martedì 30 novembre 2010

Come assecondare il cambiamento



Fai attenzione a ciò che chiedi

 
 
Ho detto che le tue parole sono ordini. Ora le tue parole sono state: «Voglio la guarigione». E l'universo dice: «Va bene, è così», farai l'esperienza di volere la guarigione.
 
Ancora non sono sicuro di riuscire a seguirti.

Rifletti sulla cosa in questo modo. La parola «io» è la chiave ch...e dà il via al motore della creazione. Le parole «io sono» possiedono un estremo potere. Sono l'asserzione dell'universo. I comandi.
Ora, qualunque sia la parola che segue «io» (che fa nascere il Grande Io Sono) tende a manifestarsi nella realtà fisica.
Perciò «io» + «voglio la guarigione» dà luogo a te che vuoi la guarigione sempre di più. «Io» + «voglio la salute» deve dar luogo a te che vuoi la salute. Non può dar luogo a nient'altro, perché i pensieri e le parole sono creativi. Anche le azioni lo sono. E se tu agisci in un modo che esprime come tu voglia la guarigione e la salute , allora i tuoi pensieri, le parole e le azioni sono in accordo, e tu sei sicuro di avere l'esperienza di questa necessità. Capisci? 
 
Sì! Mio Dio. Davvero funziona in questo modo? 
 
Certo! Sei un creatore molto possente. Ora, d'accordo, se ti viene un'idea, o fai un'affermazione, soltanto una volta, come quando sei arrabbiato, per esempio, o in preda alla frustrazione, non è molto probabile che riuscirai a trasformare quei pensieri o quelle parole in realtà. Per cui non ti devi preoccupare a proposito di «Accidenti» o «Va' all'inferno» o di tutte le altre cose poco piacevoli che a volte pensi o dici.
Grazie a Dio.
 
Prego. Ma, se ripeti un pensiero, o dici una parola, ancora e ancora di nuovo - non una volta, non due, ma decine, centinaia, migliaia di volte - hai un'idea del potere creativo di ciò?
Un pensiero, o una parola espressa ripetutamente diventa proprio questo: espressa. Cioè, buttata fuori. Diventa manifesta nel suo aspetto esteriore. Diventa la tua realtà fisica.
Accidenti.

Questo è esattamente quanto molto spesso produce: dolorosi accidenti. (...) Ciò accade quando decidete, per scelta effettiva, di cambiare la faccenda. Solo che la maggior parte di voi non sa come fare. Tu adesso lo sai. Per cambiare la tua realtà, limitati a smettere di pensarla in quel modo.
In tal caso, invece di pensare: «Voglio la guarigine», pensa: «Sono in perfetta Salute».

Questa mi sembra una menzogna. Ingannerei me stesso se dicessi una cosa
simile. La mia mente urlerebbe: Ma cosa diavolo stai dicendo!

Formula allora un pensiero che puoi accettare. "Sto sempre meglio", oppure: "tutto mi sta conducendo alla perfetta Salute".

E così è questo il trucco dietro la pratica delle solenni affermazioni della New
Age.

Le affermazioni non funzionano se si limitano a essere delle dichiarazioni di quanto tu desideri sia vero. Le affermazioni funzionano soltanto quando si tratta di dichiarazioni circa qualcosa che tu già conosci come vero.
La migliore delle cosiddette affermazioni è una dichiarazione di gratitudine e di apprezzamento: «Grazie, Dio per aver portato la salute nella mia vita». Ora, questa idea, pensata, espressa e messa in pratica, produce risultati meravigliosi quando giunge da un'effettiva conoscenza; non da un tentativo di ottenere dei risultati, ma da una consapevolezza che i risultati sono già stati ottenuti.
Gesù aveva una tale chiarezza. Prima di ogni miracolo, Mi ringraziava per averlo reso possibile. Non Gli capitò mai di pensare di non sentirsi grato, perché non Gli capitò mai di pensare che quanto dichiarava non sarebbe accaduto. È un pensiero che non lo sfiorò mai.
Si sentiva tanto sicuro di Chi Era e del Suo rapporto con Me che ogni suo pensiero, parola e azione rispecchiava tali consapevolezze, proprio come i tuoi pensieri, parole e azioni rispecchiano le tue.
Ora, se esiste qualcosa che hai scelto di sperimentare nella tua vita, non «volerlo», sceglilo. Hai scelto la salute? Hai scelto di essere sempre in splendida forma? Bene. Allora sceglilo. Davvero. Pienamente. Non con scarsa determinazione.

lunedì 29 novembre 2010

E non abbiam bisogno di parole....

Il Metodo dei Maestri




In questo giorno della tua vita, caro amico, credo che Dio voglia farti sapere …

che la gratitudine in anticipo è la più potente forza creativa dell’universo.

La maggior parte delle persone non lo sanno, eppure è vero. Esprimere in anticipo la gratitudine è il metodo di tutti i Maestri. Quindi non aspettare che accada una cosa per poi ringraziare. Ringrazia prima che accada, e guarda il turbinio di energie!

Ringraziare Dio prima che qualcosa si verifichi è un atto di straordinaria fede. E’ il luogo da cui proviene il potere, naturalmente. Negli Stati Uniti è il giorno del Ringraziamento. Perché non definirlo il Giorno del Ringraziamento nei cuori della gente in tutto il mondo, in qualsiasi momento?

Con Amore
Neale

http://www.conversazionicondio.com/

Una Persona Speciale

di Cristina De Michielis


 
Lettera ad una persona speciale.

Esiste una gran differenza tra una persona normale ed una speciale. E’ da questa che ne deriva il calore che si sente a stare vicino ad una persona speciale, lo stare bene che c’infonde la sua sola vicinanza. La persona speciale è una persona normalissima, solo che crede veramente e sempre, in quello che fa, in quello che dice e nel modo in cui si comporta. Crede in se stessa e sa che per amare gli altri prima di tutto bisogna amare se stessi. La persona speciale non è perfetta, anche se ha la soluzione ad ogni problema, anche se è un punto fisso in un mare in tempesta. Però ha sempre fiducia anche quando ha paura. La persona speciale ha i problemi di chiunque, forse ne ha di più, ma riesce sempre a vedere la luce anche se il tunnel è lungo e buio. Fa le cose credendo che ciò che deciderà sarà sempre la cosa più utile per sé e di conseguenza per gli altri. La persona speciale è la più normale che ci sia, solo che ti dà la possibilità di essere, la possibilità che tutte le persone aspettano di sentirsi dare. E’ un aiuto a scoprire la felicità che hai dentro, che tante volte quando sei triste non riesci a trovare da sola. La persona speciale è un grande amico cui bisogna dimostrare tutto il nostro affetto ed inondarlo delle nostre attenzioni. Ogni giorno, ogni volta che si pensa a lui si scopre qualcosa d’ammirevole, d’adorabile, di commovente. E non ci si stanca mai di stargli vicino, di abbracciarlo, di stringerlo. Se prima si poteva restare lontano per più tempo, ora sembra tanto un giorno ed anche un'ora. Ma se non si è in sua compagnia il suo pensiero t'accompagna. La persona speciale ti fa desiderare. I desideri sono illimitati e quando si concentrano in una sola persona si moltiplicano ed esplodono in lei. La persona speciale è uno scuotimento del corpo, dell'anima, una crescita, un ampliamento della vita. Ti aiuta a capire qual è la cosa giusta da fare quando nel cuore ti batte forte un’emozione. Ti aiuta a dire sempre quello che pensi, a metterti in gioco ogni volta, ad essere sempre te stesso anche quando la situazione non vorrebbe. Non è giusto negare agli altri i propri pensieri, le proprie gioie e dolori. Noi siamo in ogni azione, in ogni gesto, anche se non sempre sono i migliori. In ogni caso si cerca di migliorare. La persona speciale sa quando è il momento d’abbassare la luce, porgerti la sua manina ed avvolgerti in un silenzio che può essere più forte di mille parole. Si può esprimere la gioia, la felicità, la tristezza, l'intesa o qualsiasi altro sentimento anche stando in silenzio. Ci sono momenti in cui si vorrebbe essere in un immenso prato lontano da tutti e da tutto, in mezzo ad una pace assoluta e godere del rumore del silenzio. Ma forse non si vorrebbe essere proprio soli. La persona speciale, anche se non lo manifesta platealmente, ti vuole bene, ti sta sempre vicina ed è sempre pronta ad offrirti il suo sorriso. Ogni gesto che compie, ogni piccola attenzione che ti rivolge ha un significato speciale per chi guarda con gli occhi di chi sa apprezzare. La persona speciale, anche quando non può esserti vicino, cerca di farlo in qualunque modo. Si ricorda di te in ogni momento anche con un piccolo segno od un piccolo pensiero che però rivela un grande affetto. La persona speciale sa giocare e scherzare ma quando è il momento, senza chiederglielo, sa offrirsi completamente con tutta la sua esperienza di vita. La persona speciale riesce a trasformare qualsiasi momento in un momento unico. Ogni attimo, ogni comportamento diventa grande e cambia forma per diventare un bel ricordo al quale poter sempre attingere. La persona speciale è molto educata, sensibile e rispettosa delle tue idee, del tuo modo di fare. Non vuole cambiare nulla di te, ti accetta come sei, con le tue poche qualità e i molti limiti. Non ti chiede mai nulla eppure tu vuoi darle sempre di più. Vuoi che sia felice e cerchi, nei tuoi limiti, di essere un po’ speciale anche per lei. Hai un continuo bisogno di dimostrarle qualcosa, di farle sapere che ci sei, di renderti utile magari solo con piccoli gesti. La persona speciale sembra non avere difetti e la sua vita è così completa che i problemi quasi non esistono. E’ forse per questo suo modo di vivere che anche la tua vita pare migliore. La serenità e la tranquillità che emana ti contagia. La persona speciale non ha fretta, ogni tessera del suo mosaico ha un significato preciso, costruisce giorno per giorno il suo futuro, assapora tutti i momenti della giornata e non lascia nulla al caso .La persona speciale è il miglior confessore. Puoi parlare di qualsiasi argomento, raccontare qualsiasi cosa con la certezza che mai proverà a giudicarti. Le parole fluiscono naturali e spontanee e qualsiasi spunto è sempre un ottimo motivo di conversazione. Grazie alla sua sensibilità e gentilezza anche i discorsi seri ed importanti scivolano con minor pesantezza. La persona speciale ama i bambini ,la natura e le piccole cose. Sa divertirsi con poco,e chi gli sta accanto si diverte insieme a lei. Il suo viso è gioioso...ma la sua bellezza più grande è la purezza del cuore .Non tutti sanno riconoscerla ...ma la persona speciale fa parte della nostra vita è lì davanti a noi. Dobbiamo meritarci quello che ci offre e donargli il meglio di noi.
 
Pubblicato da Nazario Cannella QUI

domenica 28 novembre 2010

venerdì 26 novembre 2010

Il genio della lampada

http://digilander.libero.it/Baraondapage1/AladinoGenio.gif
Una donna sta passeggiando in un bosco alla ricerca di funghi, quando si imbatte in un'antica lampada ad olio;  ...inizia subito a strofinarla e appare il Genio:  "Posso avere i miei tre desideri?" - chiede la donna. "No! dice il genio... a causa dei cattivi tempi, della recessione, della globalizzazione, dell'inflazione, degli scioperi e di tutte le altre menate mondiali, oggi come oggi posso offrirti un solo desiderio da esaudire...."
La donna allora prende una cartina geografica e dice: "In tal caso, vorrei la pace in Medio Oriente. Vedi questa cartina? Vorrei che questi Paesi la smettessero di farsi la guerra!" 
 http://enkaipan.myblog.it/images/MedioOriente-1.jpg
Il Genio butta un occhio alla cartina e sbotta:  "Ma accidenti, questi paesi sono in guerra da tempi lontanissimi!  Non credo di poterci fare niente, sono potente ma non così tanto!
Assolutamente niente da fare. Non pensarci neppure.
Neanche se chiedessi l'aiuto del mio Maestro potrei riuscire a realizzare questo desiderio. Lascia perdere!

Dai, chiedimi qualche altra cosa " -  conclude il Genio.  
La donna ci pensa un po', e dice -  "Non sono mai riuscita a trovare l'uomo giusto: un uomo sensibile e affettuoso, colto e intelligente, che mi faccia ridere, che mi rispetti, che sappia capirmi e sostenermi, che sia un amante premuroso e mi riempia di complimenti, che mi faccia sentire bella e desiderata, che non passi tutto il tempo a guardare il calcio in tv, che mi porti ogni giorno la colazione a letto e che non mi tradisca... "

E il Genio sospirando.........

 " DAMME QUA. FAMME UN PO'  RIVEDER STA CAZZZO  DE  CARTINA!!!

Tratto da una divertente mail che gira in rete!

Un regalo per te!



Abbiamo stabilito una volta per tutte che non intendiamo più per nessun motivo considerare la povertà e l’indigenza come delle auspicabili virtù! Povero non è nè bello nè virtuoso e in questo nuovo report vi chiariremo perchè!
Questo preziosissimo report sarà ancora una volta diffuso gratuitamente… e vi sfidiamo a farci cambiare idea sul fatto che le cose gratuite non arrivano al cuore delle masse coprendoci di commenti competenti (cioè che dimostrino di aver letto ciò di cui si parla) in calce a questo post! Ahahahahaha!!! Stiamo scherzando ovviamente! Non vogliamo più saperne di polemiche! Già all'interno del post ce n'è uno strascico... inserito solo per chiarire definitivamente dei punti di vista ormai acquisiti!
Sappiamo bene che quando si dona qualcosa con il cuore si scatena un’ elevazione vibrazionale da cui non può che scaturire una valanga di bene… e quindi eccoco qui con il nostro regalo per tutti quelli che vogliono farci il "regalo" di  accettarlo!
Questo non significa che abbiamo cambiato idea riguardo alla giustezza di vendere certi prodotti…tutt’altro! Restiamo convinti che il lavoro di qualunque genere vada retribuito… e sta al lavoratore in questione l’ultima parola per quanto riguarda l’ordine di misura.


In questo report abbiamo voluto chiarire (prima di tutti a noi stessi, come dichiariamo in apertura) questo tanto dibattuto rapporto denaro/spiritualità, cercando di restare il più lontani possibile da qualunque genere di etichettamento.
Sappiamo bene tutti ormai che tuuuuuuuutta la materia e tuuuuuuuuttta la nostra realtà non sono altro che energia in movimento e  anche il denaro è energia… di scambio, null’altro che questo e come tale libero, da qualunque etichetta qualitativa intrinseca. I soldi non sono nè buoni nè cattivi… come tutto il resto della realtà in fondo. La loro qualificazione dipende esclusivamente dalla percezione umana sull’uso che ne viene fatto… Come sempre… nulla di oggettivo!
In questo report abbiamo voluto capire che rapporto esiste e se può esistere un rapporto tra energia di scambio (Denaro) ed energia di conoscenza, energia spirituale.

La risposta è stata ovviamente sì 
(qualcuno ne dubitava?)

Ma quello che è grandioso è che dai vari ragionamenti è scaturita anche l’indicazione del corretto atteggiamento mentale per allontanare dai profondi meandri (molti di noi ce li hanno anche decisamente in superficie) della nostra interiorità, quei fastidiosi blocchi energetici che ci impediscono di godere di tutta l’abbondanza di cui abbiamo diritto.

“E’ più facile per Dio Padre-Madre creare un Universo, che per voi acquistare una nuova automobile perché non ci sono collegamenti interrotti nelle linee. I pensieri che avete giudicando le religioni, la spiritualità, il denaro, il lavoro degli altri, mentre mettete le etichette di buono e cattivo, sono i vostri collegamenti difettosi.
Sono questi che fermano il flusso della vostra creazione perché sono inconciliabili con il più alto flusso cosmico di energia che viene emanato dal Dio Padre-Madre. Sono questi pensieri di giudizio che fanno saltare l’interruttore automatico e vi tengono al buio.”


Metatron

Canalizzazioni su “Spezzare le bande del denaro” Attraverso Reniyah WolfLuglio, 2004
© Reniyah Wolf, Eva Aarrestad e la Love and Empowerment Foundation, 2004, 2005.

Bene ragazzi… in questo report abbiamo cercato di sintetizzare alcune concetti, il cui assorbimento renderà definitivamente fluidi tutti i collegamenti.
Non sono molti quelli che sono convinti consapevolmente, che essere indigenti sia una condizione gioiosa e allegra nella quale trascorrere la propria esistenza. Il bello è che se i nostri Sè sono allineati alle frequenza dell’amore e della gratitudine (spiritualità?!) questa condizione non potrà più verificarsi.
Non c’è niente di male nel possedere delle ricchezze, nel vivere agiatamente e nel riconoscere il valore proprio e altrui… una volta che avremo somatizzato tutto questo… il più sarà fatto.
Buona lettura ….e non dimenticate un corposo feedback.
Amorevolmente
Josaya













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Il nostro scopo sulla terra


Tratto da un intervista di Steve Ferrell al Dr Wayne W. Dyer

Siamo qui con uno scopo. Veniamo in questo mondo sapendo quale è questo scopo, ma poi lo dimentichiamo, così come tendiamo a dimenticare i nostri sogni. Veniamo come esseri spirituali e siamo qui come esseri fisici, ma in realtà rimaniamo sempre degli esseri spirituali che stanno avendo un’esperienza umana. Mentre siamo qui in un corpo fisico il nostro scopo è di raggiungere un livello superiore. Non che sia così facile. Non si tratta certo di prendere un ascensore e di andare da un livello A a un livello B. Per salire da un livello all’altro dobbiamo produrre molta energia e questa energia non si produce solamente meditando o imparando a conoscere Dio. Il modo per generare energia consiste in primo luogo nel capire che siamo molto di più di un corpo fisico.  (...)
So che suona piuttosto strano, ma è un punto molto importante: ne parla anche la Kabala. Per poterci spostare da un livello più basso a uno più alto e per generare sufficiente energia, può essere molto utile una caduta. La Kabala dice che  quando l’Anima tocca il fondo può darsi la spinta per raggiungere un livello più alto. Ora le cadute della nostra vita sono prodotte dal nostro Io Superiore. Non sono un prodotto dell’ego. In realtà, l’ego è terrorizzato dall’idea di una caduta, perché è in questa fase che noi troviamo Dio. Si diventa più spirituali, più gentile, più premurosi. Una caduta può essere rappresentata da molte cose: una rottura amorosa, un incidente, un trauma di qualche tipo. Ciò che dobbiamo sapere, non credere, ma sapere è che proprio nel momento della caduta che noi stiamo generando l’energia necessaria per raggiungere un livello superiore. Invece di mettere energia nei nostri pensieri negativi, dovremmo essere grati dell’opportunità che ci viene data di diventare individui migliori e di raggiungere un livello più elevato. Se abbiamo questa consapevolezza, possiamo interpretare le nostre cadute con una nuova saggezza. E’ per questo che i monaci e gli esseri illuminati conducono vite così austere e rinunciano a tutto. Nell’attimo in cui lasciamo andare i nostri attaccamenti, e intendo dire lasciarli davvero andare, ci stiamo dando la spinta verso l’alto. Quando raggiungiamo questo livello, Dio si prenderà cura dei dettagli.  Quando raggiungiamo livelli più alti, non siamo più attaccati ai risultati. Una Coscienza Illuminata è proprio questo: distaccarsi dal risultato. Quando ci troviamo in uno stato di coscienza superiore, amiamo senza chiedere nulla in cambio. Il nostro ego è quella parte di noi che crede di essere separato dagli altri e quindi importante, in competizione con, meglio di, più bello di e tutto questo genere di cose. Il nostro Io Superiore sa che non c’è separazione. Non esiste. Quando si arriva a questo punto, si è così liberi da sentirsi pieni di gioia. E quando siamo pieni di gioia e non più attaccati al risultato di come una certa cosa dovrebbe andare a finire, l’ironia è che ciò che desideriamo si manifesta. Si tratta davvero solo di entrare in contatto con il nostro Io Superiore e di lasciargli il permesso di governare la nostra vita invece di lasciarlo fare al nostro ego. Una volta che riusciamo a fare questo, siamo davvero liberi. (...)
Possiamo portare a noi qualunque cosa di cui abbiamo bisogno semplicemente attraverso il potere dell’intenzione.
(...) Tutti abbiamo un proposito divino. Un senzatetto che troviamo per strada può aver deciso di aiutare le persone a diventare più compassionevoli. Siamo qui per questo. Nella dimensione in cui si trovava prima di venire qui, quel senzatetto può aver deciso: “Sì, starò senza una casa, non avrò nulla e quando qualcuno mi passerà accanto e avrà un po’ più di compassione nel suo cuore, per me sarà abbastanza, avrò realizzato il mio scopo”. Se riusciamo a capire il concetto di eternità, che non c’è nessun inizio e nessuna fine, se riusciamo ad afferrarlo possiamo essere qualunque cosa.

(...) personalmente non ho mai tratto inspirazione da persone fuori. Posso citare una serie di libri che ho letto e che hanno avuto una grande influenza su di me come Abraham Maslow, Albert Ellis, il Bhagavad-Gita, il Nuovo Testamento, un Corso in Miracoli, la Kabbalah e la poesia di William Blake. Ma ciò da cui traggo maggiore inspirazione è qualcosa che mi brucia dentro, una candela interiore che non si spegne mai. Io sono una sorta di osservatore di tutto questo, esattamente come lo sei tu. Noi pensiamo di essere i partecipanti e di fare delle scelte, ma ciò che davvero siamo è dei testimoni. Io e te siamo seduti qui adesso, ma c’è una parte di noi che sta guardando tutto questo mentre questo avviene. All’improvviso diventi il testimone della vita, piuttosto che colui che stai guardando: in altre parole, chi sono qui con te ora non è la persona che sta seduta qui con te ma la persona che sta guardando tutto questo accadere. Io non sono ciò che vedo, sono colui che vede, sono il testimone. E’ questo ciò che mi inspira, la capacità di essere un testimone. E’ questo Dio, ciò che io penso Dio sia. Dio è un testimone compassionevole, è quella presenza amorevole che è sempre con te e che non ha forma. La parte di me che guarda non invecchia mai, è eterna. E’ vedere questo corpo mentre fa le sue esperienze. Il tuo corpo è sul sentiero e, come un albero, contiene la sua essenza già nel seme. La tua essenza era già nel seme che è stato piantato nell’attimo in cui sei stato concepito; tuttavia il testimone è sempre stato lì.



(fonte: http://www.lifedynamix.com/articles/Total-Health/Wayne_Dyer_Interview.html.
Traduzione e adattamento: Alessia Giovannini)

la vostra afflizione si cambierà in gioia



Noi sinceramente non sappiamo perchè il signor Tutto abbia deciso di utilizzare questo strumento (il dolore) per farci "evolvere" e sinceramente non ci interessa capirlo perchè pensiamo che non sia produttivo più di tanto saperlo!
Quello di cui siamo sicuri è che per quanto strumento utile ed efficace, non è l'unico strumento che ci è stato dato...

”la vostra afflizione si cambierà in gioia” (Giovanni 16,20)

Il dolore non dovrebbe essere visto come qualcosa di ingiusto, ignobile e vile (anche se molto spesso è inevitabilmente così che lo percepiamo), perché L’Amore ha il potere di trasmutarlo in gioia, a condizione di dare all’Amore la possibilità di farlo. Se l’uomo non permette all’Amore di fare ciò che è nelle sue potenzialità, l'Amore non lo farà (libero arbitrio).
Quando l’Amore ricevente, si sentì inadeguato a ricevere (frustrato) l’Amore donante si ritrasse (Big Bang).
L’Amore non può dare ciò che non è “gradito” e di conseguenza liberamente accettato.

Alcune filosofie esoteriche per esempio vedono la vita così: “la nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore” , dichiarando la propria consapevolezza che il dolore non consente di godere i piaceri di questo mondo.
Questa a nostro avviso è una visione saldamente legata alla vita materiale, nella quale ci si identifica e a cui in qualche modo si riduce la realtà umana. Partendo dalla consapevolezza che nel mondo mortale non si può godere alcun piacere senza prima o poi pagarne il prezzo in moneta di dolore (esistenza degli opposti, non c’è gioia senza dolore) si supera il dolore rinunciando ai piaceri della vita. Noi siamo convinti che questa visione (per quanto riprodotta qui semplicisticamente) sia piuttosto riduttiva della realtà.

Trascendere il dolore significa trasformarlo in una sorgente di gioia e di beatitudine arrivando all’estremo di dichiarare falsa la credenza che il dolore sia necessario alla crescita spirituale, senza però in alcun modo rifuggirlo. Accettarne l’esistenza con l’adeguato distacco significa superarlo, e in auspicabili condizioni estremamente elevate (I cosiddetti Santi o Illuminati) evitare di manifestarne altro.
Secondo noi è questo che intende Gesù Cristo quando dichiara che sono beati gli afflitti perché saranno consolati da Dio.
Siamo convinti che, non se, ma quando l’Amore del Tutto raggiunge il cuore dell’uomo e lo pervade e lo impregna della propria essenza, ridurrà il dolore a nulla. Perchè davanti all’Amore è il dolore che cede il passo. Per questo L’Amore del Tutto (di Dio nei vangeli) non teme nulla.
Chi è davvero pervaso dell’Amore infinito e onnipotente del Tutto non percepisce più alcun bisogno, non conosce più alcuna necessità, perchè tutti I bisogni e le necessità sono soddisfatti prima che si manifestino: questa a nostro avviso è la felicità pura del Regno dei Cieli!

Chi riesce a godere dell’Amore del tutto, che data la sua essenza è la felicità più ardita a cui si possa aspirare, automaticamente non può che gioire spiritualmente di tutto ciò che ci accade o con cui veniamo in contatto anche sporadicamente.
Per ottenere questo effetto la strada è quella di non percepire più il cosiddetto “dolore” nostro e altrui come “male” come un errore, come una manifestazione “sbagliata”. Questo significa essere liberi da ogni condizionamento e godere del supremo Amore del Tutto, in quanto Uno con il Tutto e quindi noi stessi Amore, vedendo quindi oltre la materialità della vita terrena, oltre le cose, oltre se stessi, oltre la nostra limitata visione quotidiana, abbracciando perciò la prospettiva più ampia, dalla quale la dualità perde significato. A questo livello di “illuminazione” non esiste più niente di cui aver paura:
“l’amore perfetto scaccia il timore” (Giovanni 4,18)

La nascita, la vecchiaia, la malattia e la morte percepite nel significato profondo del rapporto con il Tutto assumono un senso diverso. Tutto è esattamente come deve essere, la via più corretta, date le premesse, per raggiungere nel modo migliore l’ascesa verso cui si è diretti. “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” Rm 8,28.

L’essere umano una volta divenuto consapevole della causa dell’ esistenza stessa (l’Amore del Tutto) ritrova l’unita con Il Tutto, e riconosce nell’Amore la propria vera essenza, questo gli restituisce la totalità del suo potere creativo.

L’ignoranza (la non consapevolezza) è il vero padre di tutti i mali.

“empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità” 2Tes 2,10.

E’ la fuga dal dolore, che dovrebbe essere semplicemente accettato anzichè demonizzato e la ricerca spasmodica della felicità come bisogno principale che permette il manifestarsi delle tristezze, delle insoddisfazioni, delle frustrazioni e conseguentemente delle malattie, degli incidenti e via via sempre peggio.
“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà” Lc 17,33.

L’Amore divino del Tutto è l’unica essenza che ha il potere di colmare il vuoto dovuto alla separazione (assenza dell’Amore perchè respinto) che non permetta all’uomo di raggiunge la felicità.

E’ proprio in questa accettazione dell’Amore divino che sta quell’arte di saper essere dei Permettenti come ci insegna Abraham (Esther e Jerry Hicks).

Il dolore anche se non razionalmente voluto è comunque responsabilmente auto-inflitto dalle scelte dell’individuo e dipende semplicemente da una di queste due opzioni: scegliere di amare o scegliere di non amare (senza che questo significhi per forza “odiare”).
La felicità non corrisponde semplicemente all’assenza di dolore, come la salute non corrisponde all’assenza di malattia. Quindi rinunciare ai piaceri terreni assicurandosi così di non soffrire non ci consente comunque di essere felici. La felicità in assenza di dolore ce la procura solo il riconoscimento della nostra vera essenza. Ne consegue che la causa vera del dolore non è altro che la percezione della separazione dal Tutto.


L’origine del male non è altro che l’ignoranza cioè un uso scorretto e inconsapevole delle potenzialità creative dell’essere umano. Ne consegue che anche la demonizzazione dell’ ego non ha alcun senso. Nulla di ciò che fa parte dell’uomo può essere cattivo in origine, nemmeno l’ego, perchè appunto Tutto è Amore, l’Uomo è il Tutto, l’Uomo (nella sua totalità) è Amore, è solo l’uso distorto che facciamo dell’ Ego che ci procura dolore.

giovedì 25 novembre 2010

PAROLE DI LUCE

II^ Convegno Nazionale di Medianità

Hotel Casali - Cesena 26-27-28 Novembre 2010


Presentazione Convegno

Partiamo da due….
Eccoci, un anno dopo il nostro primo incontro, a proporre la seconda edizione del convegno nazionale di Medianità che si arricchisce di relatori considerevoli di esperienza e passione.
Un passo avanti nella ricerca spirituale, ricerca che coinvolge tutti coloro che desiderano un confronto, una possibile risposta, un aiuto.
Le motivazioni che ci spingono verso questa costante ricerca sono le stesse che caratterizzano il nostro percorso, la nostra volontà e le riproponiamo, come nostro “manifesto”….
Il convegno nasce e cresce per divulgare con onestà, serietà, competenza e correttezza il delicato tema della Medianità. Ed in particolar modo la Medianità Italiana.
Fino ad oggi non vi sono state molte possibilità per le persone che vivono la propria vita con questo straordinario dono, di potersi esprimere e confrontare con il pubblico.
Spesso le “sensitive” sono coloro che reggono i vari convegni promossi nel nostro paese, e lo fanno sempre da “dietro le quinte”. L’idea nasce proprio dal desiderio di poter parlare della propria esperienza spirituale, delle motivazioni, degli accadimenti, degli eventi che hanno condotto ciascuno di noi a vivere l’esperienza straordinaria del contatto con le altre dimensioni.
Fondamentalmente è necessario ripercorrere la strada del nostro cammino spirituale: l’Italia è madre di straordinari medium (da Eusapia Palladino, a Pietro Ubaldi, a Roberto Setti, a Gustavo Rol, per citarne alcuni) ed è madre di una scuola spiritualista che fino agli anni ’30 è stata punto di riferimento di altrettanti straordinari medium stranieri, ossia l’Accademia Universitaria Spiritualista Italiana, di Venezia.
Poi gli eventi tragici che ci hanno segnato, e sicuramente la non costanza di seguire questa ardua strada, hanno disperso la nostra scuola…..
L’arrivo di medium stranieri ha segnato la nostra strada, e così abbiamo dimenticato che ci sono molte, eccezionali, persone italiane validissime nel campo della medianità.
Persone che hanno intrapreso questo cammino perché segnate da un lutto, da una sofferenza, da una profonda ricerca interiore.
Persone che non si sono accontentate di vivere la vita senza spiegazioni, ma che hanno costantemente cercato le risposte nell’Oltre…. E questo Oltre ha risposto con doni inconsueti…
Come afferma San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (cap. 12 “I doni spirituali”): “Poiché c’è bensì diversità di doni, ma lo Spirito è il Medesimo; come c’è diversità di ministeri, ma il medesimo Signore; e diversità di operazioni, ma il medesimo Dio, che opera tutto in tutti. La manifestazione dello Spirito è data a ciascuno per l’utilità comune. Infatti dallo Spirito ad uno è dato il linguaggio della Sapienza; ad un altro il linguaggio della scienza, però secondo il medesimo Spirito; ad uno la Fede, nel medesimo Spirito; ad un altro il dono delle guarigioni, nell’unico Spirito; ad uno il dono di operare miracoli; ad un altro la profezia; ad uno il discernimento degli Spiriti; a un altro la diversità delle lingue, e a un altro l’interpretazione delle lingue. Or, tutte queste cose, le compie un solo e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno in particolare secondo vuole.”
Siamo all’alba di una Nuova Era, ed occorre parlare di questi doni che coinvolgono sempre più le persone, doni che hanno avuto spiegazione certa da parte della fisica quantistica, la quale ha sollevato veli importanti su situazioni che fino a cento anni fa venivano considerate oscure.
La fisica subatomica ci parla del nostro meraviglioso Corpo di Luce, la fisica quantistica ci aiuta a comprendere le motivazioni per cui noi, esseri spirituali che svolgono una esperienza nella materia, possiamo percepire quei mondi Invisibili di cui la Luce è creatrice…..
Con questo animo, senza dover dimostrare niente a nessuno, con la nostra semplicità e con molto amore, con il desiderio di dibattere l’intricato mondo personale spirituale, ci avviamo a partecipare a questo convegno.
Poiché, in considerazione dell’accertata verità che siamo Luce, le parole che possiamo condividere con tutti voi, siano per tutti Parole di Luce……
Grazie







Programma Convegno

Venerdì 26 novembre 2010

Ore 15,00   Piero Deusebio (Parma)
                   Apertura del convegno

Ore 15,15 C. Lasagna, M. Moretti, C. Anderlini
                “Un anno dopo … L’Ass. Accademia Antroposofica Luciano Amadori”

Ore 15,30 Enrica Bovi (Parma)
                “La Luce delle Guide.” Dimostrazione pubblica

Ore 16,30 Franco Vandelli (Forlì)
                “Appunti "Dalle cronache dell'Akasha" di Rudolf Steiner”

Ore 17,30 Intervallo

Ore 17,45 Lina Cassano (Torino)
                “Medianità; guarigione dell’anima….” Segue breve dimostrazione pubblica

Ore 18,45 Federico D’Intinosante (Chieti)
                “La mia vita con l’Invisibile….”

Ore 19,30 Cena


Ore 21,15 Barbara Amadori (Cesena)
                “La Medianità”



Sabato 27 novembre 2010

Ore 9,30 Don Sergio Messina (Torino)
               “Aprire gli occhi e illuminarsi d’immenso”

Ore 10,30 Manila Ciccotelli (Chieti)
                "L'equilibrio nel dualismo tra finito e infinito " Segue breve dimostrazione pubblica

Ore 11,30 Intervallo

Ore 11,45 Angela Albanese (Torino)
               “Le infinite possibilità dell’Essere.” Segue breve dimostrazione pubblica

Ore 13,00 Pranzo

Ore 14,45 Riccardo Di Napoli (Genova)
               “Telefonate dal cielo: consolazione ed insegnamento”

Ore 16,15 Amleto Iansante (Chieti)
               “Globi di Luce: dalla materia all'Essere Spirituale, dal non senso della vita, alla certezza dell'aldilà”

Ore 17,00 Intervallo

Ore 17,15 Luigi Cama (Milazzo)
               “Massimo e Freddie Mercury: un caso esemplare di Metavisione e Metafonia.”

Ore 18,45 Francesca Pinna (Nuoro)
                L’associazione Arcu’ e Chelu: importante realtà a Nuoro

Ore 19,30 Cena


Ore 21,00 B. Amadori, A. Albanese, E. Bovi, L. Cassano, M. Ciccotelli, C. Tortorelli e la collaborazione straordinaria di Luigi Cama
                   Dimostrazione pubblica


Domenica 28 novembre 2010

Ore 9,30 Franco Fanano e Maria Matteacci (Terni)  Andreina Mazzon (Venezia)
             “Parole di Luce dai nostri figli…. ”

Ore 10,30 Carmela Tortorelli (S. Severo – FG)
                “La mia vita con mio fratello Gianluigi…” Segue breve dimostrazione pubblica

Ore 11,30 Intervallo

Ore 11,45 Tavola rotonda con Anita Pesci e Piero Deusebio, Andreina Mazzon, Monica Montanari e Oriano Rafi, Franco Fanano e Maria Matteacci, Mariangela Aldrovandi e Giuliano Zerbini, Andreina Mazzon, Marco Pioli 
                “Il dolore e la speranza: genitori in cammino, sprone alla Vita”

Ore 13,15 
Chiusura convegno




Tante piccolissime luci illuminano il Mondo!



Centomila persone sono radunate nel Coliseum di Los Angeles, in California. All’improvviso Padre Keller, che parlava a quell’immensa assemblea, si interruppe: «Non abbiate timore; adesso si spegneranno le luci!». Piombò l’oscurità sullo stadio; ma attraverso gli altoparlanti, la voce di Padre Keller continuò: «Io accenderò un fiammifero. Tutti quelli che lo vedono brillare, dicano semplicemente “sì”». Appena quel puntino di fuoco si accese nel buio, tutta la folla gridò: «Sì». Padre Keller seguitò a spiegare: «Ecco: una qualsiasi azione di bontà può brillare in un cuore di tenebre. Per quanto piccola, non passa mai nascosta agli occhi di Dio. Ma voi potete fare di più. Tutti quelli che hanno un fiammifero, l’accendano!». Di colpo l’oscurità venne rotta da uno sconfinato tremolio di piccoli fuochi. Se molti uomini di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare.

                                                                                                           Pino Pellegrino  (Parlar per simboli)

Un tale aveva un alloggio al pian terreno che dava su un vicolo stretto e buio. Annottava quando, per un guasto al suo impianto elettrico, rimase avvolto dalle tenebre. Allora cominciò ad annaspare incespicando. Fu preso dal panico e gridava: «Aiuto! Aiuto!». Proprio in quel momento passava di lì un amico. Sentì e s’affacciò alla finestrella di quel monolocale. Aveva acceso, intanto, il suo “accendino”. Rendendosi conto dell’accaduto, disse: «Ti faccio luce io. Mi ricordo che hai un’antica lampada a petrolio lì in mezzo, sul camino. Sta’ calmo, va al centro della tua casa». All’uomo non sembrò vero di potersi muovere pur con quella fioca luce, e subito trovò la lampada. L’amico gli prestò l’accendino allungando il braccio dalla finestra. La fiamma divampò sullo stoppino e ci fu una calda luce in tutto il monolocale… Non importa da dove ti viene l’accendino. Forse da un libro, da un amico, da altro. Ricorda però che la lampada puoi accenderla solo tu, se vai con calma al centro del tuo cuore. La luce che conta è Dio-Amore, Dio-luce che abita il tuo cuore profondo. Credilo e vivrai.
Maria Pia Giudici, Casa di preghiera S. Biagio (Subiaco)



L'Abete di Natale


In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l'oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta nevicata.
Il ragazzo si sentì assalire dall'angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.

Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l'albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino.

La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra. Aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.

In ricordo di quel fatto, l'abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.
Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti 

Già pubblicato da Stella

sabato 20 novembre 2010

Just do it!

 

E' sempre questione di prospettiva

“Incessantemente chino sull'uomo per difenderlo, stimolarlo e ispirarlo, l'angelo custode si rattrista forse per quello che affligge il suo protetto: perdite materiali, insuccessi professionali, incidenti, malattie, vecchiaia, incostanze, mancanze, peccati? Accompagnando l'uomo in tutte le sue vie, l'angelo custode non ha talvolta di che rattristarsi? Qual'è l'atteggiamento dell'angelo di fronte al problema che è un tormento segreto per i credenti insufficientemente illuminati e un ostacolo per gli increduli nel loro cammino verso la verità: vale a dire il male, nelle sue diverse manifestazioni, che c'è nel mondo? Come reagisce l'angelo all'obiezione frequente: “Se Dio esistesse non permetterebbe il male. Il male c'è, quindi Dio non esiste?”.
Qui si presenta un dilemma. O l'angelo soffre per le nostre prove e quindi non gode una felicità perfetta, o il nostro angelo custode non piange con quelli che piangono, rimane indifferente come un egoista e freddo di fronte ai mali che ci affliggono e quindi gli manca la comprensione e la simpatia. La soluzione data da San Tommaso a questo problema apparentemente insolubile ci apre profonde prospettive sul mondo degli angeli e sulla vita umana. «Gli angeli - afferma San Tommaso - non provano dolore né dei peccati né delle pene degli uomini. Nel mondo avviene soltanto ciò che è conforme alla divina giustizia e che da lei è tollerato, per cui gli angeli e gli altri beati aderiscono totalmente all'ordine della divina giustizia. Ma perché allora Dio permette il male? Perché non può fare altrimenti? Certamente no. Egli è onnipotente. Gli basterebbe un nonnulla per prevenire il delitto di un assassino o le persecuzioni di un tiranno o per abbattere un prepotente dittatore ecc. Se Dio tollera un male è sempre e unicamente per ricavarne un bene, a breve o a lunga scadenza.
San Tommaso spiega questo stile divino con un esempio molto semplice: il comportamento di un navigante il cui battello, carico di merci, rischia di affondare in mezzo al mare in burrasca. Il navigante non vuole gettare in mare la mercanzia, ma lo vuole nell'imminenza di un grave pericolo di morte. Questa perdita si risolve per lui in un guadagno. Ha la vita salva! Da un male ricava un bene. Sacrifica il meno, la mercanzia, e salva il più, la vita. Agisce saggiamente. Ostinandosi a voler salvare la sua merce, perderebbe il battello e la vita. Così agisce Dio, quando tollera le malattie e le epidemie, i terremoti e le inondazioni, i delitti e le guerre, le colpe morali, i sacrilegi, le apostasie degli individui e dei popoli: se non impedisce questi mali - e lo potrebbe fare facilmente - è perché la sua sapienza e la sua potenza ne ricaveranno un giorno o l'altro dei beni più grandi. Dagli oscuri abissi della miseria umana, la misericordia di Dio sa trarre tesori imprevedibili.
Questo lo sanno bene gli angeli, perciò non si affliggono delle nostre pene. Non è dunque affatto per indifferenza che gli angeli non si rattristano davanti alle disgrazie e alle colpe dei loro protetti, ma in ragione di una conoscenza più penetrante di questi mali. La loro serenità non deriva da ignoranza, ma da una scienza superiore. Mentre l'occhio dell'uomo si ferma alla scorza rugosa delle prove, senza discendere nella profondità né considerare l'avvenire, lo sguardo dell'angelo custode attraversa la scorza, entra nell'interno e penetra l'avvenire. Nel seme gettato in terra egli discerne già la spiga. L'angelo partecipa della scienza di Dio che con un solo sguardo abbraccia tutte le cose, passate, presenti e future. In una pagina magnifica, degna di Sant'Agostino, Pio XII raffronta le vedute limitate degli uomini con la scienza infinita di Dio, della quale partecipano gli angeli:
“Tutti gli uomini sono quasi fanciulli dinanzi a Dio, tutti, anche i più profondi pensatori, i più sperimentati condottieri dei popoli. Essi giudicano gli avvenimenti con la veduta corta del tempo che passa e vola irreparabile. Dio li guarda invece dalle altezze e dal centro immoto della eternità. Essi hanno davanti ai loro occhi l'angusto panorama di pochi anni; Dio invece ha davanti a sé il panorama universale dei secoli. Essi ponderano gli umani eventi dalle loro cause prossime e dai loro effetti immediati; Dio li vede nelle loro cause remote e li misura nei loro effetti lontani. Essi vorrebbero la giustizia immediata e si scandalizzano dinanzi alla potenza effimera dei nemici di Dio, alle sofferenze e alle umiliazioni dei buoni. Ma il Padre celeste che nel lume della sua eternità abbraccia, penetra e domina le vicende dei tempi, al pari della serena pace dei secoli senza fine, continua e continuerà a far sorgere il suo sole sopra i buoni e i cattivi, a guidare i loro passi di fanciulli, con fermezza e tenerezza. È solo necessario che si lascino condurre da Lui e confidino nella potenza e nella saggezza del Suo amore per loro”.
Fra Giovanni della Croce è gettato dai suoi fratelli carmelitani in un carcere del convento di Toledo. Gesto esecrabile, dal quale tuttavia Dio saprà ricavarne meraviglie! Fu precisamente nella sua oscura prigione di Toledo che ricevette le grazie di luce e di amore che lo condussero al più alto grado della vita mistica. Dopo la sua liberazione egli parlava dei suoi carcerieri come di benefattori insigni. La sua unione intima con Dio gli permetteva di partecipare in qualche modo a quella visione profonda che gli angeli, aderendo ai disegni di Dio, hanno degli avvenimenti e che serve loro per comprendere che se Dio permette un male, non è che per ricavarne un bene maggiore. Immaginiamo Ignazio di Loyola ferito gravemente all'assedio di Pamplona da una pallottola francese che gli spezza una gamba. Cerchiamo di rappresentarci le reazioni dei suoi amici. “Che disgrazia - avranno esclamato alcuni - ecco una brillante carriera interrotta..”.
“Che fortuna - avranno pensato altri - è una liberazione! Toccato dalla grazia il capitano Inigo Lopez (questo era il suo nome) si impegnerà in una carriera incomparabilmente più nobile e più utile agli uomini che il mestiere delle armi!”. Come i nostri angeli custodi, così i santi del cielo e quindi i nostri defunti, liberati dalle fiamme del purgatorio ed entrati nella luce di Dio, conservano la serenità dinanzi al mali temporali e ai peccati degli uomini. Sulle prime questo atteggiamento imperturbabile sembra inumano ed incomprensibile. Si dirà: una madre entrata in paradiso come potrà non rattristarsi delle prove dei figli rimasti sulla terra? Non parteciperebbe alle loro preoccupazioni materiali? Non soffrirebbe per i loro peccati? Non fremerebbe vedendoli sulla via della perdizione? È necessario ripeterlo: la serenità dei cittadini del cielo dinanzi ai mali che affliggono gli abitanti della terra non è il frutto dell'ignoranza, né dell'indifferenza di chi, divenuto ricco, dimentica la sorte dei suoi compagni di via. È piuttosto il frutto di una scienza più profonda e di un amore più illuminato. Poiché la loro volontà è totalmente unita a quella di Dio, gli eletti entrati nella sua pace non provano né contrarietà né sofferenza alla vista delle vicissitudini degli uomini. La loro intelligenza, essendo immersa in quella di Dio, vede nelle prove degli uomini lo svolgimento dei disegni di Dio che sono tutti adorabili. Una mistica inglese, Giuliana da Norwich, preoccupata del problema del male e della sofferenza, comunicava le sue inquietudini a Nostro Signore.
Egli la tranquillizzò, invitandola a confidare nel suo amore e nella sua onnipotenza: “Alla fine vedrai che tutto era bene”. “Alla fine”: ecco la parola chiave che illumina il problema del male. L'angelo vede la fine. L'uomo, che si avvale solo della ragione, ignora questa fine e insorge contro la sofferenza. Il credente, dotato di una fede debole, la sopporta malvolentieri, mentre il cristiano dalla fede viva crede in uno sbocco felice. Più vigorosamente crede, tanto più partecipa - senza mai uguagliarla - alla serenità imperturbabile degli angeli davanti al male. La pace profonda è una caratteristica degli amici di Dio. Essa risiede nell'intimo della loro anima e traspare dal loro viso e dal loro sguardo”. [ tratto da"… ma gli Angeli esistono davvero?", Ed. Medjugorje, Torino 1994 ].

La legge dell'attrazione, i maghi erranti e la pratica

di Andrea Panatta

La legge dell'attrazione funziona o no? Quasi tutti i guru del self-help sono stati fatti oggetto dell'unica critica che non si può controbattere facilmente e cioè che è facile parlare della legge d'attrazione quando di lavoro fai il guru del self-help e insegni la legge d'attrazione. In inglese esiste il termine SCAM per indicare una frode - o quella che a Roma chiameremmo una 'sola' - e quasi tutti i personaggi che si sono accodati a the Secret, the Key e cricca sono stati definiti degli scammers (sì, insomma, delle 'sole'). C'è poi tutta quella infinita serie di persone che come sport preferito hanno quello di dire 'ho provato ma con me non ha funzionato' o di farsi tutti i corsi cercando quello 'giusto' o quello che prima o poi 'funzionerà' spendendo una barca di soldi e accumulando nozioni dal punto di vista mentale senza però renderle mai operative. Fare un giro negli ambienti di questo genere ti mette di fronte allo sconcertante fatto che sono pochi quelli che riescono a far funzionare questa benedetta legge dell'attrazione e che possono raccontartelo con lo sguardo e la vibrazione di chi non ha più bisogno di essere convinto perchè samplicemente sa che è così... sono pochi anche perchè quando sai com'è forse smetti di seguire seminari e inizi a seguire la tua beatitudine, quindi non hai più tempo da perdere dietro a cose vaghe che non rispecchino la tua intenzione di base. Dal canto mio ho notato che quelli a cui ha funzionato e funziona hanno alcune caratteristiche in comune che mi permetto di elencare come caratteristiche di base di un buon mago errante:

- Non hanno mai dubitato, neanche nei momenti più bui, che questa legge o una legge simile esistesse e funzionasse.

- Non hanno mai voluto avere a che fare con principii diversi da: 'sono io che creo la mia realtà, che io ne sia consapevole o meno'.

- Non se la sono mai presa con l'esterno (governo, amici, parenti, datori di lavoro) e se qualche volta è capitato (siamo umani) poi si sono ripresi il proprio potere appena passata la crisi.

- Per loro non c'era niente di più importante che questo, cioè provare a se stessi e da soli l'esistenza di questa legge senza più conoscerla per sentito dire o perchè l'ha detto il guru di turno (per me è forse il principio più importante).

- Avevano e hanno tutti una solida base spirituale totalmente autonoma da cui attingere energia e in cui trovare la propria pace e il proprio centro.

- Avevano e hanno tutti la capacità di ridurre l'importanza del proprio ego e delle proprie convinzioni e di ammettere i propri errori con la conseguente possibilità di evolversi e far scorrere energia di qualità più alta e in quantità maggiore.

Oltre a questo bisogna...

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mercoledì 17 novembre 2010

La morte e le grandi tradizioni



Chi non si è già posto le domande: Che succede e cosa diventiamo dopo la morte? Dove si va? C'è veramente qualcos'altro? E se tutto ciò non fosse vero? Perché si deve morire?
Abbiamo l'abitudine di dire: "Non lo sappiamo, nessuno è mai ritornato a dircelo". Ma, secondo il grado di interesse e nella misura in cui l'argomento ha importanza per noi, a suo tempo, il nostro Essere interiore ci rivelerà questi segreti.
È bene tuttavia ricordarsi che le grandi tradizioni ci hanno lasciato numerosi scritti sugli stati postumi. Una breve sintesi dei punti più importanti potrà senza dubbio alimentare la nostra riflessione.

1) Il libro dei morti tibetano o Bardo Thòdol
Questo libro è un trattato scientifico che descrive in modo razionale le differenti tappe del viaggio dell'anima dal momento della morte a quello della rinascita.
"Questo libro appartiene alla categoria dei testi che insegnano la tecnica e l'arte di morire. Il suo interesse è centrato sul momento del "passaggio" e sui giorni e le settimane che seguono."
Il termine "Bardo Thòdol" significa "Liberazione mediante comprensione nel piano che segue la morte". Il libro contiene un insegnamento di grande saggezza. Alcuni passaggi vanno letti al defunto per consentirgli di liberarsi più rapidamente dei suoi attaccamenti materiali e umani e così riconoscere la pura luce. Se, sin dai primi giorni, il defunto non ha saputo riconoscere la chiara luce e fondervisi, dovrà iniziare il suo viaggio nei vari Bardos, che simbolicamente durano quarantanove giorni. In breve, in questi Bardos la coscienza del defunto sarà confrontata col mondo delle illusioni. Queste non sono altro che le illusioni, paure, chimere e fantasmi propri. Quanto più in fretta saprà riconoscerli, tanto prima si libererà allo scopo di reintegrare il suo stato divino (o fondersi col Buddha) oppure di reincarnarsi.
Il Karma determina le condizioni dell'esperienza che quest'anima vivrà. Il grande messaggio trasmesso da questa tradizione buddista tibetana è che dobbiamo liberarci da ogni illusione e attaccamento per poter raggiungere lo stato di Buddha.
"Il termine Buddha designa ogni persona che si è completamente risvegliat dall'ignoranza e si è aperta al suo vasto potenziale di saggezza. Un Buddha è colui che ha messo termine definitivamente alla sofferenza e alla frustrazione scoprendo una felicità e una pace durevoli, incrollabili."
"E ciò può essere realizzato in questa incarnazione."
Secondo tale tradizione, lo stato di Buddha si raggiunge attraverso il non attaccamento. Un buon mezzo per arrivare a questo distacco o morte dell'ego è lo sviluppo della compassione.

2) Il libro dei morti degli antichi Egizi
Il suo titolo esatto in verità è: "Uscita verso la luce del giorno"
Nella tradizione egizia i simboli hanno un posto preminente come mezzo di trasmissione degli insegnamenti. Questo non sempre è semplice da comprendere né necessariamente esatto nell'ordine cronologico degli avvenimenti. I riti funebri erano molto elaborati.
"Lo scopo era di permettere alla coscienza Ka di riunirsi all'anima spirituale Ba."
"La mummificazione serviva a conservare la coesione delle membra. Simbolicamente significa che l'anima conserva la sua identità e il dominio della Coscienza".
"La conoscenza dei misteri dipende dalla riunificazione della Coscienza."
"La descrizione della vita dopo la morte costituisce il carattere essenziale del Libro dei morti Egiziano."
"Una parte del libro era usata come guida dai candidati all'iniziazione; la nozione di morte, in questo caso, diventava un termine tecnico che indicava il passaggio dal piano di coscienza quotidiano a quello della super coscienza."
La lettura degli incantesimi trasmette forza e determinazione a colui che li legge. Questi testi danno l'impressione che sia l'anima in tutta la sua onnipotenza e onniscienza a parlare attraverso il lettore.
"L'iniziato partiva dal principio che il fenomeno della morte fisica era solo una metamorfosi della coscienza. Per lui l'anima, dopo aver varcato la soglia, percorreva le tappe successive di un'evoluzione normale."
"Gli antichi Egizi ritenevano che nascendo sulla Terra, l'uomo moriva per il mondo dell'Al di là; le sue potenzialità sovrumane subivano un eclissi. La morte terrestre era invece una nuova nascita, una rinascita nello spirito, un ringiovanimento dell'io profondo. Il defunto diventava un neonato. Il piano
nel quale approdava dopo il passaggio della soglia era la regione dell'assoluta possibilità. Libero dalla prigione materiale poteva vivere l'esperienza di una libertà totale."
Il punto importante in questa Tradizione è che soltanto la Vita è reale e assoluta, non la morte. La metamorfosi è l'elemento chiave del pensiero egizio sapendo che consiste in molteplici trasformazioni. Questo sottintende evoluzione.

3) Lo Zohar
È' il "Libro dello splendore" della tradizione giudaica.
Un'idea interessante dello Zohar è il paragone tra il sonno e la morte.
Ogni notte, vi si legge, l'anima compie lo stesso viaggio che farà quando lascerà il corpo definitivamente. Lasciando il corpo vivere unicamente delle sue funzioni vitali, l'anima si eleva verso le regioni superiori. Se è pura non si lascerà sedurre dalle potenze impure e raggiungerà il regno celeste. Gli angeli le comunicheranno le verità e poi, al mattino, rinascerà rinnovata.
Se gli stati di veglia sono stati impuri, l'anima dimorerà con gli spiriti impuri che la indurranno in errore. E, venuto il mattino, ritornerà al corpo che si sveglierà. 
Secondo questa visione è opportuno è elevare i nostri pensieri verso il Cosmico prima di addormentarci.

4) Il Vedanta
Nato dalla tradizione indù, significa letteralmente: "La fine del Veda".
"Secondo l'induismo, la Vita dell'Universo visibile e invisibile non è altro cheillusione cosmica, maya, un gioco, Lila, entrambi sprovvisti di senso e realtà; solo la morte, realtà assoluta, può essere presa sul serio."
Il messaggio offerto da questa Tradizione è che dobbiamo pervenire all'unità o alla non dualità. Solo l'illusione può velarci la realtà. Il nostro desiderio deve essere di unirsi a Brahman, poiché siamo ciò che pensiamo.
"Si diventa ciò che si è, secondo i propri atti e la propria condotta."
"In verità si deve con zelo purificare questo pensiero che è il ciclo stesso delle rinascite. Si diventa identico a ciò che si pensa: ecco l'eterno mistero."

5)Bhagavad‐Gita
"Secondo la Bhagavad‐Gita gli esseri avvolti dall'ignoranza (tamas) sono incatenati dalla negligenza, l'indolenza e l'inerzia e rinascono dopo la morte in matrici di esseri privi di conoscenza. Coloro che ostentano il desiderio e l'azione (raja) sono attaccati al frutto delle loro opere e rinascono al mondo dell'azione (pitri‐yana). Coloro che si attaccano alla conoscenza (sattawa) si assoggettano alla felicità e alla purezza e appartengono al Mondo senza macchia di quelli che conoscono i principi supremi (deva‐yana). Ma coloro che non partecipano ad alcuna di queste tre tendenze (gunas) e che sono fermamente stabili al di sopra della conoscenza, dell'azione e dell'ignoranza, che considerano allo stesso modo la felicità e la sofferenza, l'onore e l'insulto, l'amico e il nemico, questi diventano il Brahman."

6) Esperienze di morte imminente (EMI, o NDE "near death cxperience")
Gli scritti di queste Tradizioni sono oggi confermati dai racconti delle persone che hanno provato la morte clinica. Queste persone considerano la loro esperienza ineffabile, incommensurabile, un mondo di luce indefinibile. Una sensazione di estremo benessere, pace e calma con una delusione per essere ritornati alla vita sulla Terra. Hanno anche provato una sensazione di umiltà davanti all'ampiezza dell'avvenimento unita alla sensazione di far parte di un Tutto.
Dopo l'esperienza rimane un punto in comune: tutti hanno una profonda convinzione della realtà spirituale. "Questa esperienza li ha avvicinati a Dio e non alla Chiesa " (N. Giroux). 
Secondo Sogyal Rinpoché (2), l'aspetto più importante della morte imminente è il cambiamento che reca scomparsa della paura della morte. 
Il Dr. Kenneth Ring dice che si è constatato un cambiamento di valore, un comportamento meno materialista, più aperto alla spiritualità, una diminuzione della paura della morte. Dopo questa esperienza non più il 50%, ma la totalità delle persone, credeva nella reincarnazione. Non si tratta semplicemente di credere, si dice, ma della certezza di sapere, una conoscenza assoluta. Tutti coloro che hanno vissuto una EMI sono concordi nel dire che quando il corpo sta per morire loro non stanno per morire. I suicidi che hanno vissuto la stessa esperienza e sono ritornati, hanno vissuto lo stesso cambiamento e non vogliono più uccidersi di nuovo.
Il Dr. F. Smith  riferisce che parecchi ricercatori hanno constatato che lo stesso tipo di esperienza può sopraggiungere in molte altre circostanze: rilassamento profondo, meditazione, stress intenso, sogno.
Vita e morte sono indissociabili. La nostra morte sarà ciò che è stata la nostra vita. Noi reagiamo di fronte alla nostra transizione nello stesso modo in cui abbiamo reagito davanti a tutti i grandi avvenimenti prodottisi durante la nostra vita. Il dopo morte non è altro che il seguito continuo di ciò che siamo stati in vita.
Tutte le Tradizioni sembrano d'accordo sul fatto che un'anima pura raggiungerà rapidamente i piani più elevati, mentre un'anima meno pura stagnerà più a lungo, poiché confrontata con le sue paure, passioni, desideri, emozioni, che ritardano la sua ascesa spirituale.
L'Ordine Rosa‐Croce dice che alla transizione raggiungeremo il piano di coscienza a noi più adatto. Senza dubbio la meditazione, i pensieri, le parole e le azioni di natura elevata e altruista contribuiscono
all'armonizzazione e all'elevazione del nostro essere.
Ogni Tradizione porta un insegnamento prezioso. Anche se talvolta sembrano opposte, esprimono ciascuna a suo modo quei principi che convergono verso una stessa realtà. 

Tratto da: Riflessione sulla morte o transizione