mercoledì 1 settembre 2010

Noi devoti di Barney facciamo gli scongiuri


Ci sarà la scena in cui Barney Panofsky chiede all'avvocato John Hughes-McNoughton dello studio Hughes & McNoughton: "Posso querelare per diffamazione un tizio che mi accusa nero su bianco di avere picchiato mia moglie, di essere un plagiaro, uno spacciatore, un alcolizzato con tendenze violente, e con tutta probabilità anche un assassino?". Imperturbabile, lisciandosi la piega dei pantaloni, l'avvocato gli risponde: "non saprei. Mi sembra che il tizio sia piuttosto bene informato".
Ci sarà il monologo in cui Barney parla di Clara, la prima moglie, e dice di lei che è più lunga che alte, che ha le unghie mangiate a sangue, che è allergica ai frutti di mare, alle uova, al pelo di animale, alla polvere, che soffre di crampi, nausee e mal di testa, che è praticamente una nifomane con tutti eccetto che con lui, che è destinata (il suo peggiore difetto) ad una luminosa carriera di poetessa (e martire) femminista? Barney pronuncerà alla fine del monologo la battuta: "E io, lettore, questa donna l'ho sposata a 23 anni perchè ero arrapato (e lei non era nemmeno una pantera del materasso)".
Ci sarà la scena dove Yossel Pinsky, sopravvisuto di Auschwitz, che cambia dollari a mercato nero in rue des Rosiers, invita una sera all'Old Navy il giovanissimo Barney (venuto a fare, lui canadese, l'americano a Parigi, sulla scia di Hemingway e Fitzgerald) e, dopo aver lasciato cadere sette zollette di zucchero nella sua tazza di cafè filtre, gli dice: "Mi serve qualcuno con un passaporto canadese valido"? Riuscirà il regista a far cadere nella tazza di cafè filtre nero bollente quelle sette zollette con l'adeguata teatralità e solennità necessarie? Perchè quelle zollette sono come colpi del destino che batton alla porta nella Quinta di Beethoven.
E ci sarà la scena in cui la bellissima Miriam, terza e ultima moglie di Barney (l'unica disperatamente, commoventemente amata), dopo essere stata dalla ginecologa che, essendo passate sei settimane dalla nascita del figlio, le ha dato il via libera alla ripresa dei rapporti sessuali,entra nello studio del marito, produttore televisivo, si toglie la giacca, si sfila la gonna e dice: "Mi hanno detto che è qui che fai i provini alle attrici"?
Interrogativi del genere si stanno ponendo i devoti (centinaia di migliaia sono n italia) del romanzo "La versione di Barney" dello scrittore canadese Mordecai Richler, aspettando con trepidazione ( in certi momenti febbrile) lo sbarco alla mostra del Cinema di Venezia del film che il regista Richard J. Lewis ha tratto dal libro. E, assieme al catalogo delle cose che si spera il regista non abbia dimenticato (d'altronde il romanzo sfiora le 500 pagine e, quindi, molto andrà sacrificato), i barneyani devoti, i panofskyani doc, i groupies si scambiano domande inquietanti. Sarà all'altezza dell'impresa il regista Richard J. Lewis, regista di pellicole non proprio nello stile di Mordecai Richler, come "Csi: scena del crimine" e "Poliziotto a 4 zampe"? Ha un senso aver ambientato il film a Roma invece che a Parigi? E' vero che uno dei produttori del film ha dichiarato che il personaggio di Barney (nel romanzo) era antipatico e che gli sceneggiatori (scemeggiatori?) hanno dovuto lavorare molto per renderlo più simpatico (???), per smussarlo, per passarlo insomma nello sciacquamorbido come succede nelle lavatrici? Da qui il timore, se non forse il terrore (non fugato del tutto, anzi, nella visione del trailer) che Paul Giamatti, l'attore che impersona Barney, ne abbia fatto una specie di Woody Allen dei poveri, peggio: un nipotino canadese del ragionier Ugo fantozzi (e si tratterebbe di un errore irreparabile perchè Barney è il nipotino canadese di Saul Bellow).
E poi: nel cast c'è Dustin hoffman (nella parte irresistibile del padre di Barney, con la quale, siamo pronti a scommettere, vincerà l'Oscar per l'attore non protagonista), non sarebbe stato lui, il grande Dustin, il migliore, forse l'unico possibile, Barney cinematografico della nostra vita?
Ma facciamo i debiti (e anche gli indebiti scongiuri) e auguriamoci che tutto vada bene e che il regista abbia girato la grande scena del ricevimento per il secondo matrimonio di Barney Panofsky così come Luciano Visconti girò la scena del "Gattopardo". Perchè Mordecai se lo meriterebbe proprio.

Antonio D'orrico
Corriere della Sera 29/08/2010

La versione di Barney - Mordecai Richler; Adelphi


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