martedì 12 gennaio 2010

L'altro siamo noi. E quello che l'altro è è frutto di Cause e Condizioni


risposta di Sergio Ragaini alle "relazioni vincenti"


Carissimi.
Ho letto con grande piacere l'ultimo messaggio (8 Gennaio 2010) al Gruppo, che riguardava le relazioni Vincenti.
Mi è molto piaciuto il discorso relativo a considerare l'altro come parte di noi stessi, e non come altro da noi.
In effetti, tutto il Buddhismo si basa su una cosa molto importante, l'Interdipendenza. Una delle percezioni erronee che nel Buddhismo viene evidenziata è proprio il considerare il cosiddetto "Sé separato", quindi l'esistenza di un sé che è separato da tutto il resto.
Ricordo che, nella Tradizione Zen Vietnamita di Thich Nhat Hanh, alla fine dei ritiri si cantava spesso una canzone, il cui testo era: "Non vieni, non vai, né prima né poi. Ti stringo forte a me, e poi ti lascio andare, perché tu sei me, ed io sono in te".
Credo che questo sia molto importante: non vi è separazione, l'altro è me, ed io sono l'altro.
Questo non vuol dire appiattimento, mancanza di un'identità, massificazione, eliminazione di quella che è la nostra essenza.
Vuole semplicemente dire, per dirla sempre con le parole di Thich Nhat Hanh, che "Questo è perché quello è". Quindi, che tutto è collegato, tutto è interdipendente, che il nostro essere qui in questo momento, in un certo modo, determina l'essere di un'altra persona in un altro modo, in un altro atteggiamento.

Credo che questo sia il modo corretto di guardare le cose. Nel mondo Buddhista viene detto che, se osserviamo attentamente, in profondità, un albero, percepiamo che questo è parte di noi, è in noi. Noi siamo nell'albero, e l'albero è in noi.
Si dice anche che dentro un oggetto ci sono elementi di "Non oggetto". Lo stesso Thich Nhat Hanh diceva che, se osserviamo un fiore, al suo interno possiamo vedere il vento, la pioggia, il sole, il giardiniere e così via. Tutto ciò che ha permesso al fiore di essere quello che è può essere trovato nel fiore stesso.
E' il concetto di "Vacuità", vale a dire essenza di un Sé Separato.
Ogni cosa, quindi, non ha un'essenza intrinseca separata da tutto il resto, ma è fatta di parti e di cause e condizioni.
Osservando in profondità queste cause e condizioni, possiamo anche vedere che una persona è in un certo modo perché ha avuto un percorso, che è iniziato da un tempo infinito.
Non è in un certo modo perché è nato già così, ma perché un percorso umano ed esistenziale l'ha portato ad essere come ora è, come è in quel momento.
Credo che questa sia un'altra chiave importante per guardare l'altro: come frutto di cause e condizioni,qualsiasi cosa abbia fatto.
Se, per esempio, ci troviamo davanti una persona che ha fatto le cose più terribili, occorre pensare che quello che ha fatto non è venuto dal nulla, e che è frutto di percezioni errate maturate nel tempo, è frutto di qualcosa che la persona ha dentro di lui, e che lo rende quello che è.
Credo che anche questo modo di vedere le cose sia importante. la persona violenta, aggressiva, deve essere vista come vittima, non come carnefice. Come persona che soffre, e che è vittima di percezioni errate, di difetti mentali.
E' credo importante guardare chiunque con gli occhi della compassione.
E vedere il modo in cui una persona è in un certo momento come frutto di condizioni e cause, che l'hanno portata ad essere in quel modo.
Magari, si può visualizzarlo nel suo percorso umano. Per capire che, forse, se avessimo avuto le stesse cause e condizioni, anche noi saremmo come lui.
Credo che questo passaggio possa farci capire molto sulle persone e sulle situazioni. Comprendendo che ogni cosa non nasce già definita, ma è frutto di un'evoluzione, la quale nasce da situazioni ben determinate.
Noi pensiamo una persona come se questa sia da sempre stata in un certo modo. Ma credo sia importante vederla in uno sviluppo che l'ha portata ad essere come ora la vediamo.
Una visione così allargata cambia le nostre prospettive, e ci rende in grado di vedere le cose con maggior chiarezza, e con occhi e prospettive sicuramente più aperti.

Infine, riprendendo ancora il Buddha, è importante riconoscere che in ognuno c'è il Seme della Buddhità.
L'essenza della persona, quindi, è luminosa. Soltanto, la polvere che si è accumulata in vite e vite ha reso questo brillante interiore più opaco, nascondendolo alla vista.
Basta però togliere la polvere per riscoprire il seme della Buddhità, che risplende luminoso.
E che appartiene a tutti, anche alle persone che hanno fatto le cose peggiori.
Sono solo i difetti mentali che le hanno permesse. Ma, al di là di questi, il seme più bello e splendente giace nei loro cuori. Ed è pronto a risplendere ancora.

Vedere tutte le persone con questi occhi permette una visione completamente rinnovata. Una visione in cui l'Uomo è essenzialmente un Essere luminoso, e che qualsiasi azione non in linea con questa luminosità dipende dalla polvere che si è accumulata.

Ma il destino finale è in ogni caso la luminosità che torna a risplendere. E' la natura di Buddha che si risveglia.
Tutti l'abbiamo in noi, e basta solo scoprirla.

Con questo sguardo sulle cose, tutto diventa nuovo, e gli altri vicino a noi sono comunque sempre meraviglia e bellezza.
Sono Esseri la cui essenza è quel seme che risplende, che è lì. E che attende soltanto di essere riscoperto.

Un saluto a tutti voi con l'augurio che questa consapevolezza possa sempre più radicarsi in tutti voi, e che in ogni istante, in ogni volto che troverete sul vostro cammino, possiate percepirla sempre più rafforzata.

Sergio.

4 commenti:

  1. Per me è stata un'atalena tra il rinnegare se stessi, secondo il vangelo, e l'affermazione del proprio io, come insistono i terapeutici. Forse le due cose vanno insieme,
    cioè dobbiamo credere in noi , nella nostra luce, verità di dare agli altri, e considerare l'altro come anch'esso luce da cui possiamo attingere, ed entrambi prti di una luce immensa e infinita, che è Dio.

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  2. ....scusami dov'è che il vangelo dice che dobbiamo rinnegare noi stessi?

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  3. Buon Giorno Cara Giò,
    anche se incapibile nella forma, dico la mia.
    Siamo quell’indefinibile immenso mare cosmico che si deframmentato in tante assai diversificate bottiglie, ma con la stessa divina sostanza. A livello biologico/materiale siamo entità separate, aggregazioni di atomi semicoscienti/senzienti/razionali e assai inconsapevoli di quella connessione non locale (animico/spirituale) che tutti ci unisce come tanti terminali di quell'unica unità centra che da qui con frammento di saggezza antica chiamiamo DIO. Rinnegare sé stessi non vuol dire rifiutare l’individualità ed il libero arbitrio, (che non progettato nel sentiero sul piano del confronto, ma nei piani superiori, quando l’essere finisce il suo viaggio e rivede tutto della sua vita, con tutte le implicanze che ha prodotto consapevolmente o inconsapevolmente e pianifica la sua ridiscesa per elevarsi su gli errori commessi o per aiutare altri fratelli rimasti indietro nel sentiero evolutivo), ma riscoprire l’essere superiore che albera dentro ogni cuore. La riscoperta deve per forza passare per la conoscenza dell’essere per OSSERVARE tutte quelle induttanze esterne ed soprattutto interne che sono parte del microcosmo che vive nell’essere umano.
    Solo conoscendo le cause prime si può capire i nessi che si manifestano nell’esteriore sotto forma di effetti. La tecnica è quella dell’ATTENZIONE. Stranamente ci si scorda che un terzo della nostra esistenza viene condotta nel sonno, ci si scorda che abbiamo anche un anima, e spesso questo sonno continua anche negli stati di veglia, perché siamo immersi in questa realtà delle illusioni. Un gioco virtuale di una realtà più grande. Quindi tutto si basa su quell'aspetto interiore che riusciamo a manifestare fuori CONSAPEVOLMENTE attraverso l' ATTENZIONE che spesso è assai poca per SVEGLIARE LA PROPRIA CELATA COSCIENZA INTERIORE.

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  4. SIATE AMOREVOLI COME LE PECORE E ATTENTI COME I SERPENTI

    Questa Attenzione è anche necessaria rivolgerla anche e soprattutto DENTRO DI NOI. È la tecnica dell'agguato del Negual Don Juan riportata da Costaneda, Prendere consapevolezza dei meccanismi ripetitivi del corpo e dell'ego, per ri-svegliare la propria COSCIENZA INTERIORE. Gli stessi insegnamenti di Gudjieff e di Tanti Saggi Attenti Osservatori e Maestri di Saggezza di ogni tempo. Così come anche e soprattutto il Maestro Gesù ci diceva e ci dice ancora.

    Non c'è niente di diabolico che non sia generato dallo stesso sentiero di crescita degli uomini di questo o di altri mondi visibili o invisibili. Tutto è già presente nella natura animica/spirituale dell'essere umano, basta accostarsi all'amorevole cuore, con il divino intelletto osservare quelle forze egoiche che agiscono nell'interiore, che se capite e trascese possono essere trasformate in forze armoniose del creato.


    Solo conoscendo se stessi l’essere umano potrà amare il Prossimo e i suoi Fratelli. che è la stessa cosa perché esiste una connessione non locale che tutti ci accomunai.

    E’ per questo che l’essere umano deve pervenire prima o poi a quella conoscenza intuitiva animico/spirituale che lo pone nello stato dell’essere, per vincere le induttanze che agiscono sui guna inferiori, per dominare il suo DEMONE INTERIORE (Arimanne, la materia l’aspetto maschile) e predisporsi per accogliere sempre di più quella luce spirituale dell’ANGELO DELLA PRESENZA (Lucifero, il portatore di luce, l’aspetto femminile) affinché quel raggiunto equilibrio, quella coincidenza degli opposti; possa trasmutare ogni cosa in benefiche forze creatrici che furono donate / impiantate geneticamente (in un antichissimo passato) con L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE. Solo in questa fusione ri-nasce l’IO Superiore, la celata paterna/materna figliolanza, la divina DEITA’. Come disse GESU’ “Solo quando due sarete uno le porte del padre celeste vi saranno riaperte” solo quando metteremo in atto con tanto amore questa verità si potrà tornare come un figliol prodigo alla casa del PADRE CELESTE.

    Certo chi non crede nella realtà spirituale, (che di sicuro non è solo quella che ci hanno condizionato erroneamente a credere) non potrà mai capire che esistono altri infiniti mondi inferiori e superiori in cui la vita si manifesta in tantissime aggregazioni energetiche dalle più dense e grossolane alle più eteriche fino a quelle spirituali e anche oltre. Come nell’insiemistica, ogni piano di coscienza superiore ingloba quelle inferiori, ma non al contrario, perché esistono degli infiniti gradini evolutivi che permettono il salto quantico su un altro più elevato piano esistenziale. L’analogia ci parla per similitudine dei rapporti che esistono fra una cellula ed una nebulosa/una galassia, un universo e questo da solo dovrebbe far capire quando sia grande quella congettura errata che abbiamo di DIO rapportandola e rimpicciolendola a questa nostra natura umana.

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