venerdì 16 ottobre 2009

I gradini della sofferenza e la via dell'Amore

Molti esseri fra voi hanno avuto un cammino arduo e difficoltoso, molti sono stati oppressi da sofferenze grandi in questa vita, e molti stanno cercando ancora adesso di uscirne. Sono tutti volti dell’Uno che risplende in ciascuno di voi, sono espressioni uniche ed al tempo stesso universali. Così, fratelli cari, se il vostro è un cammino di dolore, se sono molte le prove che avete affrontato ed affrontate tutt’ora, fate in modo che diventino il vostro trampolino. Ciascuno di voi può trasformare la propria sofferenza in Verità e Amore, in Libertà.

Se saprete andare oltre il vostro particolare dolore, e vedere l’umanità sofferente in voi, quel che vi accadrà sarà incominciare a concepire l’Unità, l’apertura dell’ego al Sé, così come del Sé all’Infinito.

Ciò che ora vi invitiamo a fare, non è l’enfatizzazione del dolore, ma la possibilità di usarlo come scala, cioè di dare al dolore la parte umana che gli compete, facendolo diventare la soglia per l’infinito in voi.

Amati, l’aspetto egoico deve morire prima che possiate rinascere a voi stessi. Il dolore che sentite fa parte di questo processo. L’ego liberato dalle sue rigidità, dal suo orgoglio, da quella paura atavica che lo contraddistingue, vi porterà ad allinearvi al Sé, così da strutturare una Casa Divina in terra.

L’Amore è la Via, non il dolore. Ma talvolta voi riconoscete cosa vi serve proprio sperimentandone la mancanza. Così usate il dolore, la sofferenza, la negazione di voi stessi, come strumenti per ritrovare la Via.

La questione non è quanto soffrite, ma cosa fate della vostra sofferenza. Se vi chiudete nel dolore per il dolore stesso, soffrirete all’infinito senza trovare una soluzione. Se invece usate il dolore come spia che vi segnala l’Amore che avete negato, come ciò che vi guida verso quel che più vi manca, allora il dolore sarà al servizio della Vita e non la offenderà soltanto. Se state cercando di riconoscervi usate pure le vostre sofferenze per permettere al Sé di chiamarvi. Quando soffrite siete più sensibili, più ricettivi e più aperti al cambiamento. Quando soffrite state davvero cercando una soluzione, anche se spesso vi limitate a cercare la fine della sofferenza. Il dolore è un richiamo a trovare la Porta Sacra, è una spinta ad uscire dal torpore della sopravvivenza.

Ecco come troverete l’uscita: guardando a quello che ancora non siete o non avete, e volendo raggiungerlo. Uscire dal dolore significa spostarsi oltre la soglia della sofferenza per entrare nell’Accettazione, e poi farvi veicolare dal Desiderio verso ciò che avete rinnegato di voi, verso quel traguardo di amore e felicità che avete dimenticato.

Se state nel dolore con sofferenza non troverete alcuna soluzione. La soluzione è lì per voi, ma non la vedete. Ciò che vi occorre è entrare nella fiducia, per aprirvi e cogliere la nuova possibilità che sta nascendo dal limite.

Se sapete offrire a voi stessi l’amore che occorre per accogliere quel dolore, per amarlo e rispettarlo, per riconoscerlo e sentirlo vostro – con fiducia in voi stessi e nella vita - allora, e solo allora, avrete anche la forza per lasciarlo. Non si può lasciare qualcosa che non si è posseduto, qualcosa che è lì, fuori di voi. Lo scoglio duro, la sofferenza più grande, è questa resistenza ad amare il dolore dandogli senso e rispettabilità, riconoscendolo parte di voi.

Il vostro NO al dolore vi offende continuamente e vi perseguita. L’Amore che date a voi stessi dipende dalla capacità che avete sviluppato di prendere con voi il dolore e la sofferenza dell’umanità, non per sentirvi virtuosi e caritatevoli, ma proprio per andare oltre, per essere liberi di non portarlo più con voi. Vi è chiaro?

Occorre sentirlo senza tuttavia lasciare che diventi ciò che vi definisce. Bisogna riuscire ad accogliere la sofferenza senza sentirvene più prigionieri. Così amatela, riconoscetela, accettatela, ma non datele potere su di voi, perché voi siete la Potenza Infinita che lo contiene.


L’uso cosciente del pensiero, la preghiera, la parola amorevole, ogni strumento che avete può dischiudervi la pace, ma anche l’uso costante del perdono. Tutti voi dovete perdonare voi stessi per quello che avete vissuto, e per ciò che altri vi hanno fatto. Usate l’amore per comprendere quel rifiuto che avete vissuto, quel rifiuto di voi stessi, della vostra dignità, del vostro potere. Perdonate per aver così poco amato voi stessi da non comprendere come l’altro vi offendeva, o vi agganciava nelle sue dinamiche di poco amore.


Senza Amore per voi stessi non troverete nulla di nuovo, sarete in mezzo alla Vita ma la sentirete distante, in mezzo alla Gioia ma non la proverete. Così spogliatevi di quel mantello di dolore di vecchia data, e vivete! Invece di giudicarvi, apritevi! Apritevi all’Amore.


Scegliete di amarvi e troverete tutto.



Tratto da "Dialoghi con le dimensioni superiori" messaggio da Sirio, Pleiadi ed Antares tramite Silvia Galimberti

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2 commenti:

  1. Mi sembra che nel mio caso,sofferente per natura, e poi provato duramente dalla vita. oggi che ho una maturità, e intendo un consapevolezza del valore degli accidenti rivolti all'universalità, Bè! oggi devo accettare questo dolore, come qualcosa di creativo per il mio spirito, da poterlo congiungere con l'universo spazio-temporale.E' la direzione che deve essere giusta, per costruire, per amare, per il bene e il positivo. Camminnando come un funambulo, in equilibrio sulla corda della vita.

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  2. scusa ombresenzalucesenzaombre ma non riesco a capire cosa vuoi dire quindi non so cosa risponderti! se vuoi provare a spiegarmi? grazie per continuare a seguirmi! giò

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