mercoledì 17 novembre 2010

La morte e le grandi tradizioni



Chi non si è già posto le domande: Che succede e cosa diventiamo dopo la morte? Dove si va? C'è veramente qualcos'altro? E se tutto ciò non fosse vero? Perché si deve morire?
Abbiamo l'abitudine di dire: "Non lo sappiamo, nessuno è mai ritornato a dircelo". Ma, secondo il grado di interesse e nella misura in cui l'argomento ha importanza per noi, a suo tempo, il nostro Essere interiore ci rivelerà questi segreti.
È bene tuttavia ricordarsi che le grandi tradizioni ci hanno lasciato numerosi scritti sugli stati postumi. Una breve sintesi dei punti più importanti potrà senza dubbio alimentare la nostra riflessione.

1) Il libro dei morti tibetano o Bardo Thòdol
Questo libro è un trattato scientifico che descrive in modo razionale le differenti tappe del viaggio dell'anima dal momento della morte a quello della rinascita.
"Questo libro appartiene alla categoria dei testi che insegnano la tecnica e l'arte di morire. Il suo interesse è centrato sul momento del "passaggio" e sui giorni e le settimane che seguono."
Il termine "Bardo Thòdol" significa "Liberazione mediante comprensione nel piano che segue la morte". Il libro contiene un insegnamento di grande saggezza. Alcuni passaggi vanno letti al defunto per consentirgli di liberarsi più rapidamente dei suoi attaccamenti materiali e umani e così riconoscere la pura luce. Se, sin dai primi giorni, il defunto non ha saputo riconoscere la chiara luce e fondervisi, dovrà iniziare il suo viaggio nei vari Bardos, che simbolicamente durano quarantanove giorni. In breve, in questi Bardos la coscienza del defunto sarà confrontata col mondo delle illusioni. Queste non sono altro che le illusioni, paure, chimere e fantasmi propri. Quanto più in fretta saprà riconoscerli, tanto prima si libererà allo scopo di reintegrare il suo stato divino (o fondersi col Buddha) oppure di reincarnarsi.
Il Karma determina le condizioni dell'esperienza che quest'anima vivrà. Il grande messaggio trasmesso da questa tradizione buddista tibetana è che dobbiamo liberarci da ogni illusione e attaccamento per poter raggiungere lo stato di Buddha.
"Il termine Buddha designa ogni persona che si è completamente risvegliat dall'ignoranza e si è aperta al suo vasto potenziale di saggezza. Un Buddha è colui che ha messo termine definitivamente alla sofferenza e alla frustrazione scoprendo una felicità e una pace durevoli, incrollabili."
"E ciò può essere realizzato in questa incarnazione."
Secondo tale tradizione, lo stato di Buddha si raggiunge attraverso il non attaccamento. Un buon mezzo per arrivare a questo distacco o morte dell'ego è lo sviluppo della compassione.

2) Il libro dei morti degli antichi Egizi
Il suo titolo esatto in verità è: "Uscita verso la luce del giorno"
Nella tradizione egizia i simboli hanno un posto preminente come mezzo di trasmissione degli insegnamenti. Questo non sempre è semplice da comprendere né necessariamente esatto nell'ordine cronologico degli avvenimenti. I riti funebri erano molto elaborati.
"Lo scopo era di permettere alla coscienza Ka di riunirsi all'anima spirituale Ba."
"La mummificazione serviva a conservare la coesione delle membra. Simbolicamente significa che l'anima conserva la sua identità e il dominio della Coscienza".
"La conoscenza dei misteri dipende dalla riunificazione della Coscienza."
"La descrizione della vita dopo la morte costituisce il carattere essenziale del Libro dei morti Egiziano."
"Una parte del libro era usata come guida dai candidati all'iniziazione; la nozione di morte, in questo caso, diventava un termine tecnico che indicava il passaggio dal piano di coscienza quotidiano a quello della super coscienza."
La lettura degli incantesimi trasmette forza e determinazione a colui che li legge. Questi testi danno l'impressione che sia l'anima in tutta la sua onnipotenza e onniscienza a parlare attraverso il lettore.
"L'iniziato partiva dal principio che il fenomeno della morte fisica era solo una metamorfosi della coscienza. Per lui l'anima, dopo aver varcato la soglia, percorreva le tappe successive di un'evoluzione normale."
"Gli antichi Egizi ritenevano che nascendo sulla Terra, l'uomo moriva per il mondo dell'Al di là; le sue potenzialità sovrumane subivano un eclissi. La morte terrestre era invece una nuova nascita, una rinascita nello spirito, un ringiovanimento dell'io profondo. Il defunto diventava un neonato. Il piano
nel quale approdava dopo il passaggio della soglia era la regione dell'assoluta possibilità. Libero dalla prigione materiale poteva vivere l'esperienza di una libertà totale."
Il punto importante in questa Tradizione è che soltanto la Vita è reale e assoluta, non la morte. La metamorfosi è l'elemento chiave del pensiero egizio sapendo che consiste in molteplici trasformazioni. Questo sottintende evoluzione.

3) Lo Zohar
È' il "Libro dello splendore" della tradizione giudaica.
Un'idea interessante dello Zohar è il paragone tra il sonno e la morte.
Ogni notte, vi si legge, l'anima compie lo stesso viaggio che farà quando lascerà il corpo definitivamente. Lasciando il corpo vivere unicamente delle sue funzioni vitali, l'anima si eleva verso le regioni superiori. Se è pura non si lascerà sedurre dalle potenze impure e raggiungerà il regno celeste. Gli angeli le comunicheranno le verità e poi, al mattino, rinascerà rinnovata.
Se gli stati di veglia sono stati impuri, l'anima dimorerà con gli spiriti impuri che la indurranno in errore. E, venuto il mattino, ritornerà al corpo che si sveglierà. 
Secondo questa visione è opportuno è elevare i nostri pensieri verso il Cosmico prima di addormentarci.

4) Il Vedanta
Nato dalla tradizione indù, significa letteralmente: "La fine del Veda".
"Secondo l'induismo, la Vita dell'Universo visibile e invisibile non è altro cheillusione cosmica, maya, un gioco, Lila, entrambi sprovvisti di senso e realtà; solo la morte, realtà assoluta, può essere presa sul serio."
Il messaggio offerto da questa Tradizione è che dobbiamo pervenire all'unità o alla non dualità. Solo l'illusione può velarci la realtà. Il nostro desiderio deve essere di unirsi a Brahman, poiché siamo ciò che pensiamo.
"Si diventa ciò che si è, secondo i propri atti e la propria condotta."
"In verità si deve con zelo purificare questo pensiero che è il ciclo stesso delle rinascite. Si diventa identico a ciò che si pensa: ecco l'eterno mistero."

5)Bhagavad‐Gita
"Secondo la Bhagavad‐Gita gli esseri avvolti dall'ignoranza (tamas) sono incatenati dalla negligenza, l'indolenza e l'inerzia e rinascono dopo la morte in matrici di esseri privi di conoscenza. Coloro che ostentano il desiderio e l'azione (raja) sono attaccati al frutto delle loro opere e rinascono al mondo dell'azione (pitri‐yana). Coloro che si attaccano alla conoscenza (sattawa) si assoggettano alla felicità e alla purezza e appartengono al Mondo senza macchia di quelli che conoscono i principi supremi (deva‐yana). Ma coloro che non partecipano ad alcuna di queste tre tendenze (gunas) e che sono fermamente stabili al di sopra della conoscenza, dell'azione e dell'ignoranza, che considerano allo stesso modo la felicità e la sofferenza, l'onore e l'insulto, l'amico e il nemico, questi diventano il Brahman."

6) Esperienze di morte imminente (EMI, o NDE "near death cxperience")
Gli scritti di queste Tradizioni sono oggi confermati dai racconti delle persone che hanno provato la morte clinica. Queste persone considerano la loro esperienza ineffabile, incommensurabile, un mondo di luce indefinibile. Una sensazione di estremo benessere, pace e calma con una delusione per essere ritornati alla vita sulla Terra. Hanno anche provato una sensazione di umiltà davanti all'ampiezza dell'avvenimento unita alla sensazione di far parte di un Tutto.
Dopo l'esperienza rimane un punto in comune: tutti hanno una profonda convinzione della realtà spirituale. "Questa esperienza li ha avvicinati a Dio e non alla Chiesa " (N. Giroux). 
Secondo Sogyal Rinpoché (2), l'aspetto più importante della morte imminente è il cambiamento che reca scomparsa della paura della morte. 
Il Dr. Kenneth Ring dice che si è constatato un cambiamento di valore, un comportamento meno materialista, più aperto alla spiritualità, una diminuzione della paura della morte. Dopo questa esperienza non più il 50%, ma la totalità delle persone, credeva nella reincarnazione. Non si tratta semplicemente di credere, si dice, ma della certezza di sapere, una conoscenza assoluta. Tutti coloro che hanno vissuto una EMI sono concordi nel dire che quando il corpo sta per morire loro non stanno per morire. I suicidi che hanno vissuto la stessa esperienza e sono ritornati, hanno vissuto lo stesso cambiamento e non vogliono più uccidersi di nuovo.
Il Dr. F. Smith  riferisce che parecchi ricercatori hanno constatato che lo stesso tipo di esperienza può sopraggiungere in molte altre circostanze: rilassamento profondo, meditazione, stress intenso, sogno.
Vita e morte sono indissociabili. La nostra morte sarà ciò che è stata la nostra vita. Noi reagiamo di fronte alla nostra transizione nello stesso modo in cui abbiamo reagito davanti a tutti i grandi avvenimenti prodottisi durante la nostra vita. Il dopo morte non è altro che il seguito continuo di ciò che siamo stati in vita.
Tutte le Tradizioni sembrano d'accordo sul fatto che un'anima pura raggiungerà rapidamente i piani più elevati, mentre un'anima meno pura stagnerà più a lungo, poiché confrontata con le sue paure, passioni, desideri, emozioni, che ritardano la sua ascesa spirituale.
L'Ordine Rosa‐Croce dice che alla transizione raggiungeremo il piano di coscienza a noi più adatto. Senza dubbio la meditazione, i pensieri, le parole e le azioni di natura elevata e altruista contribuiscono
all'armonizzazione e all'elevazione del nostro essere.
Ogni Tradizione porta un insegnamento prezioso. Anche se talvolta sembrano opposte, esprimono ciascuna a suo modo quei principi che convergono verso una stessa realtà. 

Tratto da: Riflessione sulla morte o transizione

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