mercoledì 17 giugno 2009

Casualità e karma


Al giorno d’oggi il termine “casualità” e il termine “Karma” e i concetti ai quali si riferiscono sono non solo abusati, ma spesso vengono utilizzati a sproposito senza conoscerne l’esatto significato. Vengono applicati alla vita quotidiana semplificandone e sminuendone i concetti profondi a cui fanno riferimento.

Per “casualità” s’intende il verificarsi di eventi indipendentemente da una volontà intelligente e da una motivazione comprensibile. L’utilizzo di questo concetto aiuta moltissimo a rifuggire dalle responsabilità di ogni tipo perché “è così che dovevano andare le cose”. Non perché io ho fatto delle scelte che mi hanno portato ad ottenere questo risultato. E' molto più facile dire: ”Il caso ha voluto così”.
E’ chiaro l'atto di volontà non può essere separato completamente dalle circostanze che implicano a volte delle modificazioni di percorsi già segnati in vista del raggiungimento di un obiettivo. Ma giustificare il non utilizzo della forza di volontà con l’intervento dei "casi della Vita" mi sembra quanto meno poco rispettoso nei confronti dell’intelligenza umana.

IL “Karma” invece è un termine molto di moda e viene spessissimo interpretato con l’occidentale concetto di destino, quando con il destino direi che non ha proprio nulla a che fare (il destino eventualmente lo vedo più affine alla casualità). Il “karma” in realtà è un concetto legato alla dottrina della reincarnazione. Sant'Agostino diceva nelle “Confessioni”: "Dimmi, o Signore (…) la mia infanzia ha seguito un'altra mia età che morì prima di essa? Era quello che passai nel grembo di mia madre? Perché è ciò che ho sentito dire e visto io stesso nella donna in attesa di un figlio. E come, prima di quella vita di nuovo, o Dio, mia gioia, mi trovavo in qualche luogo o in qualche corpo? Perché non ho nessuno che me lo dica, né padre né madre, né esperienza d'altri, né mia memoria personale"
Nel 325 d.c. il Concilio di Nicea, con il beneplacito del "buon" imperatore Costantino, cambiò decisamente le carte in tavola oscurando all’uomo occidentale gran parte delle antiche conoscenze per tutto ciò che riguarda i rapporti del divino con il terreno. Investendo definitivamente la Chiesa cristiana di un sempre crescente potere temporale sulle cose di questo mondo.
I limiti della memoria umana aiutavano la convinzione che non fosse possibile ripetere più volte l’esperienza terrena. Che fosse al di là delle potenzialità umane diventare “Santi nel senso di Uomini Totali.
Abbiamo giustificato la presenza del male responsabilizzandone il “destino” che abbiamo identificato al concetto di “Karma”. Un bel minestrone dovuto alla perdita delle premesse, o forse ad una nebulosa reminescenza delle premesse.

Il karma e la casualità sono diventati due concetti che giustificano l’esistenza di un non meglio definito “Caos” da cui ogni individuo necessariamente dipende

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