lunedì 3 maggio 2010

quello che fai ti ritorna


C’era una volta un Re che viveva in un castello.
Insieme a lui, oltre alla Regina e la servitù, viveva un giullare.
Il giullare non solo faceva divertire il Re con canti, balli e racconti ma era anche il suo primo consigliere; egli era infatti un uomo talmente saggio che spesso il Re si confidava con lui su questioni importanti e complesse.
Un giorno, durante un’ udienza pubblica, il Re diede uno schiaffo al giullare; questi rimase così ferito nell’orgoglio che desiderava ricambiare il gesto del Re, ma fu tanto saggio che utilizzò la sua capacità creativa per dare al Re un importante lezione.
Il giullare si girò alla sua destra e dette uno schiaffo alla persona vicina, la quale a sua volta si girò alla sua destra e schiaffeggiò il vicino. Tutti pensavano fosse un gioco e iniziarono a schiaffeggiarsi: l’unica regola era di non ricambiare lo schiaffo con chi lo aveva dato. Alla sera il Re si ritrovò in camera con la Regina, la quale lo guardò e gli tirò un sonoro ceffone.
Il Re era sorpreso e non capiva, chiese dunque spiegazioni alla Regina.
“Ma come, caro, tutto il paese lo fa, dicono che è un bellissimo gioco che hai inventato tu!”


La Legge di attrazione asserisce che ciò su cui ci si focalizza si manifesta nella propria realtà.
La Legge del Karma dice che tutto ciò che fai ti ritorna.
quindi la legge di attrazione potrebbe essere letta come un'applicazione particolare della Legge del Karma che si applica al pensiero unito all'emozione. Ossia il Karma riguarda tutto, pensieri, parole, azioni,propositi ecc.
A ben vedere però questo tutto (che poi è il nostro vissuto) suscita in noi pensieri ed emozioni. Allora forse la Legge del Karma e la legge di Attrazione sono la stessa cosa.
Il Karma dice che se io faccio del male a qualcuno questo male mi ritornerà sotto forma di altro male. La legge di attrazione dice che se io ho in me un'emozione negativa di malessere attiro nella mia vita situazioni che mi procureranno altro malessere ...e non è la stessa cosa? Quando faccio del male a qualcuno io provo delle emozioni e queste emozioni sono quelle che mettono in moto il processo di attrazione.

9 commenti:

  1. Spesso si sente parlare di karma più o meno impropriamente e difatti l’uso di questo termine ha sostituito la sua traduzione occidentale (destino) che seppure sia differente sotto alcune sfumature concettuali vanno a definire lo stesso tipo di legge energetica, quella dell’attrazione.
    Ora, nella comprensione che l’individuo arriva su un piano dimensionale preciso affinché egli possa affrontare quel tipo di esperienza, attrarrà a lui tutta una somma di esperienze che in situazioni e persone con cui si relazionerà, gli daranno input verso quella formazione che ha desiderato nel precipitare verso la terrestrità.
    Questo a prescindere da quale sia la sua consapevolezza. Ovviamente, più sarà consapevole e maggiormente andrà a dirimersi in quell’insieme di avvenimenti che attorniano il suo vivere.
    Questi avvenimenti arriveranno a causa (e ragione) di quella forza espressa per legge di attrazione, attraverso cui l’individuo deve comprendere la realtà.
    Allora, l’esteriore, ovvero l’insieme delle relazioni e dei fatti che circondano la Vita di un individuo, sono il racconto di quella che è la sua interiorità, dei limiti che sta cercando di superare, di quel tipo di esperienza a cui ha chiesto di insegnare la lezione fondamentale che l’ha portato su questo piano dimensionale.
    Per questo, nell’analisi di un individuo secondo qualsiasi tecnica che riporta l’osservazione sulla persona, occorre fare attenzione su due punti fondamentali.
    Il primo è legato al valore dell’osservazione, ovvero il saper riconoscere quello che si osserva secondo un parametro che è per forza soggettivo, ovvero legato alla propria conoscenza. Il problema che si pone in questo valore è che espresso in condizioni di inferiorità/superiorità diventa giudizio.
    Difatti l’obiettivo del vedere non è tanto quello di essere buoni o cattivi ma dell’essere giusti. Questo consente di avere percezione reale anche della propria soggettività e quindi di essere più allineati possibili al Reale.
    Il secondo punto di osservazione è l’esigenza di comprendere il valore dell’esistenza, espressa non tanto nel rispetto e nel diritto di ogni essere ma nella sua qualità (modus).
    Spesso si tende in questo senso ad omologare secondo una propria interpretazione di normalità, quello che deve essere cambiato o manipolato degli altri seguendo quella che viene definita moralità che dovrebbe essere condizionata dal Reale nello stesso modo che si è mostrato per l’osservazione.
    In questo modo, il vivere il valore dell’esperienza attratta è fondamentale per l’individuo e questo può essere visto solo nell’osservazione Reale, nel suo valore.
    Ma questa comprensione è di un livello di ascolto distaccato che può essere condotto solo quando ci si sleghi dall’appropriazione concettuale dell’esperienza e si liberi invece il suo valore intrinseco in quella che può essere definita “conoscenza”.
    Solo in questo modo è possibile aiutare la crescita dell’individuo verso la sua piena realizzazione, nel comprendere la sua ragione di esistenza e non l’omologazione dello stesso al parametro dell’esistenza che cambia nel tempo della storia pur nella considerazione della coesistenza degli altri individui perché venga ad interagire nel processo, quella che è la più importante condizione di crescita, ovvero l’Amare.
    Per questo, se tutto quello che accade è stato attratto dall’individuo, occorre variare la forza dell’attrazione (per comprensione o movimento) affinché egli possa godere di una diversa qualità di avvenimenti, relazioni o quant’altro sarà poi il frutto della sua esperienza, perché il fine ultimo di quello che dobbiamo riflettere non è “cosa” ci capita quanto piuttosto il “perché”.

    ciao Isabella

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  2. Gasp!! grazie Isabella. A quanto capisco anche tu sei dell'idea di identificare la legge del Karma con la Legge di Attrazione.
    Per quanto riguarda invece quanto parli dell'analisi dell'individuo, non ne vedo l'utilità. Io credo che per quanto sia umano giudicare gli altri, nel momento in cui ci mettiamo ad analizzare qualcuno diverso da noi stessi, da qualunque parte lo facciamo (inferiore, superiore o anche paritario) ne scaturirà sempre un giudizio. E non potrà mai essere "giusto" (come dici tu nè buono nè cattivo, ma giusto) perchè noi non potremo mai conoscere tutte le premesse che portano un individuo altro da noi a comportarsi in un certo modo (già siamo in difficoltà a capire tutte le nostre premesse). Con questo non voglio dire che chi giudica è figli del demonio, tutt'altro, penso che sia un'operazione molto umana (semplicemte rischia di essere negativa per noi stessi e ritorcesi contro). L'importante credo sia osservare noi stessi (anche lì meno giudizi formuliamo e meglio è) nell'intento di essere consapevoli di quello che siamo, di "cosa ci capita" e soprattutto perchè. Solo così infatti potremo migliorare il nostro Karma attraverso la legge di attrazione (o è una contraddizione nei termini?).

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  3. no hablo el italiano! tengo madre y padre italianos pero no se escribirlo! ma que verguenza! a ver si aprendo! tu arte me inspiró, espero que estemos en contacto! Romina

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  4. Lasciamo stare quel retrogusto da religione cattolica.
    Io credo che le persone cattive vivano male ed abbiano appiccicata addosso un'energia tale per cui vanno incontro sempre e soltanto alle stesse cose, alle stesse situazioni. Ciò che siamo condiziona la nostra vita... non c'è un'entità che premia e punisce, solo un'energia che parte da noi e forgia la nostra esistenza

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  5. io la vedo così:
    - non è detto affatto che una persona scorretta/furba/odiosa si ritrovi sbugiardata/gabbata/ferita/sola. Insomma non è semrpe vero che "se semini vento raccogli tempesta" come mi diceva mia madre. Sarebbe bello, ma il giochino è spesso più complesso, ci sono fior di delinquenti morti centenari nel loro letto, ricchi e osannati (del resto si sa "puttane, politici e attori, se durano divengono rispettabili" e la cosa vale per tutte le categorie). Attendere di vedere lo "stronzo" di turno rovinato può essere un'attesa vana. E questo atteggiamento io (copiando e senza accezzioni cattoliche di altro tipo se non la fonte, chiara dovresti saperlo) lo chiamo da vecchio testamento
    - quanto agli effetti "interni" del comportamento penso che sia vero: ognuno sconta gli effetti di ciò che fa, tanto più a seconda se quei comportamenti sono o meno in linea con il suo essere profondo e la sua natura o no. Se faccio il "male" (ma poi cos'è? usare termini così generali mi mette in difficoltà) perchè lo voglio fare probabilmente lo saprò gestire, anche emotivamente, meglio che se qualcosa mi ha spinto ma la mia natura non era volta a fare quel "male" lì (insomma io starei malissimo se rubassi qualcosa o se truffassi qualcuno, ma non direi proprio che a molta gente la cosa faccia lo stesso effetto)

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  6. "Ma cos'è il male poi" esatto non sta a noi definirlo, anche perchè ognuno può avere mille motivi e scusanti per comportarsi in un certo modo. "Se io lo voglio fare lo saprò gestire" può darsi, ma resterai sempre una persona arida circondata da persone aride. "Io starei malissimo se rubassi qualcosa" qualcun'altro forse no, perchè magari ha un trascorso diverso e delle motivazioni diverse, ma non sarà mai una "bella " persona che attira a se altre belle persone. Non credo che chi fa il "male" (continuiamo a chiamarlo così per convenzione) venga prima o poi (magari in un altra vita) sbugiardato, ma sicuramente non vivrà situazioni di gioia o di felicità, anzi sarà circondato da persone come lui con il rischio reale di prendersi pan per focaccia, ma comunque questo non è affar nostro è affar suo, perchè se noi "pretendessimo" in qualche modo che fosse fatta giustizia (mi si passi le immagini) non faremmo altro che metterci allo stesso livello, giudicando senza averne i mezzi (che ne sappiamo noi dei perchè profondi per cui uno si comporta in un certo modo), e vivremo nell'attesa della "vendetta" atteggiamento che ci avvelenerebbe la vita. Non so se sono riuscita a spiegarmi.

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  7. Le persone "cattive" non vivono affatto male per regola. Sono i sensi di colpa che fanno stare male, e molte persone fanno del male agli altri volontariamente senza alcun senso di colpa che li tormenti.
    Non esiste qualcuno o qualcosa che punisca i cattivi e premi i buoni, facendo "giustizia". La giustizia non è di questo mondo, ma nemmeno dell'altro. Alla lunga il comportamento positivo paga quasi sempre, ma non è affatto una regola.

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  8. sì forse non hanno sensi di colpa e forse non stanno nemmeno male ,ma resteranno sempre circondati dagli "affetti" che sono capaci di provare, avranno accanto a loro persone come loro, non sapranno godere e amare. chssenefrega se verranno puniti oppure no, non mi riguarda, ma tu faresti cambio con loro?
    senza dubbio capire non può essere giustificare, ma il punto è che anche l'essere più abbietto ha le sue giustificazioni, che non lo giustificano ma l'hanno portato ad essere quello che è! per quanto riguarda i "cattivi" circondati da "cattivi" o "buoni" è un discorso un po' complesso. Quello che volevo dire io è che i "cattivi" non riusciranno mai a costruire rapporti veri genuini buoni, tanto più se non hanno sensi di colpa perchè sono aridi! anche con certi "buoni deboli" (definizioni sempre molto semplicistiche) che li circondano (e che ci stanno assieme per vari motivi più o meno patologici, tipo manie di vittimismo, sensi di colpa a loro volta ecc..) costruiscono dei rapporti appunto di sottomissione e come può arricchire il tuo cuore uno che ti sta sottomesso e tu consideri inferiore?

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  9. .... qualsiasi cosa noi facciamo c'è una sola cosa importante e fondamentale....esserne pienamente convinti , perfettamente centrati e senza mai ripensamenti o sensi di colpa.....

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