lunedì 21 giugno 2010

La strategia della Massa Critica di Paolo Radivo


Recentemente il dottor Angelo Bona ha enucleato quattro «punti fondamentali» che potrebbero consentire alla massa critica di generare una «reazione a catena d’Amore» e «di solidarietà» volta al raggiungimento di risultati tangibili su casi specifici.

Il primo punto («mancanza di opportunismo») prevede che «poche persone motivate e coerenti si concentrino su un unico obiettivo senza alcun interesse materiale personale». Non si dovrebbero «disperdere per mille rivoli», ma focalizzarsi su «un unico fatto, un solo dato di realtà».

Questo principio mi sembra riecheggiare la nonviolenza gandhiana. Gandhi affermava infatti che l’azione nonviolenta deve individuare di volta in volta un fine unico, chiaro e preciso da cui non ci si deve discostare fino a che non lo si sia raggiunto. Il compattamento prolungato delle energie individuali e collettive su quell’obiettivo rende l’azione di gruppo più potente ed efficace.

Ma tutto questo non basta se l’iniziativa non ha anche un alto contenuto morale e ideale. Ciò significa che agiamo non per soddisfare un nostro bisogno particolare, esclusivo, egoico, magari in contrapposizione a quello altrui, ma per creare qualcosa di benefico per molti (noi compresi) o per venire incontro a qualcuno con cui ci identifichiamo, con il quale ci sentiamo Uno. Generosità, altruismo, amore sono i carburanti ecologici che alimentano e purificano l’azione nonviolenta. Il successo dipende dal raggiungimento della massa critica, della vibrazione spirituale necessaria allo scopo.

Secondo il dottor Bona, il secondo punto fondamentale consiste nel «ricercare insieme le vie di risoluzione del nucleo conflittuale, cioè valutare come si può trasformare un evento, una realtà di sofferenza». Per questo occorrerebbe «definire quali sono i responsabili, le autorità preposte, le condizioni, le necessità per sboccare la situazione».

La chiarezza dell’obiettivo deve quindi abbinarsi alla chiarezza di analisi e alla chiarezza degli interlocutori. La lucidità mentale e la piena comprensione del problema non sono sufficienti se non si individua anche chi può risolverlo, come e quando. La nostra azione collettiva dovrebbe sollecitare i responsabili a fare ciò che è in loro potere per alleviare una situazione di sofferenza evitabile.

Dobbiamo attenerci scrupolosamente ai fatti, essere precisi, proporci solo fini possibili da raggiungere, comunicarli correttamente e trovare interlocutori competenti. Così la nostra iniziativa concertata diverrà inattaccabile sul piano sia del contenuto che della forma. La forza morale derivante dalla giustezza della nostra causa si unirà in modo portentoso all’autorevolezza derivante dalla nostra lucidità, favorendo l’avverarsi delle nostre speranze.

Con l’azione nonviolenta non potremo invece mai raggiungere quanto auspicato se ci basiamo su informazioni imprecise o false, se ci proponiamo fini ingiusti o ci rivolgiamo a interlocutori sbagliati: la nostra iniziativa ne verrebbe inevitabilmente squalificata e vanificata.

«La terza condizione è il martellamento a tappeto di referenti definiti per attuare il cambiamento. L’azione della massa critica non deve mai essere connotata politicamente e non deve rappresentare interessi di parte».

Occorre comunicare in modo chiaro e onesto per essere capiti e per portare alla luce un determinato problema insieme alla sua possibile soluzione. Non ci dobbiamo far scoraggiare da eventuali insuccessi, incidenti di percorso o nuovi problemi sopraggiunti. Le nostre energie vanno indirizzate con coerenza, continuità e determinazione agli interlocutori che abbiamo individuato.

Ma questo non basta: anche partiti, sindacati o gruppi corporativi fanno così. Loro però rivendicano interessi di parte, e quindi inevitabilmente egoistici, anche se spesso più o meno giustificati. La faziosità di qualunque tipo è dettata dall’odio per quello che si ritiene essere un “nemico” e che si vuole sconfiggere, scalzare o perfino distruggere. Invece di amare la verità si ama la propria verità di comodo. Da qui si può arrivare all’intolleranza, all’esaltazione, alla violenza, alla distruttività, come nel caso dei terroristi. L’ego porta al conflitto, allo scontro, alla guerra.

L’azione nonviolenta è invece non solo pacifica, ma anche pacificante. È positiva e costruttiva, vuole riscaldare i cuori e illuminare le coscienze per risolvere assieme un problema, non per imporre una soluzione preconfezionata. Vuole unire e ricomporre, rasserenare ed elevare. Per questo non dobbiamo guardare ai nostri interlocutori come a degli avversari o a dei nemici, ma come a dei possibili alleati. Non siamo una “parte”, cioè una fazione contrapposta a un’altra, ma siamo tutti “parte” del tutto. «Nessun colore politico o religioso - afferma con spirito poetico il dottor Bona - avrà il passaparola di luce di un’infinita costellazione risonante Amore».

L’azione nonviolenta è un dono che facciamo a noi stessi e agli altri, perché è “interesse” comune che un determinato problema sia risolto, indipendentemente se grande o piccolo, se riguardante pochi o tanti. Siamo tutti sulla stessa barca, e con umiltà dobbiamo trovare assieme le soluzioni, non dividerci in “partiti” per combatterci e sopraffarci a vicenda.

Oltre ad essere convinti di ciò che vogliamo, dobbiamo mettere impegno in ciò che facciamo e agire in modo sinergico e solidale anche fra di noi. Indipendentemente dallo specifico obiettivo perseguito, l’azione nonviolenta migliora chi la compie perché è un atto d’amore nobilitante. Ci si mette al servizio di una causa più grande di noi che ci ingloba, di un corpo di cui diventiamo semplici, ma essenziali organi. Nell’azione nonviolenta sentiamo di essere piccoli componenti dell’Uno. Questa splendida sensazione produce al tempo stesso entusiasmo e umiltà.

«Il quarto elemento si riferisce alla forma. I messaggi, i contatti verbali occorre siano sempre educati, rispettosi, mai e poi mai aggressivi o polemici. Ciò potrà produrre un interessamento dei networks e dei poteri preposti al mutamento di una certa realtà. La MC ne deriverà ogni volta un vantaggio enorme di crescita della vibrazione spirituale. Il nostro vero ed unico obiettivo in realtà è la serenità gioiosa».

Rischiamo di non ottenere ciò che vogliamo se manifestiamo scortesia, risentimento o addirittura odio verso i nostri interlocutori (mezzi di informazione compresi). Questi infatti potrebbero irritarsi, rinchiudersi a riccio o rispondere malamente. Oltre che in buona fede, dobbiamo agire con dedizione per unire ciò che è diviso, per conciliare ciò che è in conflitto. I mezzi - afferma Gandhi - prefigurano i fini: chi semina vento raccoglie tempesta, e dunque chi usa mezzi cattivi per fini buoni otterrà fini cattivi. La faziosità e la scontrosità delegittimano e annullano un’azione volta teoricamente al bene. Al contrario, chi usa mezzi buoni può solo ottenere fini buoni, a meno che non si prefigga apertamente fini cattivi.

In realtà vince solo chi con-vince, ovvero: l’obiettivo si raggiunge assieme ai nostri interlocutori, non contro. Se con il dialogo educato e civile riusciamo a sensibilizzare quanti possono fare qualcosa di utile per la “causa”, avremo vinto tutti assieme, saremo saliti di un gradino tutti quanti. Il miglioramento “vibrazionale” sarà complessivo, saremo più un-iti e potremo gioirne assieme.

Gandhi definiva Satyagraha «la Forza che deriva dalla Verità e dall’Amore o non-violenza». Infatti «la Verità (satya) implica amore, e la saldezza (agraha) genera forza e pertanto serve da suo sinonimo». L’azione nonviolenta è dunque basata sulla verità e sospinta dall’amore, sia che si intenda aiutare qualcuno sia che si punti a un obiettivo giusto di “interesse” comune. Secondo Gandhi, la nonviolenza non può invece essere efficace se non è fondata sulla verità o non è sospinta dall’amore. Ciò mi sembra coerente con quanto sostiene il dottor Bona: il vero spirito della massa critica consiste nel «dilagare in modo pacifico, senza violenza psicologica o verbale, ma con estrema fede e fermezza».

Paolo Radivo

www.ipnosiregressiva.it

3 commenti:

  1. Molto interessante e molto bello!
    Quando leggo cose simili mi viene voglia di unirmi a voi, intendo dire che mi piacerebbe avere un gruppo di riferimento simile proprio nella mia città, perchè è quello che può fare la differenza in questo particolare momento storico e mio personale. Questo modo di stare assieme, di focalizzarsi su un unico obiettivo, fa sentire uniti, vicini, fa sperimentare un senso di appartenenza e ci eleva nella vibrazione dell'amore, allontanandoci da quella della rabbia , dell'opposizione che sono strade già percorse per ottenere la fine di una ingiustizia. Ora non è più tempo di soluzioni cruente, si può fare diversamente ed è bello che più persone lo sappiano e sperimentino che è possibile ottenere anche senza spargimento di sangue.un abbraccio e grazie di cuore. Maria

    RispondiElimina
  2. L'ho trovato estremamente ineressante e "vero", tanto che me lo sono stampato per rileggerlo con calma (a video non riesco a leggere a lungo) e, se posso, distribuirlo anche via internet a più gente possibile.
    Davvero, come ha detto anche Maria, leggendo simili idee e convinzioni, viene viglia di esultare e dire uniamoci!! Possiamo farcela!
    Un abbraccio di luce.
    Marina D.

    RispondiElimina
  3. Era da molto che non leggevo il blog per problemi di vario genere ... La lettura di questo questo brano è stata veramente interessante e costruttiva ...
    Annamaria

    RispondiElimina