martedì 16 novembre 2010

"Il grande problema dell'umanità è l'ignoranza a tutti i livelli" Dalai Lama



Quando si comprende la legge del Karma, o legge di causa ed effetto,  o legge di Attrazione, le nostre azioni cambiano. Quando si riconosce l'ispirazione e l'intuizione, oltre a tutte le possibilità di proiezione del pensiero, i limiti dell'invisibile si dissolvono. Quando attraverso la fede, sostenuta dalla conoscenza e l'esperienza, l'immortalità diventa una certezza, non vi è più posto per la paura dell'ignoto, della solitudine e della sofferenza, né per la superstizione. Allora il termine transizione assume il suo vero significato e, come per il giorno e la notte, vita e morte diventano inseparabili complementi, eterni innamorati abbracciati.

La morte e la nascita sono le due fasi "chiave" del nostro passaggio sulla Terra. Una ne segna l'inizio, l'altra la fine, a meno che non costituiscano entrambe una transizione della coscienza da un piano d'esistenza a un altro.
Il processo della morte come transizione, è anche identificato con il termine di processo iniziatico e ciò che gli conferisce tutta la sua importanza e significato è l'impatto che ha sulla nostra coscienza.

Il nostro mondo ha perso tutto il senso iniziatico della morte e quindi della vita. Quando sapremo riconoscere che l'avvenimento importante o significativo della nostra esistenza è un'iniziazione, allora la vita e la morte assumeranno il loro vero significato.

Con la comprensione delle leggi spirituali, si possono comprendere meglio le leggi materiali, essendo sottomesse alle prime, al punto che diventa possibile il dominio dei due piani; poiché tutto ciò che è in basso è come ciò che è in alto e viceversa.

In realtà le tappe vissute da chi trapassa sono le stesse per i congiunti che sopravvivono, con la sola differenza che uno cambia di piano mentre gli altri continuano su questo.
Sia per l'uno che per gli altri c'è transizione, iniziazione, elevazione di coscienza. Solo il tempo e lo spazio li separano.

tempo = durata di persistenza della tristezza,
spazio = frontiera tra i mondi visibile e invisibile delimitata dalle vibrazioni materiali e spirituali.
Una visione più spirituale riduce i limiti tra il mondo dei viventi e quello dei morti. Le persone trapassate non sono degli scomparsi, ma degli invisibili. E risaputo che per molti che hanno perso un essere caro, il contatto con lui, durante un sogno o mediante una proiezione psichica, agisce come una terapia. Spesso questo contatto privilegiato dà la certezza che la persona trapassata esiste sempre, dando così fiducia nella credenza in un mondo superiore o almeno al di là di questo. Inoltre tale contatto reca solitamente un messaggio che conforta o permette di attenuare le colpe, le angosce o le paure. Sovente lascia una forte impressione d'amore e di compassione, oltre a una sensazione di pace profonda; il che permette alla persona contattata di concepire la propria vita in modo più sereno e fiducioso.

Non è la nostra anima che teme la transizione, ma l'io razionale in noi.
Temiamo la sofferenza che gli ultimi momenti possono causarci, temiamo di diventare un peso per gli altri, perdere la nostra autonomia, dover dipendere. E, soprattutto, temiamo la solitudine. Poiché in quel grande momento saremo soli.
Perché paventare la morte con paura, angoscia, incertezza e a volte persino come un nemico da combattere, mentre è la nostra più grande alleata? La notte non è infatti salutare per il riposo e per la rigenerazione che ci procura?

La morte è per molti aspetti simile al processo della meditazione. o al sonno profondo E la più bella e sublime meditazione che l'essere possa raggiungere. Perché? Perché libera da una fase dell'evoluzione limitata nel tempo riportandoci alla nostra dimensione spirituale, continua ed eterna. 

Al momento di cominciare una meditazione, il corpo si calma, si rilassa e perde coscienza dell'ambiente circostante. Quando moriamo, il cuore cessa di battere, il corpo perde i suoi attributi vitali e la coscienza lo abbandona.
Poi sfilano in noi tutti i pensieri e le azioni vissuti nelle ore e nei giorni precedenti, i più belli e i meno belli, quelli gioiosi e quelli tristi, ecc.
Parimenti al momento della transizione passa davanti a noi tutta la nostra vita.
A questo punto della meditazione possiamo sia precipitare nell'intelletto continuando a razionalizzare i nostri pensieri, sia perderci nel gioco delle emozioni che fanno suscitare in noi. Questo stato, dopo la morte, corrisponde al Bardo. In esso, o si stagna o si è assorbiti perché non riconoscendo la luce divina non ci si può fondere in essa. In questo modo raggiungiamo molto difficilmente il vero stato di meditazione, o quanto meno sarà più lungo raggiungere la calma mentale propizia alla meditazione.

Nella meditazione il punto più importante è il "lasciar andare", ossia abbandonare ogni attaccamento, desiderio, conformismo, per arrivare a uno stato di vuoto. Svuotata la dimensione materiale, ci riempiamo della dimensione spirituale. Questo è anche il punto più importante nel processo della transizione. Nella meditazione il lasciar andare significa perdita dell'io oggettivo, perdita delle illusioni e delle attese, l'essere ricettivo, disponibile per armonizzarsi, fondersi. Nella transizione lasciar andare significa separazione dall'essere fisico, perdita dell'ego o personalità esteriore, staccarsi da ogni attaccamento, persona, cosa, desiderio; essere disponibile, abbandonarsi senz'altra attesa se non quella di unirsi a Dio, fondersi con la Coscienza universale.

Lasciar andare è sempre la fase più importante. Allora si opera la transizione verso quell'altro piano di coscienza. La tecnica dovrebbe essere un sostegno per scoprire il proprio metodo di meditazione.
Non abbiate alcun timore che la meditazione sulla morte anticipi la transizione. Al contrario, vi ispirerà come vivere meglio. La Vita è indipendente dagli stati di vita e morte.

Perciò, se giorno dopo giorno mettiamo a profitto i nostri insegnamenti e meditiamo, al momento della transizione saremo più facilitati a staccarci dai possessi materiali, dagli esseri che ci sono cari, dalla nostra mente. E poiché la nostra vita è stata vissuta in funzione dei nostri ideali, al momento della grande iniziazione il nostro cuore e la nostra anima potranno essere pieni soltanto di gioia.

Tratto da: Riflessione sulla morte o transizione

2 commenti:

  1. claudia mancini26 novembre 2010 15:21

    Sono perfettamente in accordo con quanto tratto da Riflessione sulla maorte...e credo che è proprio mentre viviamo in questa dimensione umana che dobbiamo allenarci a lasciare andare e a lasciarci andare...tutto questo lo chiamo Affidarci alla Fede...che è molto molto di più che aver Fede !

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  2. certo Claudia, si tratta di "Sapere" anzichè "Credere"

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