compagno, a seguito di una mia "pressante" richiesta di chiarimenti in merito a alcuni suoi atteggiamenti egoistici, si è dato alla fuga, scomparendo nel nulla. 
Dopo una prima settimana di harakiri, ho compreso che il nostro amore poteva esistere indipendentemente dal controllo e dalle conferme. Gli ho mandato pensieri di amore e gratitudine perché lui, oltre a essere un tantino egoista, è soprattutto una persona speciale. Dopo un mese si è riaffacciato di sua iniziativa e ora il nostro amore è più forte che mai. I suoi atteggiamenti sono gli stessi, ma io ho spostato il mio punto di vista e ho capito che in questo momento la nostra armonia si regge sulla mia comprensione e dunque se prima credevo che il nostro rapporto fosse sbilanciato su di lui (io dono, lui riceve) ad oggi so che gli equilibri passano attraverso altre dinamiche, e non sulla fredda bilancia del dare/avere.

Caro Ego,
lo sai quanta stima ho di te. E' per questo che voglio spiegarti con tutta la cura possibile le motivazioni che mi spingono a vivere la mia vita, la nostra vita con leggerezza e dolcezza. Caro, non esiste, a livello fisico, l'eternità. Tutto a questo livello, che è il tuo livello, è destinato a modificarsi, trasformarsi, estinguersi. Ecco perché non ha ragione d'essere l'attaccamento affettivo, per non parlare di quello materiale. Ma restiamo sul primo punto: la dipendenza affettiva. Io non posso e non voglio attaccarmi a un'altra persona con la convizione che sarà per sempre. Lo so per te è molto più facile credere in questa possibilità; vorrebbe dire costruire uno schema fisso e reiterarlo all'infinito. Quanta fatica risparmiata! Ma tu dimentichi che noi spiriti incarnati siamo per nostra natura esseri sociali non monogami. Non mi chiedere il perchè: è così e basta. Dunque è di vitale importanza per noi entrare in contatto con gli altri e condividere la nostra esistenza. Allo stesso modo sappiamo bene che abbiamo la tendenza al cambiamento e a sperimentare nuove forme di incontro e relazione. D'altronde ammetterai tu stesso che quando ne hai avute le scatole piene, non ci hai pensato sù due volte a voltare pagina e abbandonare quell'idea di eternità che ora tanto brami. Dunque così è per tutti. Secondo questo principio, nel momento in cui stai vivendo una storia appagante ti consiglio con tutto il cuore di VIVERLA e basta. Non stare a pensare al dopo, rilassati e prenditi una vacanza. Tanto non puoi controllare nulla: RICORDA tu stesso sei il primo che quando ti gira fai saltare tutto il sistema. E allora come puoi pensare di entrare nel libero arbitrio altrui e tenerlo sotto controllo? Capisci ora cosa intendo per "leggerezza": è inutile che ti affanni, se lasci fluire te la godi di più. Ora, se mi permetti, vorrei anche spiegarti la "dolcezza". Intendo una forma di gentile compassione per i nostri limiti: sì. miei e tuoi. Ne abbiamo eccome. Le piccole sofferenze nel momento in cui c'è un cambio di direzione; le resistenze che opponiamo, totalmente inutili e sfiancanti; le ire che ci fanno sentire idioti. Tutti questi aspetti ce li possiamo rimirare con dolcezza poiché sappiamo che sono momentanei e che svaniranno nel nulla appena il nostro sguardo si poserà su un nuovo fiore. E cos'è la vita se non un prato fiorito!?

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