sabato 20 novembre 2010

E' sempre questione di prospettiva

“Incessantemente chino sull'uomo per difenderlo, stimolarlo e ispirarlo, l'angelo custode si rattrista forse per quello che affligge il suo protetto: perdite materiali, insuccessi professionali, incidenti, malattie, vecchiaia, incostanze, mancanze, peccati? Accompagnando l'uomo in tutte le sue vie, l'angelo custode non ha talvolta di che rattristarsi? Qual'è l'atteggiamento dell'angelo di fronte al problema che è un tormento segreto per i credenti insufficientemente illuminati e un ostacolo per gli increduli nel loro cammino verso la verità: vale a dire il male, nelle sue diverse manifestazioni, che c'è nel mondo? Come reagisce l'angelo all'obiezione frequente: “Se Dio esistesse non permetterebbe il male. Il male c'è, quindi Dio non esiste?”.
Qui si presenta un dilemma. O l'angelo soffre per le nostre prove e quindi non gode una felicità perfetta, o il nostro angelo custode non piange con quelli che piangono, rimane indifferente come un egoista e freddo di fronte ai mali che ci affliggono e quindi gli manca la comprensione e la simpatia. La soluzione data da San Tommaso a questo problema apparentemente insolubile ci apre profonde prospettive sul mondo degli angeli e sulla vita umana. «Gli angeli - afferma San Tommaso - non provano dolore né dei peccati né delle pene degli uomini. Nel mondo avviene soltanto ciò che è conforme alla divina giustizia e che da lei è tollerato, per cui gli angeli e gli altri beati aderiscono totalmente all'ordine della divina giustizia. Ma perché allora Dio permette il male? Perché non può fare altrimenti? Certamente no. Egli è onnipotente. Gli basterebbe un nonnulla per prevenire il delitto di un assassino o le persecuzioni di un tiranno o per abbattere un prepotente dittatore ecc. Se Dio tollera un male è sempre e unicamente per ricavarne un bene, a breve o a lunga scadenza.
San Tommaso spiega questo stile divino con un esempio molto semplice: il comportamento di un navigante il cui battello, carico di merci, rischia di affondare in mezzo al mare in burrasca. Il navigante non vuole gettare in mare la mercanzia, ma lo vuole nell'imminenza di un grave pericolo di morte. Questa perdita si risolve per lui in un guadagno. Ha la vita salva! Da un male ricava un bene. Sacrifica il meno, la mercanzia, e salva il più, la vita. Agisce saggiamente. Ostinandosi a voler salvare la sua merce, perderebbe il battello e la vita. Così agisce Dio, quando tollera le malattie e le epidemie, i terremoti e le inondazioni, i delitti e le guerre, le colpe morali, i sacrilegi, le apostasie degli individui e dei popoli: se non impedisce questi mali - e lo potrebbe fare facilmente - è perché la sua sapienza e la sua potenza ne ricaveranno un giorno o l'altro dei beni più grandi. Dagli oscuri abissi della miseria umana, la misericordia di Dio sa trarre tesori imprevedibili.
Questo lo sanno bene gli angeli, perciò non si affliggono delle nostre pene. Non è dunque affatto per indifferenza che gli angeli non si rattristano davanti alle disgrazie e alle colpe dei loro protetti, ma in ragione di una conoscenza più penetrante di questi mali. La loro serenità non deriva da ignoranza, ma da una scienza superiore. Mentre l'occhio dell'uomo si ferma alla scorza rugosa delle prove, senza discendere nella profondità né considerare l'avvenire, lo sguardo dell'angelo custode attraversa la scorza, entra nell'interno e penetra l'avvenire. Nel seme gettato in terra egli discerne già la spiga. L'angelo partecipa della scienza di Dio che con un solo sguardo abbraccia tutte le cose, passate, presenti e future. In una pagina magnifica, degna di Sant'Agostino, Pio XII raffronta le vedute limitate degli uomini con la scienza infinita di Dio, della quale partecipano gli angeli:
“Tutti gli uomini sono quasi fanciulli dinanzi a Dio, tutti, anche i più profondi pensatori, i più sperimentati condottieri dei popoli. Essi giudicano gli avvenimenti con la veduta corta del tempo che passa e vola irreparabile. Dio li guarda invece dalle altezze e dal centro immoto della eternità. Essi hanno davanti ai loro occhi l'angusto panorama di pochi anni; Dio invece ha davanti a sé il panorama universale dei secoli. Essi ponderano gli umani eventi dalle loro cause prossime e dai loro effetti immediati; Dio li vede nelle loro cause remote e li misura nei loro effetti lontani. Essi vorrebbero la giustizia immediata e si scandalizzano dinanzi alla potenza effimera dei nemici di Dio, alle sofferenze e alle umiliazioni dei buoni. Ma il Padre celeste che nel lume della sua eternità abbraccia, penetra e domina le vicende dei tempi, al pari della serena pace dei secoli senza fine, continua e continuerà a far sorgere il suo sole sopra i buoni e i cattivi, a guidare i loro passi di fanciulli, con fermezza e tenerezza. È solo necessario che si lascino condurre da Lui e confidino nella potenza e nella saggezza del Suo amore per loro”.
Fra Giovanni della Croce è gettato dai suoi fratelli carmelitani in un carcere del convento di Toledo. Gesto esecrabile, dal quale tuttavia Dio saprà ricavarne meraviglie! Fu precisamente nella sua oscura prigione di Toledo che ricevette le grazie di luce e di amore che lo condussero al più alto grado della vita mistica. Dopo la sua liberazione egli parlava dei suoi carcerieri come di benefattori insigni. La sua unione intima con Dio gli permetteva di partecipare in qualche modo a quella visione profonda che gli angeli, aderendo ai disegni di Dio, hanno degli avvenimenti e che serve loro per comprendere che se Dio permette un male, non è che per ricavarne un bene maggiore. Immaginiamo Ignazio di Loyola ferito gravemente all'assedio di Pamplona da una pallottola francese che gli spezza una gamba. Cerchiamo di rappresentarci le reazioni dei suoi amici. “Che disgrazia - avranno esclamato alcuni - ecco una brillante carriera interrotta..”.
“Che fortuna - avranno pensato altri - è una liberazione! Toccato dalla grazia il capitano Inigo Lopez (questo era il suo nome) si impegnerà in una carriera incomparabilmente più nobile e più utile agli uomini che il mestiere delle armi!”. Come i nostri angeli custodi, così i santi del cielo e quindi i nostri defunti, liberati dalle fiamme del purgatorio ed entrati nella luce di Dio, conservano la serenità dinanzi al mali temporali e ai peccati degli uomini. Sulle prime questo atteggiamento imperturbabile sembra inumano ed incomprensibile. Si dirà: una madre entrata in paradiso come potrà non rattristarsi delle prove dei figli rimasti sulla terra? Non parteciperebbe alle loro preoccupazioni materiali? Non soffrirebbe per i loro peccati? Non fremerebbe vedendoli sulla via della perdizione? È necessario ripeterlo: la serenità dei cittadini del cielo dinanzi ai mali che affliggono gli abitanti della terra non è il frutto dell'ignoranza, né dell'indifferenza di chi, divenuto ricco, dimentica la sorte dei suoi compagni di via. È piuttosto il frutto di una scienza più profonda e di un amore più illuminato. Poiché la loro volontà è totalmente unita a quella di Dio, gli eletti entrati nella sua pace non provano né contrarietà né sofferenza alla vista delle vicissitudini degli uomini. La loro intelligenza, essendo immersa in quella di Dio, vede nelle prove degli uomini lo svolgimento dei disegni di Dio che sono tutti adorabili. Una mistica inglese, Giuliana da Norwich, preoccupata del problema del male e della sofferenza, comunicava le sue inquietudini a Nostro Signore.
Egli la tranquillizzò, invitandola a confidare nel suo amore e nella sua onnipotenza: “Alla fine vedrai che tutto era bene”. “Alla fine”: ecco la parola chiave che illumina il problema del male. L'angelo vede la fine. L'uomo, che si avvale solo della ragione, ignora questa fine e insorge contro la sofferenza. Il credente, dotato di una fede debole, la sopporta malvolentieri, mentre il cristiano dalla fede viva crede in uno sbocco felice. Più vigorosamente crede, tanto più partecipa - senza mai uguagliarla - alla serenità imperturbabile degli angeli davanti al male. La pace profonda è una caratteristica degli amici di Dio. Essa risiede nell'intimo della loro anima e traspare dal loro viso e dal loro sguardo”. [ tratto da"… ma gli Angeli esistono davvero?", Ed. Medjugorje, Torino 1994 ].

7 commenti:

  1. come sempre ti ringrazio gio per questi temi così interessanti e voglio comunicarti il mio punto di vista.
    Io credo che le prove della vita siano esami da superare e digerire altrimenti diventano dolori e sofferenze inspiegabili perchè aconra avvolti nel mistero,sta a noi aprire attraverso lo studio degli avvenimenti della vita il libro dei nostri personali misteri e cercare di dare una spiegazione agli enigmi in esso racchiusi.L'angelo custode quindi soffre quando conoscendo le nostre capacità di comprensione noi non ci impegnamo a studiare e siamo quindi degli asini che piangono sui libri chiusi implorando di non studiare ma solo superficialmente di giocare e basta rimanendo superficiali ed indifferenti,mentre il fine della nostra esistenza terrena è quella di istruirci al fine della consapevolezza e quindi della saggezza.Sono pienamente convinta quindi che la vera istruzione e cultura non ci venga data dai libri ma dagli avvenimenti improvvisi o anche dalle conseguenze di impulsi giovanili.Quindi l'angelo custode è colui che conosce quali sono le materie che dobbiamo studiare nella vita.Io credo sia proprio lui il nostro maestro che ci da i compiti da fare nella vita ed è sempre lui che ci pone davanti gli avvenimenti spiacevoli e ci fa ripetere la lezione fino a che non abbiamo imparato bene,senza odio e rancore,senza vendetta per nessuno.La'ngelo quindi è il nostro professore ed è felice quando ci realizziamo in saggezza e consapevolezza e queste ci portano anche la ricchezza materiale.
    un abbraccio.

    RispondiElimina
  2. io non credo che l'angelo custode (io superiore) soffra... è come se noi soffrissimo perchè perdiamo a monopoli... per il resto sono perfettamente d'accordo con te!

    RispondiElimina
  3. Ōryū Shen Radagast22 novembre 2010 14:56

    Idem... Guardacaso gli angeli custodi si dice siano due: uno maschio e uno femmina!
    Mi vengono in mente due cose: una è che lo Spirito è un archetipo maschile; la seconda è che l'Anima è di archetipo femminile, da sempre vista come femminile....
    Dunque credo che tu abbia pienamente ragione: l'Anima e lo Spirito sono le due facce della stessa medaglia divina, le parti polari di cui è fatto il nostro Sé Divino! ;)

    RispondiElimina
  4. no,io non penso sia proprio così,gli Angeli sono esseri di luce che svolgono dei compiti,il Sè Superiore è DIO IN NOI,perciò gli Angeli sono al nostro servizio...
    NOI SIAMO DIO,non è stato detto che siamo stati creati a sua immagine e somiglianza Sua?...noi siamo CO-CREATORI
    ciao e buona vita

    RispondiElimina
  5. sì certo! questo non esclude quello ;-D

    RispondiElimina
  6. ma come si può parlare del sesso degli angeli?
    cioè come si fa a parlare di quello che non si conosce?
    Abbiamo un compito immenso che è quello di "conoscere noi stessi" E NON SEMPRE BASTA UNA VITA!La profondità di questa conoscenza
    e la sua altezza è immensa e infinita.....
    Diciamo che se abbiamo una parte maschile e una femminile in ognuno di noi è sulla integrazione
    che dobbiamo puntare, su un equilibrio
    che ci permette di integrare cuore e mente
    femminile e maschile luce e ombra

    RispondiElimina
  7. quello di Ōryū Shen Radagast mi pareva un commento più che altro finalizzato a sostenere che tutto è uno più che a una generica discussinoe, appunto sul "sesso degli Angeli" ... mi sbaglierò, ma l'avevo interpretato così... e anche l'articolo è pieno di immagini, accattivanti senza dubbio, ma poco realistiche... quello che è interessante secondo me è il concetto che sta dietro alle immagini e cioè che non possiamo stabilire nella nostra limitatezza che qualcosa è "male" ;-D

    RispondiElimina