martedì 23 febbraio 2010

Chi è strano?


Quando usiamo l'appellativo "Dio" per indicare il nostro Io superiore intimamente collegato all'Uno quale parte olografica di esso, utilizziamo un termine limitante, non tanto per il sostantivo in sè, ma per tutti gli attributi che gli sono stati appiccicati in migliaia di anni di dottrine religiose.
Innanzi tutto dobbiamo somatizzare il concetto che "Dio" non è qualcosa di diverso da noi stessi e noi non siamo qualcosa di separato, dualmente staccato da "Dio".
Dio è l'essenza assoluta. per cui non può esserci un rapporto duale tra me e dio perchè io sono parte olografica di questo "Dio" e quindi sono "Dio" non separato dall'Essere. Io Sono (Vi ricorda nulla?)
Perciò la consapevolezza di "Dio" è la cosa più ovvia e automatica che ci possa capitare. Quello che è sorprendente è che così tanti uomini non siano consapevoli di "Dio". Non sono strani i pochi illuminati che hanno raggiunto la naturale consapevolezza del divino. Quelli strani sono (siamo) la maggior parte degli uomini che si dicono invece inconsapevoli del divino.

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