venerdì 3 dicembre 2010

LA RICERCA DELLA REALE IDENTITÀ

La ricerca spirituale è la ricerca della Reale Identità, chi cerca Dio indaga su Se Stesso. La domanda Chi sono in Realtà? equivale al quesito Chi è Dio? L’intelletto che cerca la verità sostanziale cerca la Verità riguardo all’Assoluto. Ritornare da Dio, cercare il Sé, maturare spiritualmente, riconoscerSi, cercare Se Stessi, tendere a realizzare il sé, individualizzazione, autorealizzazione… sono espressioni
che indicano la ricerca della Reale Identità. Molti i nomi, molteplici le vie, una la sostanza.
Chi sono in Realtà? oppure Qual è la Reale Identità? è il quesito primario del ricercatore spirituale, a prescindere: dal suo modo di cercare Dio, dalla tipologia del suo percorso spirituale, dal metodo consapevolizzante utilizzato…, anche quando questa domanda non è esplicita, come può essere nel percorso spirituale caratterizzato primariamente dalla devozione.
È naturale che la domanda Chi sono (in Realtà)? sia la domanda primaria. Si tratta del riflesso spontaneo alla conoscenza primaria esisto o sono che scaturisce dalla percezione primaria di esistere dell’individuo. Cercare la Reale Identità è un impulso radicato in ogni individuo, anche perché ognuno origina da Lei.
Ognuno si interroga riguardo alla propria identità; quando il percorso vita è:
- non consapevolizzante, la vita è un tragitto abbagliante di definirsi dell’identità immaginata e conseguente occultamento della Reale Identità;
- consapevolizzante, porta all’eliminazione dell’identità immaginata e alla scoperta di quella Reale.
Definire l’identità in modo ingannevole (immaginario) è un utilizzo distorto dell’impulso a cercare Quella Reale. La conoscenza riguardo alla Reale Identità è sostanzialmente un riscontro libero da definizioni, non una definizione derivante dall’immaginazione di essere questo e quello.
Il ricercatore qualitativo si interroga in modo illuminante riguardo al Se Stesso (Assoluto), per cessare di immaginare il “se stesso”.
Cercare la Reale Identità per scoprirla, di là di ogni definizione, è ben diverso dal modellare quella immaginata, perdendosi nel labirinto delle caratterizzazioni della falsa identità. Il primo approccio porta alla liberazione dall’identità immaginata, il secondo aumenta la prigionia di tale identità, che si incarcera sempre più, con le catene del definirsi, nell’oscurità dell’ignorare Dio.
La domanda Chi sono io? ha insita anche una specie di insidia spirituale.
Essendo l’esperienza di esserci e la conoscenza (Io sono) di esistere relative all’individuo, c’è il rischio che la ricerca della risposta a Chi sono io? si limiti a lui mentre l’Assoluto Sussiste “di là” dell’individuo.
Espresso diversamente: scaturendo dalla sensazione (conoscenza) di esistere, la domanda Chi sono io? può ostacolare l’emersione della conoscenza riguardo a Se Stessi Dio, anche perché è la mente a porla e può quindi sembrare che Chi sono io? significhi Cos’è la mente?
Pur essendo potenzialmente uno strumento qualitativo, per stimolare un processo virtuoso come lo è la Ricerca della Reale Identità, la domanda Chi sono io? è anche virtualmente viziata dalla sua stessa causa, conoscenza Io esisto, conseguente all’esperienza di esserci.
Questo potenziale vizio di forma può essere utilizzato maliziosamente dai processi mentali che temono la consapevolizzazione, per raggirare quelli propensi a essa , in modo da limitare la ricerca all’ambito dell’individuo impedendogli di consapevolizzare la sua Origine (che è “oltre” le sue massime potenzialità conoscitive.
Il rischio che l’individuo eviti di indagare su Ciò che lo Precede è spesso molto grande, poiché investigare in modo qualitativo sulla Reale Identità mette in bilico ogni suo “equilibrio” e ogni “certezza” e, denudando l’ abbaglio di essere Reale, lo porta a confrontarsi con la verità che Dio Sussiste unica Realtà, mentre l’individuo esiste soltanto come illusione.
L’attaccamento all’esperienza di esserci è uno degli ostacoli più sottili per il divenire veritiero. Può essere uno degli ultimi baluardi dell’individuo che cerca di mantenere il proprio abbaglio di essere reale e di non “arrendersi” alla Realtà della Reale Identità. Il convincimento errato che la Consapevolezza integrale (quindi anche l’Amore) è Reale, è un fraintendimento che può impedire l’Alternarsi tra la stessa Consapevolezza integrale e l’Estinzione. Concetti come: la Consapevolezza integrale è tutto; l’Amore è la tappa ultima del percorso spirituale, è lo stato supremo…, possono
facilmente sviare e impedire di scoprire che la Consapevolezza integrale è un aspetto dell’esprimersi dello “Stato” Supremo (Reale Identità).
Per diminuire questi rischi, invece della formulazione Chi sono io? l’intelletto può utilizzare le formulazioni: Chi sono in Realtà? oppure Qual è la Reale Identità? Per diminuire il rischio di nuocersi, l’individuo deve inoltre tenere ben presente che è lui a chiedere Chi sono in Realtà?, ma la domanda riguarda Dio - l’Io, non lui - l’io.

Andrea Pangos  

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