lunedì 1 giugno 2009

La felicità è contagiosa


La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto.
Una ricerca scientifica pubblicata il 5 Dicembre 2008 sul British Medical Journal), l'ha dimostrato.
Tuttavia anche il contagio segue le sue regole. La felicità per esempio non si può diffondere per contagio fra colleghi ( ...etteppareva!). Il luogo di lavoro è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all’altro. E come se quando entrimao nell'ambiente di lavoro ci calassimo in una tuta di piombo che non permette alle emozioni positive di irradiare il loro benevolo potere!!! Seconda regola del contagio, nonostante il successo dei gruppi su Internet, le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico o quanto meno visivo (diciamo aereo per mantenere l'immagine virale). “Molte delle nostre emozioni si trasmettono attraverso i segnali del corpo, e il viso ha un ruolo principe in questo”, sostiene il dott. Pio Ricci Bitti (psicologo).

Il contagio dipende probabilmente dal meccanismo dell’empatia e dei neuroni specchio. Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono “accese” in quel momento nel cervello dell’interlocutore. Nell’ultimo decennio lo studio dei neuroni specchio ha aiutato molto a spiegare come avviene la condivisione delle emozioni e come individui diversi possano entrare “in sintonia”. "E non solo la gioia può trasmettersi in questo modo. Pensiamo alla commozione e al pianto, quanto rapidamente invadono un gruppo di persone riunite insieme” (però resta il fatto che la tristezza è meno potente della gioia per fortuna), sostiene sempre il dott. Ricci Bitti. Commozione e felicità viaggiano veloci tra gli uomini. Non così avviene, come abbiamo appena accennato, invece per la tristezza che si contagia con più difficoltà. Probabilmente l'essere umano è più predisposto ad essere felice che depresso. Ad essere triste l'uomo deve essere convinto, ad essere felice ci crede! Questo effetto spesso è anche aiutato dal fatto che le persone depresse , o anche solo malinconiche, hanno la tendenza ad isolarsi, mentre gli individui euforici e felici preferiscono comunicare il loro stato d'animo al mondo e condividerlo con quante più persone possibile! Avete mai sentito dire "sono così felice che vorrei urlarlo al mondo"? Fatto sta che nella ricerca riportata dal British Medical Journal la tristezza diventa una macchia senza ramificazioni.

Insomma chi dà gioia, spesso se la vede restituire. Il contagio della felicità, hanno notato i ricercatori americani, non è limitato al contatto diretto ma riesce a penetrare fino a tre gradi di separazione. L’amico dell’amico dell’amico di una persona sorridente, pur non sapendolo, è infatti più felice anche grazie a lei. (???) “Qualcuno che non conosciamo e non abbiamo nemmeno mai incontrato, conferma il dott. Fowler, può influenzare il nostro buon umore più di cento banconote nelle nostre tasche. È incredibile quanto potere abbiano le persone che ci vivono accanto“.

Tratto liberamente da Scienze e Ambiente del 5 dicembre 2008

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