domenica 5 dicembre 2010

La Meditazione e i suoi segreti


Di Daniele Barbarotto

Un giorno il Buddha stava attraversando una foresta. Era un afoso giorno d’estate e aveva molta sete; disse ad Ananda, il suo discepolo più vicino: «Ananda, torna indietro. Cinque o sei chilometri fa, abbiamo attraversato un ruscello. Porta un po’ d’acqua, prendi la mia ciotola. Sono molto stanco e assetato». Era invecchiato…

Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il ruscello erano passati alcuni carri che avevano reso fangosa l’acqua. Le foglie morte che giacevano sul fondo erano sulla su.perficie; non era più possibile berla, perché si era intorbidita. Egli tornò a mani vuote e disse: «Dovrai aspettare un po’; andrò più avanti. Ho sentito dire che due, tre chilometri più avanti c’è un grande fiume. Porterò l’acqua da là».
Ma il Buddha insisté: «Torna indietro e prendi l’acqua da quel ruscello».

Ananda non riusciva a capire la sua insistenza, ma se il Maestro diceva così, il discepolo doveva eseguire l’ordine. Sebbene vedesse l’assurdità della cosa – camminare ancora per cinque chilometri, nonostante l’acqua non si potesse bere – si mise in cammino. Mentre partiva, il Buddha gli disse: «Non tornare se l’acqua è ancora torbida. In quel caso, siediti sulla riva in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel fiume. Siediti sulla riva in silenzio e osserva. Prima o poi l’acqua tornerà limpida, riempirai la ciotola e tornerai indietro».

Ananda andò e il Buddha aveva ragione: l’acqua era quasi pulita, le foglie se n’erano andate, il fango si era depositato; ma poiché non era ancora totalmente limpida, egli si sedette sulla riva a guardare il fiume scorrere. A poco a poco divenne chiaro come un cristallo. Allora tornò indietro danzando: aveva capito l’insistenza del Buddha. In ciò che era successo c’era un messaggio per lui, e l’aveva compreso. Diede l’acqua al Buddha e, ringraziandolo, gli toccò i piedi.

Il Buddha disse: «Che cosa stai facendo? Sono io che dovrei ringraziarti, poiché mi hai portato l’acqua».
Ananda rispose: «Adesso posso capire. Prima ero arrabbiato; non l’ho fatto vedere, ma lo ero perché pensavo fosse assurdo tornare indietro. Tuttavia, ora comprendo il messaggio: era davvero ciò di cui avevo bisogno in questo momento. Seduto sulla riva del fiume, ho capito che la stessa cosa accade con la mente. Se salto nel ruscello, lo sporcherò di nuovo. Se salto nella mente, si crea più rumore, cominciano a sorgere nuovi problemi. Seduto in disparte, ho imparato la tecnica.

«Adesso anche con la mente mi siederò in disparte, osservandola in tutti i suoi problemi, la sporcizia, le foglie morte, le ferite, i traumi, i ricordi, i desideri. Imperturbato, starò seduto sulla riva, aspettando il momento in cui tutto sarà limpido.»
Accade da sé, perché quando siedi sulla riva della mente, non le dai più energia. Questa è la meditazione autentica. La meditazione è l’arte della trascendenza.

Da: The Dhammapada: The Way of the Buddha, (Osho) vol. 10.

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Quando si parliamo di Meditazione c'è sempre  qualche altro particolare che afferriamo meglio.
La mente è come l'acqua: può essere limpida  o torbida, sporca o pulita, calma o turbolenta.
Dalle condizioni mentali dipendono tante cose.

Se vogliamo essere felici, dobbiamo fare in modo che la mente non sia agitata da pensieri caotici.
Inoltre dobbiamo ridurre i nostri pensieri perché solitamente ne produciamo un numero esagerato.
Chi non sa niente o quasi di faccende meditative si sieda semplicemente in raccoglimento cercando di non prestare attenzione al chiacchiericcio interno.

Se non ci curiamo dei nostri pensieri, essi pian piano si leveranno di torno. Facendo il vuoto nella mente, essa si riposerà e noi avremo più energia da usare.
L'atto di pensare è un vero e proprio lavoro e si verifica un dispendio di energia. Fermando la mente anche solo per pochi secondi, blocchiamo il consumo di energia. Chi pensa troppo ed in maniera confusa non fa che dilapidare il proprio patrimonio energetico.

Sprecando le risorse energetiche ci indeboliamo e spianiamo la strada anche alle azioni poco sensate e al sopraggiungere di malesseri e di obnubilamenti.
L'energia è la nostra grande ricchezza e dovremmo fare in modo non solo di conservarla, ma anche di aumentarla, onde usarla per scopi buoni ed elevati.

Daniele Barbarotto


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