venerdì 8 maggio 2009

Dona dona

clicca sul titolo del post per ascoltare il brano.

La violenza sembra geneticamente appartenere alla razza umana, espressione di tutta la sua miseria: è nella forma cinica, ed esiste solo nell’Uomo, e in nessun altro animale finora conosciuto. Quando si ammazzano gli innocenti, quando li si brutalizza e li si annienta ci si dovrebbe interrogare sulla nostra reale natura, e nessuno si dovrebbe sentire assolto. Questo è l’Olocausto.


DONA DONA

Dentro un carro ben legato un capretto al macello va.
Alto in cielo sopra i tetti vola la rondine in libertà.
Come ride il vento nel cielo dell’estate.
Come son tristi le bestie incatenate.

Dona dona dona dona
Dona dona dona don.
Dona dona dona dona
Dona dona dona don.

“Su, non piangere”, dice l’uomo, “tu ti devi rassegnar,
non hai ali per volare, non puoi viver in libertà”.
Come ride il vento nel cielo dell’estate.
Come son tristi le bestie incatenate

I capretti son legati, macellati con crudeltà,
e chi vuol viver libero farsi rondine dovrà.
Come ride il vento nel cielo dell’estate.
Come son tristi le bestie incatenate

Dona dona dona dona
Dona dona dona don.
Dona dona dona dona
Dona dona dona don.


“Dona dona” è un canto disperato, sommesso, di chi va alla martirio, come un agnello sacrificato. L’agnello in questo caso rappresenta Israele, ma potrebbe essere Guernica, potrebbe rappresentare un campo Rom, un ghetto qualsiasi di una minoranza qualsiasi, potrebbe rappresentare un campo Pellerossa, il
recente Ruanda, oppure il genocidio di Armenia di inizio ‘900, che sembra abbia ispirato quel brav’uomo di Hitler a concepire i campi di sterminio…
Questa versione di “dona dona”, interpretata da Angelo Branduardi, è stata registrata in un concerto a Ginevra, nel 2002. Le parole sono quasi sussurrate, come il dolore che dignitosamente non viene esposto, rimane un fatto intimo: vero dolore.


http://mikimeta.wordpress.com/2008/10/15/dona-dona-canto-ebraico-degli-oppressi/

Nessun commento:

Posta un commento