giovedì 5 novembre 2009

Buoni genitori



Chiara Lalli

"I figli devono avere una madre e un padre." "È contro natura." "Una lesbica non ha istinto materno." "I figli degli omosessuali diventano omosessuali." Tante le obiezioni all'omogenitorialità. Tanti i pregiudizi e le paure che scivolano sulla bocca della gente. Ma i gemelli Silvia e Andrea hanno due mamme e due papa. Violetta e Arthur tre genitori. Sono figli di una sola metà del cielo, crescono nell'ultima frontiera della famiglia, la più controversa. Nella società che cambia, qual è la condizione necessaria per l'esistenza di una famiglia? Rispetto e responsabilità, attenzione e amore non sono sufficienti? Il riconoscimento delle famiglie omosessuali non toglie valori alla società, semmai ne aggiunge. È un allargamento di diritti per alcuni cittadini, non una riduzione per la collettività. Obiezioni e resistenze si sgretolano sotto la mole di ricerche scientifiche che dimostrano come i bambini cresciuti in famiglie omosessuali siano mentalmente sani e socialmente integrati quanto quelli cresciuti in famiglie eterosessuali. Questa è la realtà che emerge dalle pagine di "Buoni genitori". Chiara Lalli disinnesca automatismi e generalizzazioni scontate lasciando la parola ai protagonisti. Gioie, problemi, difficoltà nell'immaginare un futuro: come in tutte le famiglie, ma con la frustrazione per i diritti negati.



Essere “Buoni genitori” è una questione di genere o di orientamento sessuale?
La genitorialità responsabile presuppone necessariamente un legame di sangue, genetico?
Il diritto all’adozione o alla maternità surrogata negato alle persone omosessuali corrisponde ad una effettiva tutela del bambino?
Il libro di Chiara Lalli, caratterizzato da una logica stringente e lucida chiarezza, analizza le obiezioni ideologiche e morali concernenti il diritto ad avere una famiglia a favore delle persone omosessuali. A questo scopo, il libro si snoda attraverso racconti personali, aneddoti ed esperienze differenti, alternati a paragrafi di carattere teorico sulla natura e l’evoluzione storica dei concetti esaminati.
La necessità di approfondire tale tematica è quanto mai urgente. Attualmente, infatti, l’impasse della legislazione italiana nel risolvere le problematiche giuridiche e sociali degli omosessuali che costituiscono una famiglia, di fatto, contribuisce a mantenere ed aggravarela diffusa omofobia manifestata nella nostra società. In questo contesto, le persone omosessuali non solo sono tutt’ora stigmatizzate ma, anche, ostacolate nell’esercitare il loro diritto a realizzare la propria vita affettiva. Tale situazione, inoltre, non riguarda da vicino solo una parte della popolazione, ma interpella ogni persona sul valore della laicità e della liberalità dello Stato, quando non è capace di tutelare la dignità dei suoi cittadini.
In Italia, nonostante le varie Risoluzioni Europee a favore delle coppie omosessuali e la depatologizzazione dell’0mosessualità, la condanna dell’omosessualità è tutt’ora latente ed alla radice della condanna dell’omogenitorialità. La presunta protezione del bambino, ispirata a criteri di precauzione, si traduce in assenza di tutela giuridica nei confronti proprio del bambino, ad esempio, in caso di separazione della coppia omosessuale o di morte del genitore biologico. L’Italia vieta l’adozione agli omosessuali, li esclude dalle tecniche di procreazione medicalmente assistita, riconosce come illegale la fecondazione eterologa e contribuisce al “turismo procreativo”, costringendo gli omosessuali intenzionalmente motivati a diventare genitori a rendersi esuli, a fronte di difficoltà emotive, economiche e lavorative.
La realtà sociale in cui viviamo comprende in maniera sempre più consistente – oltre ai genitori omosessuali biologici e legali – omosessuali che di fatto sono genitori a tutti gli effetti, pur non vincolati da un legame di sangue: di fatto, si prendono cura dei bambini, crescendoli e accudendoli come propri, intessendo con loro un legame affettivo sostanziale. Tale cambiamento sociale non corrisponde ad un cambiamento legislativo, ma impone una presa di coscienza personale al fine di giungere ad una posizione autonoma rispetto a pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni avvalorati dall’ignoranza. Lungo il libro, l’autrice riporta alcune affermazioni offensive dichiarate nei confronti degli omosessuali, addirittura da parte di alte cariche dello Stato Italiano o del Vaticano. Tra queste, appare agghiacciante e vergognosa l’insinuazione della Chiesta Cattolica dell’esistenza di un legame tra omosessualità e pedofilia.
I dati provenienti dall’osservazione scientifica esaminati nel libro non dimostrano alcuna evidenza di danni causati dal crescere in famiglie omosessuali. Non ci sono differenze significative tra bambini cresciuti in famiglie omosessuali e in famiglie eterosessuali. Ciò che incide è il modo in cui la coppia affronta e gestice la genitorialità: un compito spesso difficile, indipendentemente dall’orientamento sessuale.
E’ interessante come la Lalli riprenda le nozioni abituali per le quali è dato per scontato un certo ragionamento,pur senza fondamento o sensatezza: tra questi, ad esempio, la “trappola del naturale“, ovvero, la connessione tra “natura” e “moralmente ineccepibile” o “buono” che aggira l’omosessualità (per alcuni “contro natura”) o le pratiche di fecondazione.
Che cos’è naturale? Sono naturali il cianuro e i funghi velenosi, eppure letali.
Riporta l’autrice che oltre 1500 specie di animali hanno comportamenti “contro natura”. A questo proposito, scrive Lalli: “L’innaturalità non è di per sè sbagliata o deplorevole: la medicina è innaturale di contro alla malattia che è naturale; la luce elettrice è innaturale; le incubatrici sono innaturali e così via. Se anche un’azione, o un comportamento, fosse innaturale non basterebbe a condannarla come comportamento riprovevole” (p.131).
E’ naturale la rabbia e, dunque, esprimerla con un ceffone, così come verrebbe naturale? Fortunatamente l’uomo ha la capacità di evolvere attraverso l’esperienza personale correttiva, un apprendimento emotivo oltre che cognitivo che, all’inizio, può risultare artificioso.
Un altro interessante interrogativo riguarda la concezione di normalità, ben esplorata dall’autrice. Con acuta osservazione, Lalli mette in luce nel libro le contraddizioni inerenti al lessico comune, a difesa di pregiudizi infondati. Quando la persona omosessuale desidera un figlio “a tutti i costi”, manifesta un comportamento di ostinazione deplorevole? In realtà, l’espressione “a tutti i costi” è neutrale e nemmeno volere un figlio sembra essere deplorevole.
L’eticità dell’uomo risiede nella capacità di elaborare i criteri per gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Ci si augura, quindi, anche grazie a questo interessantissimo libro, che ogni cittadino possa sviluppare il proprio senso etico per contribuire a modificare il clima di diffidenza e discriminazione nei confronti degli omosessuali che vogliono diventare o già sono genitori. Le leggi razziali non sarebbero state abrogate se non se ne fosse denunciata l’illegittimità e la crudeltà.
In questo modo, i “buoni genitori” omosessuali potranno essere de-stigmatizzati e tutelati negli interessi del bambino. Inoltre, potremo effettivamente sostenere il comportamento di genitori competente, amorevoli e presenti – siano essi omosessuali o eterosessuali.

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