mercoledì 24 febbraio 2010

TRASFORMARE LA MENTE E LA QUOTIDIANITA'


Alcuni sono convinti di non poter divenire con qualità, perché immaginano di esistere in condizioni non abbastanza idonee. Tra le ragioni principali di questa convinzione c’è l’idea di non avere tempo da dedicare alla consapevolizzazione, perché si immagina che la vita spirituale sia incompatibile con la quotidianità, poiché non si sa come utilizzarla per maturare la consapevolezza, come trasformarla in ambito consapevolizzante.

La convinzione di non poter consapevolizzarsi a causa delle circostanze fa comodo ai segmenti di mente ostili al divenire veritiero, che la utilizzano per far cercare e trovare ad altri segmenti mentali giustificazioni per non consapevolizzarsi.

Ci sono condizioni di vita più benefiche di altre per la crescita della consapevolezza, ma è bene che la mente consideri che:

- gli avvenimenti, i luoghi, gli incontri, i problemi, le emozioni, i pensieri…, avvengono nella mente (che li percepisce e interpreta);

- consapevolizzandosi, migliora la qualità dei propri processi che lei stessa definisce vita quotidiana, perché aumenta la capacità di rendere le condizioni di vita opportunità consapevolizzanti, di trasformare i processi nocivi in benefici.

[Sarà] come un uomo, il quale, dovendo partire, chiamò i suoi servi e affidò loro le sue ricchezze. Ad uno diede cinque talenti, ad un secondo due, ad un terzo uno, a ciascuno secondo la propria capacità, e partì. Subito colui, che aveva ricevuto cinque talenti, se ne andò, lavorò con essi e ne guadagnò altri cinque. Similmente chi ne aveva avuti due né guadagno altri due. Quello che invece ne aveva ricevuto uno solo, andò a scavare una fossa in terra e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo ritornò il padrone di quei servi e fece i conti con loro. Venuto quello che aveva ricevuto i cinque talenti, presentò altri cinque talenti, dicendo: Signore, cinque talenti mi avevi dato; ecco, ne ho guadagnato altri cinque. Gli disse il suo padrone: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti stabilirò sopra molte cose: entra a godere [le cose] del tuo padrone. Venuto anche quello dei due talenti, disse: Signore, due talenti mi avevi dato; ecco, ne ho guadagnati altri due. Gli disse il suo padrone: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti stabilirò sopra molte cose: entra a godere [le cose] del tuo padrone. Venuto infine quello che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, poiché conoscevo che tu sei un uomo esoso e mieti dove non hai seminato, raccogli dove non hai sparso, io, pieno di timore, sono andato a nascondere il tuo talento in terra; ora, eccoti il tuo. Ma il suo padrone gli rispose: Servo malvagio ed infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso! Allora dovevi portare il mio denaro ai banchieri ed io, al mio ritorno, avrei ritirato il mio [denaro] con il frutto. Toglieteli dunque il talento e datelo a colui che ha dieci talenti; poiché a chiunque ha, sarà dato e quindi avrà con sovrabbondanza; a chi invece non ha, sarà tolto anche ciò che ha. Questo servo inutile sia gettato fuori, nelle tenebre. Ivi saranno il pianto ed il fremito dei denti. - Mt. 25, 14-30[6]

La mente pienamente consacrata alla (Ricerca della) Reale Identità può trascendere ogni ostacolo per Divenire del tutto. Quella non abbastanza consapevole è invece creatrice del destino avverso e lo è lei stessa. Per la mente poco consapevole “tutto” è predestinato, quella in via di consapevolizzazione trascende il destino, mentre la mente Divenuta del tutto ha trasceso ogni destino.

Per beneficiare integralmente di se stessi individuo, si dovrebbe utilizzare ogni circostanza per consapevolizzarsi[7]. Le condizioni più difficili sono anche occasioni (potenzialmente) molto illuminanti. Vincendo le sfide consapevolizzanti più difficili si progredisce chiaramente nel divenire. Per esempio, si può fruire degli eventi che fanno emergere le paure “più” forti e profonde, per neutralizzarle: pregando per eliminarne le ragioni, testimoniandole cercando di non identificarsi, affrontandole con coraggio…

OCCUPARSI DI CONOSCERE L’UNITÀ, NON PREOCCUPARSI DELLA MOLTEPLICITÀ

Chi vuole risolvere i problemi sostanziali e migliorare la qualità della vita (maturare la consapevolezza), non deve preoccuparsi della (apparente) molteplicità, ma occuparsi di scoprire l’Unità[8].

Occuparsi di consapevolizzare l’Unità non significa “fuggire dalla vita pratica”, non affrontando le concrete questioni quotidiane. Vuole dire rendersi sempre meno ebbri di emozioni nocive e di pensieri superflui. La mente sobria può certamente creare un percorso vitale più qualitativo di quella alterata da processi poco illuminati. Più è consapevole dell’Unità, maggiore è la qualità delle sue emozioni e dei suoi pensieri, migliori sono le sue soluzioni. La vita che conosce la propria Origine è un’ottima medicina per se stessa. La vita inconsapevole dell’Unità si sperimenta in modo falsato, anche perché immagina la (presunta) separazione e così crea confusione, conflitti e malessere. Tra l’altro, spesso è tanto assuefatta a questi processi nocivi da notarli soltanto in minima parte.


Andrea Pangos http://www.andreapangos.it/origine_vita.html

2 commenti:

  1. che processo mentale complicato! ma indispensabile!Patrizia vitobello

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  2. in realtà è detto in maniera un po' complicata, ma è molto più semplice di quello che sembra!
    tutto sta a farlo... un po' alla volta diventerà quasi automatico...

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