sabato 16 ottobre 2010

Un foglio imbrattato


L’uomo viene al mondo come un foglio di carta bianca, e subito tutti coloro che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare il foglio e coprirlo con scritte d’ogni tipo: educazione, lezioni di morale, informazioni cosiddette scientifiche, nozioni varie di onore, dovere, coscienza e così via. E ciascuno proclama il carattere immutabile e infallibile del suo metodo per innestare nuovi rami sull’albero della personalità umana.
A poco a poco il foglio s’imbratta e più è imbrattato, cioè più un uomo rigurgita di informazioni vacue e di nozioni come dovere, onore e simili, suggeritegli e inculcategli dagli altri, più le persone del suo ambiente lo ritengono "intelligente" e meritevole. Il foglio sporco, vedendo che la gente considera quel ciarpame come un pregio, finisce per considerarlo allo stesso modo. Ecco il modello di ciò che chiamiamo "uomo", cui aggiungiamo spesso vari attributi come "talento" o "genio". Ma se al mattino svegliandosi il nostro "genio" non trova le pantofole accanto al letto, sarà di umor nero per tutta la giornata.
L’uomo ordinario non è libero, né nella sua vita né nelle sue manifestazioni né nei suoi umori. Non può essere ciò che vorrebbe essere, e non è ciò che crede di essere.
 
Tratto da: Prima Conferenza - Differenze, conformi alle leggi, nelle manifestazioni dell’individualità umana (letta per l’ultima volta al Neighbourhood Playhouse New York, gennaio 1924)

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