lunedì 25 maggio 2009

I sensi di colpa sono l'anticamera di una patologia


I sensi di colpa non sono tutti uguali. Il modo in cui ci sentiamo in colpa rivela informazioni preziose sulla nostra personalità. Si possono ricondurre a due tipologie principali: quelli derivanti dalla sensazione di aver danneggiato qualcuno (senso di colpa altruistico) e quelli legati alla convinzione di aver trasgredito delle norme morali (senso di colpa deontologico). Il primo tipo sarebbe caratteristico delle persone predisposte alla depressione, mentre il secondo è più frequente nelle persone che rischiano disturbi ossessivi-compulsivi.
Le persone fortemente depresse arrivano ad accusarsi di colpe gravissime fino a pensare di essere responsabili della rovina della propria famiglia o addirittura dell'intera umanità. L'origine del senso di colpa nella depressione è stata oggetto di studio da parte degli psico-analisti fin dai tempi di Sigmund Freud (1856/1939), che nel 1915 ipotizzò che i pazzienti depressi rivolgessero verso sè stessi la rabbia conseguente alla perdita di una persona amata.
Per melanie Klein (1882/1960), invece la depressione nasceva dalla preoccupazione di aver danneggiato le persone amate a causa della propria aggressività, mentre Edith Jacobson (1897/1978) suggerì che i pazienti tendono ad identificarsi con la persona amata perduta, pur svalutandola, e ciò è la causa della loro perdita di autostima. Per Giovanni Liotti le persone predisposte alla depressione sono quelle che sono inconsciamente convinte di essere meritevoli di amore solo a fronte di grandissimi sforzi; una perdita affettiva può indurre in loro la sensazione di non essersi impegnati abbastanza o che, al contrario, non valga la pena impegnarsi in nulla.
Il senso di colpa dei pazienti affetti da disturbo ossessivo/compulsivo sembrerebbe legato al timore di essersi comportati in modo immorale e riprovevole. Queste persone, con esagerato senso di responsabilità e i più severi giudici di sè stessi, sembrano aver bisogno di mantenere un'immagine di sè irreprensibile da l punto di vista morale.
Francesco Cro
tratto da Salute n.624 21 maggio 2009

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