sabato 26 febbraio 2011

Emozioni


Quello delle emozioni è il vero linguaggio, perché è universale, il tanto agognato Esperanto. Non è importante la tua cultura, la tua razza, la tua nazionalità, il tuo orientamento politico, il tuo ceto sociale, il tuo conto in banca, le emozioni sono di tutti, sono comprensibili da tutti e condivisibili da tutti, senza etichetta di sorta!!

Le emozioni sono provocate inevitabilmente dalla scintilla che accende dentro ognuno di noi il ricordo di qualcosa di intensamente conosciuto o desiderato, o anche soltanto sognato. Tutti sappiamo bene cosa si prova nel vedere o anche solo nel sapere che un bambino viene maltrattato, che un nonno prende in braccio un nipotino, che un papà vede suo figlio venire alla luce, che un ragazzo perde la vita combattendo per il suo paese o che un ubriaco investe un passante… Emozioni! Emozioni universalmente conosciute e condivise! Si tratta di qualcosa che a livello mondiale supera ogni diversità fra gli esseri umani, unendone invece indissolubilmente i cuori? E’ ciò che nutrendo la nostra Anima ci fa appunto essere UMANI!

La consapevolezza e il risveglio fanno parte di questa categoria di sentimenti intimi e intensi, e contemporaneamente accessibili a tutti, condivisibili e comuni a tutti quelli che ne hanno fatto esperienza.

Risvegliarsi vuol dire anche Condividere le Nostre Emozioni con gli altri

Risvegliarsi significa arrivare a conoscere intimamente chi siamo veramente anche attraverso il legame con coloro che hanno vissuto la medesima emozione. La tua vera essenza, oltre il tuo nome, oltre il tuo lavoro, oltre quello che credi o che ti hanno insegnato! Il vero sé nei suoi tre livelli allineati! La consapevolezza di sé che non ha nulla a che fare con il possedere o il comprendere, ma che si basa completamente sull’ESSERE.

Le Emozioni ed il Nostro Vero Io


Il nostro vero io, colui che si è scelto la sua missione attraverso la sua "visione di nascita". La nostra essenza che venendo a questo mondo, in questa dimensione abbiamo scordato. Il sé che non è chi "fa", ma è chi "è". Il nostro sé, colui che può inalzarsi ad osservatore di quell’io che si chiama con il nostro nome e che abita nel nostro corpo. La consapevolezza dell’esistenza di questo Sé essenza, ci conduce diritti alla liberazione e al risveglio. Il nostro sé che può essere solo "sentito" attraverso le emozioni e non pensato, perchè il pensiero è prerogativa solo dell’io cosciente cioè dell’ego.

La consapevolezza delle emozioni facilita la comprensione della nostra vera essenza. La consapevolezza associata all’assenza di giudizio ci porta direttamente all’allineamento dei nostri sé con l’universo accelerando enormemente qualsiasi processo di manifestazione. Quando non ci identificheremo più con la nostra forma, (identità dell’ego, origine della sofferenza), ma saremo sempre più presenti a noi stessi, consapevoli della nostra essenza allora saremo veramente allineati con tutte le conseguenze che ne verranno. Il ricollegamento consapevole con il nostro sé superiore ci conduce verso un ineguagliabile opportunità di Amore e di gioia di vivere.

Articolo già pubblicato su www.legge-di-attrazione.net

venerdì 18 febbraio 2011

Amici...



Un giorno, ero un ragazzino delle superiori, vidi un ragazzo dellamia classe che stava tornando a casa da scuola.


Il suo nome era Kyle e sembrava stesse portando tutti i suoi libri. Dissi  tra me e me: perché mai uno dovrebbe portarsi a casa tutti i Libri di venerdì?


Deve essere un  ragazzo strano.


Io avevo il mio week end pianificato (feste e una partita di football con i miei amici), così ho scrollato le spalle e mi sono incamminato.


Mentre stavo camminando vidi un gruppo di ragazzini che correvano incontro a Kyle.


Gli corsero addosso facendo cadere tutti i suoi libri e lo spinsero facendolo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono via, e li vidi cadere nell'erba un paio di metri più in là.


Lui guardò in su e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi.


Mi rapì il cuore!


Così mi incamminai verso di lui mentre lui stava cercando i suoi occhiali e vidi una lacrima nei suoi occhi.


Raccolsi gli occhiali e glieli diedi dicendogli: "Quei ragazzi sono proprio dei selvaggi, dovrebbero imparare a vivere."


Kyle mi guardò e disse: "Grazie!". C'era un grosso sorriso sul suo viso era uno di quei sorrisi che mostrano vera gratitudine.


Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva.


Scoprii che viveva vicino a me così gli chiesi come mai non lo avessi mai visto prima, lui mi spiegò che prima andava in una scuola privata.


Prima di allora non sarei mai andato in giro con un ragazzo che frequentava le scuole private.


Parlammo per tutta la strada e io lo aiutai a portare alcuni libri.


Mi sembrò un ragazzo molto carino ed educato così gli chiesi se gli andava di giocare a football con i miei amici e lui disse di si.


Stemmo in giro tutto il week end e più lo conoscevo più Kyle mi piaceva così come piaceva ai miei amici.


Arrivò il lunedì mattina ed ecco Kyle con tutta la pila dei libri ancora.


Lo fermai e gli dissi: "Ragazzo finirà che ti costruirai dei muscoli incredibili con questa pila di libri ogni giorno!" Egli rise e mi diede metà dei libri.


Nei successivi quattro anni io e Kyle diventammo amici per la pelle.


Una volta adolescenti cominciammo a pensare al college, Kyle decise per Georgetown e io per Duke.


Sapevo che saremmo sempre stati amici e che la distanza non sarebbe stata un problema per noi.


Kyle sarebbe diventato un dottore mentre io mi sarei occupato di scuole di football.


Kyle era il primo della nostra classe e io l'ho sempre preso in giro per essere un secchione.


Kyle doveva preparare un discorso per il diploma.


Io fui molto felice di non essere al suo posto sul podio a parlare.


Il Giorno dei diplomi, vidi Kyle, aveva un ottimo aspetto.


Lui era uno di quei ragazzi che aveva veramente trovato se stesso durante le scuole superiori. Si era un po’ riempito nell'aspetto e stava molto bene con gli occhiali. Aveva qualcosa in più e tutte le ragazze lo amavano. Ragazzi, qualche volta ero un po’ geloso! Oggi era uno di quei giorni, potevo vedere che era un po' nervoso per il discorso che doveva fare, così gli diedi una  pacca sulla spalla e gli dissi: "hei, ragazzo te la caverai alla grande!"


Mi guardò con uno di quegli sguardi (quelli pieni di gratitudine) e sorrise mentre mi disse: "Grazie".


Iniziò il suo discorso schiarendosi la voce: "Nel giorno del diploma si usa ringraziare coloro che ci hanno aiutato a farcela in questi anni duri. I genitori, gli insegnanti, gli allenatori, ma più di tutti i tuoi amici. Sono qui per dire a tutti voi che essere amico di qualcuno è il più bel  regalo che voi potete fare. Voglio raccontarvi una storia"


Guardai il mio amico Kyle incredulo non appena cominciò a raccontare il giorno del nostro incontro. Lui aveva pianificato di suicidarsi durante il week end. Egli raccontò di come aveva pulito il suo armadietto a scuola, così che la madre non avesse dovuto farlo dopo, e di come si stava portando a casa tutte le sue cose.


Kyle mi guardò intensamente e fece un piccolo sorriso.


"Ringraziando il cielo fui salvato, il mio amico mi salvò dal fare quel terribile gesto"


Udii un brusio tra la gente a queste rivelazioni.


Il ragazzo più popolare ci aveva appena raccontato il suo momento più debole.


Vidi sua madre e suo padre che mi guardavano e mi sorridevano, lo stesso sorriso pieno di gratitudine.


Non avevo mai realizzato la profondità di quel sorriso fino a quel momento.


Non sottovalutate mai il potere delle vostre azioni. Con un piccolo gesto potete cambiare la vita di una persona, in meglio o in peggio. L'Universo fa incrociare le nostre vite perché ne possiamo beneficiare ... in qualche modo! Cercate il buono negli altri.


"Gli amici sono angeli che ci sollevano i piedi quando le nostre ali hanno problemi nel ricordare come si vola."


Non c'è né inizio né fine.    Ieri è storia.   Domani è mistero.

giovedì 17 febbraio 2011

I pesci grossi



pesci grossi stanno nelle acque più profonde
e qualche volta vengono in superficie e fanno ciao ciao
e fanno ciao ciao e poi tornano giù
e dicono vieni con me vieni con me.

i pesci grossi stanno nelle acque più profonde
e qualche volta vengono in superficie e fanno ciao ciao
e fanno ciao ciao e poi scendono giù giù
e dicono vieni con me vieni con me.

già che ci sei, già che ci sei, già che ci sei respira
già che ci sei, già che ci sei, già che ci sei respira
prendi aria, prendi aria, prendi aria.
prendi aria.

più forte di un cavallo, più affilato di un rasoio
il tempo gira sulla testa come un avvoltoio
resta in movimento non entrare nel mirino
mondo cuore mondo amore mondo assassino
dille che l’ami, baciala in bocca, non temporeggiare
hai tutto qui per me bisogna prendere o lasciare
grazie assai alla vita che mi ha dato tutto quanto
mondo pane, mondo cane, mondo riso e pianto
thank you baby, love you baby, diavolo d’un santo
vivo sotto sopra ma del mondo non mi stanco
thank you baby, love you maybe, segui quest’incanto
vivo sottosopra sono nero sono bianco.

ho visto un posto che mi piace
ho visto un posto che mi piace si chiama mondo

dammi un foglio bianco io ne faccio un pezzo nuovo
datemi un maestro e diventerò un allievo
datemi un martello apparirà di certo un chiodo
datemi un motivo e troverò certo un modo
datemi un pennello e prima o poi nascerà un quadro
dammi una serratura apparirà un ladro
taglio l’equilibrio e cercherò di equilibrarmi
cambiami lo spazio e troverò come adattarmi

i pesci grossi stanno nelle acque più profonde
e qualche volta vengono in superficie e fanno ciao ciao
e fanno ciao ciao e poi tornano giù

i pesci grossi stanno nelle acque più profonde
e qualche volta vengono in superficie e fanno ciao ciao
e fanno ciao ciao e poi scendono giù giù
e dicono vieni con me vieni con me.

già che ci sei, già che ci sei, già che ci sei respira
già che ci sei, già che ci sei, già che ci sei respira
prendi aria, prendi aria, prendi aria.
prendi aria.

ho visto un posto che mi piace si chiama mondo
ci cammino, lo respiro la mia vita è sempre intorno

sono venuto per farti impazzire, questo sia chiaro
più forte di un gelato, più forte di uno sparo
io sono come un sogno tu non puoi controllarmi
e quando ti risvegli non puoi dimenticarmi
spaziale come un razzo vado come un pazzo
e quando metto musica balla tutto il palazzo
sono sulla scena da una vita prima che tu fossi nato
sono il pionere, l’antenato
al posto del microfono io usavo già una clava
ho suonato al matrimonio della regina di saba
con il saggio salamone, a lui ho dato dritte
ho evitato ad alessandro diverse sconfitte
ne so più di aristotele in quanto a bella vita
il mister chiama me prima di ogni partita
io rimo con tutto quello che io mi trovo a tiro
e so tutte le lingue dal patois all’assiro
io ero dentro internet prima che lo inventassero
io sono i social network prima ancora che ci fossero
metto insieme gli elementi per reagire
tu non devi fare niente resta solo a sentire
è una formula segreta più segreta della coca cola
non si impara alla tv non la insegnano a scuola
i cugini mi chiama mc il cerimoniere
dispenso le scintille e creo le atmosfere

se avessi le radici sarei un albero
e invece sulla terra posso muoveri
se fossi fatto in serie sarei un numero
e invece sulla terra sono unico
se avesse un’idea fissa sarei lapide
e invece sto vogando sulle rapide
se non cambiassi mai sarei una formula
e invece sono vino sulla tavola

i pesci grossi stanno nelle acque più profonde
e qualche volta vengono in superficie e fanno ciao ciao
e fanno ciao ciao e poi tornano giù

se avessi le radici sarei un albero
e invece sulla terra posso muoveri
se fossi fatto in serie sarei un numero
e invece sulla terra sono unico
se avesse un’idea fissa sarei lapide
e invece sto vogando sulle rapide
se non cambiassi mai sarei una formula
e invece sono vino sulla tavola

ho visto un posto che mi piace
ho visto un posto che mi piace
ho visto un posto che mi piace si chiama mondo

ho visto un posto che mi piace
ho visto un posto che mi piace
ho visto un posto che mi piace si chiama mondo.

Jovanotti (Ora)

mercoledì 9 febbraio 2011

Riempi la tua vita d'amore




Per ottenere audio subliminali e sopraliminali sull'argomento di interesse

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Guarda la sezione in italiano!

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Anthony Robbins






Jack Canfield è uno scrittore, insegnante, life coach e oratore motivazionale, autore di "The Success Principles" e cocreatore della fenomenale serie "Una tisana calda per l’anima", al primo posto nella lista di bestseller del New York Times, della quale fi nora 
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lunedì 7 febbraio 2011

Lo scopo dell'Amore... è l'Amore! di Celia Fen


Lo Scopo dell’Amore è l’Amore...... e la Passione!
Beh, può sembrare un titolo intrigante, ma in realtà riassume alcuni dei pensieri e dei sentimenti che si sono presentati come risultato delle potenti Energie della Rosa dell’Amore Incondizionato e della Luce Diamante della Chiarezza.
In anni recenti, una delle domande più frequenti che la gente ha posto riguarda l’amore e le relazioni. Il bisogno di Amore e Connessione è molto forte dentro di noi e man mano che le energie salgono a livelli di coscienza più alti e più chiari, tutti noi cerchiamo nuovi modi per esprimere e definire l’amore nella nostra vita.
Spesso mi capita di sentire storie strazianti di persone che hanno trovato l’Anima Compagna o la
Fiamma Gemella con cui avevano sentito di essere destinate a lavorare e poi quando queste relazioni non hanno più funzionato erano distrutte. Recentemente ho visto due amici che si erano messi insieme con la convinzione di essere Fiamme Gemelle e ho osservato poi la loro relazione andare a pezzi, mentre lottavano per equilibrare le loro energie nell’intensa relazione lavoro/amore che avevano instaurato. Era tutto veramente troppo e le aspettative troppo elevate e troppo intense.
Certo, in passato la risposta standard a situazioni simili era che “non erano pronti” o “sereni abbastanza”. Ma con l’intensa energia della Luce Diamante in mezzo a noi, sembra ci sia un’altra
possibilità. Ho iniziato a pensare al reale scopo dell’Amore e ho chiesto a Maria Maddalena di rivelarmi la vera natura dell’Amore e del suo scopo nella nostra vita. Secondo le sue informazioni, lo scopo dell’Amore è l’Amore e nient’altro.
Sì...... lo scopo dell’Amore è l’Amore stesso.
Credo che nella nostra cultura, mentre ripuliamo vecchi sistemi di credenza, stiamo ancora lottando con gli ultimi resti della distorta energia “cristiana”, la credenza protestante che siamo qui a lavorare, e la credenza cattolica in “una missione” come scopo della vita. Mentre spazziamo via queste distorsioni, giungiamo alla realizzazione che siamo qui per sperimentare ed esprimere
Amore e per continuare a crescere ed espandere la nostra capacità di Essere Amore.
Possiamo accettare che il nostro unico “scopo” qui è sperimentare l’Amore ed esprimere l’Amore?
Riusciamo a credere di meritare l’Amore e che il nostro Amore sarà accolto e apprezzato? Questo è il punto zero di ogni relazione. Le persone si mettono insieme per esplorare ed esprimere l’amore.
Come lo fanno dipende da loro e devono decidere nelle loro energie creative e desideri. Quando nella relazione si presenta il bisogno di stare insieme anche per altri scopi, le energie iniziano a distorcersi. Nell’esempio che vi ho dato sopra, le pressioni di una relazione d’affari o di lavoro spesso sono troppo intense ed estreme per sostenere ogni altro genere di relazione e l’energia dell’amore si perde nell’energia del bisogno di “fare qualcosa” per provare che la relazione ha uno “scopo superiore”.
Non c’è nessuno Scopo Superiore se non l’Amore.
Beh, può sembrare un titolo intrigante, ma in realtà riassume alcuni dei pensieri e dei sentimenti che si sono presentati come risultato delle potenti Energie della Rosa dell’Amore Incondizionato e della Luce Diamante della Chiarezza.
In anni recenti, una delle domande più frequenti che la gente ha posto riguarda l’amore e le relazioni. Il bisogno di Amore e Connessione è molto forte dentro di noi e man mano che le energie salgono a livelli di coscienza più alti e più chiari, tutti noi cerchiamo nuovi modi per esprimere e definire l’amore nella nostra vita.
Spesso mi capita di sentire storie strazianti di persone che hanno trovato l’Anima Compagna o la
Fiamma Gemella con cui avevano sentito di essere destinate a lavorare e poi quando queste relazioni non hanno più funzionato erano distrutte. Recentemente ho visto due amici che si erano messi insieme con la convinzione di essere Fiamme Gemelle e ho osservato poi la loro relazione andare a pezzi, mentre lottavano per equilibrare le loro energie nell’intensa relazione lavoro/amore che avevano instaurato. Era tutto veramente troppo e le aspettative troppo elevate e troppo intense.
Certo, in passato la risposta standard a situazioni simili era che “non erano pronti” o “sereni abbastanza”. Ma con l’intensa energia della Luce Diamante in mezzo a noi, sembra ci sia un’altra
possibilità. Ho iniziato a pensare al reale scopo dell’Amore e ho chiesto a Maria Maddalena di rivelarmi la vera natura dell’Amore e del suo scopo nella nostra vita. Secondo le sue informazioni, lo scopo dell’Amore è l’Amore e nient’altro.
Sì...... lo scopo dell’Amore è l’Amore stesso.
Credo che nella nostra cultura, mentre ripuliamo vecchi sistemi di credenza, stiamo ancora lottando con gli ultimi resti della distorta energia “cristiana”, la credenza protestante che siamo qui a lavorare, e la credenza cattolica in “una missione” come scopo della vita. Mentre spazziamo via queste distorsioni, giungiamo alla realizzazione che siamo qui per sperimentare ed esprimere
Amore e per continuare a crescere ed espandere la nostra capacità di Essere Amore.
Possiamo accettare che il nostro unico “scopo” qui è sperimentare l’Amore ed esprimere l’Amore?
Riusciamo a credere di meritare l’Amore e che il nostro Amore sarà accolto e apprezzato? Questo è il punto zero di ogni relazione. Le persone si mettono insieme per esplorare ed esprimere l’amore.
Come lo fanno dipende da loro e devono decidere nelle loro energie creative e desideri. Quando nella relazione si presenta il bisogno di stare insieme anche per altri scopi, le energie iniziano a distorcersi. Nell’esempio che vi ho dato sopra, le pressioni di una relazione d’affari o di lavoro spesso sono troppo intense ed estreme per sostenere ogni altro genere di relazione e l’energia dell’amore si perde nell’energia del bisogno di “fare qualcosa” per provare che la relazione ha uno “scopo superiore”.
Non c’è nessuno Scopo Superiore se non l’Amore. Certo, il modo in cui l’amore viene espresso dipende dalle persone coinvolte. Ci sono persone che iniziano unioni di anime compagne e instaurano una relazione personale e lavorativa di successo e sono in grado di bilanciare i loro sentimenti personali e le loro relazioni lavorative. Ma, più spesso che no, non hanno successo e portano stress e dispiaceri.
Che bello essere liberati dal bisogno di esprimere ed essere nient’altro che Amore.
Tuttavia, questo non lo rende per niente più facile! La maggior parte di noi evita l’intimità dell’amore puro in altre cose e attività. Ci abbandoniamo al sesso, al lavoro, alla dipendenzaemozionale e alle strutture famigliari anziché entrare in un vero processo d’esplorazione dell’Amore e dell’Intimità senza perdere l’energia essenziale di Chi Siamo.
E, certamente, questo ci porta al fatto essenziale che dobbiamo conoscere e amare noi stessi prima di essere in grado di amare e condividere con un’altra persone essendo consapevoli dei nostri confini, bisogni e desideri personali. Se vi “fondete” con un altro essere e non avete questo forte senso del sé, rischiate di essere attratti nell’energia della vita dell’altra persona in modi poco salutari e non favorite la vostra stessa espansione e sviluppo nell’Amore, che è lo scopo dell’Amore: Essere e Creare più di se stesso! E così, nella relazione appariranno le prime “crepe” quando nessuna delle due persone coinvolte sente di non poter essere o esprimere chi è perché le energie e le aspettative dell’altra persona sono troppo intense per mantenere l’Amore in modo Equilibrato e Sano.
E, certamente, ciò che l’amore stesso è e significa tra due persone è qualcosa che crea ancheaspettative. La maggior parte della gente che pensa all’Anima Compagna o alla Fiamma Gemella,immediatamente pensa al Romanticismo e al Sesso. Se sono giovani, questo significa famiglia e figli. Se sono più grandi, ciò si accompagna all’aspettativa di un lavoro importante. Ricordate, però, che lo scopo dell’Amore Incondizionato è l’Amore stesso e quando non ci si prende cura di questa Fiamma di Puro Amore, questa tende ad estinguersi in tutte le altre aspettative che esigono attenzione ed energia.
Quindi, ciò che emerge nella Luce Diamante della Coscienza Superiore e nel Nutrimento Gentile dell’Energia della Rosa è la possibilità dell’Amore per l’Amore stesso. E questo amore si esprime attraverso la Passione. E questa passione non è specificamente sessuale, ma è Passione Creativa Divina proveniente dal Cuore della Sorgente che fluisce come un Fiume di Vita e Abbondanza dal Cuore di Dio. Quando le persone si connettono con la Passione Divina, esprimono l’essenza Divina in tutto ciò che Sono. Quando due persone esprimono la Passione Divina nel loro Amore, allora l’energia è più vicina all’Unione Divina delle energie Maschili e Femminili che creano Galassie e Mondi! È un’esperienza Magica e Creativa di Grande Potere e Intensità avvertita da tutti coloro che entrano in contatto con l’energia di quell’Amore.
La più Elevata e Chiara Forma d’Amore: Incondizionato e senza Aspettative. Ma anche Puro e Trasparente con intenzione, focalizzazione e impegno. Per l’Amore stesso e per sperimentare la Fiamma d’Amore al Livello Puro dell’Espressione Divina.
Beh, forse John Lennon aveva ragione... “All you need is love, love... Love is all you Need!”
Che domani sia una giornata meravigliosa e ricolma d’amore!

newsletter del 14/12/2009 di stazione celeste

Caccia all'Anima

condotto da Nirava Dainotto

Un seminario esperenziale della durata di un intero week end!

25sera_26_27 febbraio 2011


Per informazioni ed iscrizioni:
3337932608 ilcastellointeriore@gmail.com

l' attività si svolgerà in
Via Priuli 17 - TREVILLE di Castelfranco Veneto TV




SOUL HUNTING

Il Viaggio Sciamanico per il recupero dell’Anima

Lo sciamanesimo è il più antico sistema di conoscenza e guarigione conosciuto dall`umanità. Caratteristica comune ad ogni sciamano è il viaggio spirituale in una realtà diversa da quella percepita con i sensi normali (realtà non-ordinaria). Si utilizzano diversi  strumenti a percussione per modificare lo stato di coscienza e rendere così possibile questa esperienza.  Attraverso il viaggio, lo sciamano accede ad un universo nascosto dove riceve rivelazioni e incontra spiriti alleati in forma di animali (animali guida) e di maestri spirituali (saggi, antenati, divinità). Da questi spiriti ottiene  la conoscenza ed il potere per aiutare e guarire se stesso, gli altri, il mondo. Scopo di questa esperienza è fornire un`introduzione ai metodi fondamentali dello sciamanesimo. Guidati dal ritmo del tamburo, i partecipanti sperimentano il  cambiamento dello stato di coscienza ed imparano a viaggiare, come gli sciamani, nella realtà non-ordinaria del mondo spirituale.

Il viaggio sciamanico, o psiconavigazione, viene utilizzato per la ricerca del potere perduto o per reintegrare la perdita di frammenti di Anima causata da traumi fisici, psichici ed emotivi. Infatti tra le pratiche spirituali la “Caccia all ‘Anima” è uno dei più diffusi ed antichi rituali che i nostri antenati erano soliti praticare per guarire i traumi della vita, che da ben 40.000 anni sono la causa di perdita di Anima. La perdita di Anima è ed è stata una delle maggiori cause di disagio e malattia sin dai tempi più remoti. La possiamo definire come una malattia spirituale che causa scompensi psicologici ed emotivi.

Al momento della nostra nascita la nostra Anima è spiritualmente completa, pura. Nel decorso della vita a causa di esperienze negative o dolorose perdiamo parti di Anima e quindi di vitalità. Il rituale della “Caccia all’Anima” è un metodo semplice ed efficace per ritrovare e richiamare quelle parti di Anima che abbiamo perso. Tale esperienza non va capita da un punto di vista logico-razionale. E molto di più, va ascoltata e sentita con tutti i nostri sensi piuttosto che vista solo con i nostri occhi.

Per sperimentare la Caccia all Anima dobbiamo espandere la nostra coscienza ed entrare in contatto con il nostro Bambino Magico che vive all’interno di ognuno di noi.

La perdita di Anima è la perdita di parti di noi stessi che contribuiscono alla nostra intelligenza, chiarezza, vitalità, benessere e salute. La Caccia all’Anima porta a casa queste parti perse che ci hanno lasciato quando abbiamo esperienziato traumi nella nostra vita.   Riportare a casa queste parti di Sé è molto semplice, eccitante, facile ed efficace. E un gioco tra il Bambino Magico da cui lo Spirito è scappato e l’adulto che ne sta soffrendo la perdita.   Parti della tua fanciullezza, adolescenza, maturità che furono traumatizzate e andarono perdute ritornano donando una immediata trasformazione.

Trasformi le tue attitudini nei confronti della salute, sessualità, relazioni, ecc.

Ritorni a casa nel tuo corpo, diventi più consapevole, in tempo presente e vivi la vita con passione.



Per informazioni ed iscrizioni:
3337932608 ilcastellointeriore@gmail.com
l' attività si svolgerà in
Via Priuli 17 - TREVILLE di Castelfranco Veneto TV

AMARE:ESSERE AMORE


Amare è essere Amore, integralmente.

Amare è completa percezione dell’unità della mente, piena consapevolezza che ogni percezione è la mente che si percepisce.

Amare è compiuta consapevolezza che il mondo percepito è interiore, perché accade nella mente. La fantasia che il mondo “esteriore” sia veramente tale è una patologia del non Essere Amore.

Amare è piena consapevolezza dell’unità della Totalità.

L’Amore è veritiero. Non può esserci al cospetto della falsa percezione dell’esperienza di divisione. L’unità è sempre. Percepire la (presunta) separazione significa celarsi l’Amore.

Amare è piena percezione che il prossimo è parte di se stessi. Ciò che percepiamo e definiamo il prossimo appare in noi stessi (individuo), mentre l’effettivo altro (l’altro individuo) fa parte di Se stessi Totalità e scaturisce da Se Stessi Realtà.

Amare non è solo piena consapevolezza che il conosciuto è uno con il “conoscitore”.
Amare è eguaglianza del conosciuto e del “conoscitore”.

Amare è compiuta conoscenza di se stessi, integrale conoscenza del sé di sé.

Amare è pura Conoscenza di essere esente da pensieri.

Amare è Equilibrio, non equilibrismo.

Amare è Pace della pura percezione di essere. I conflitti rivelano carenza di Amore.

Amare è totale mancanza di emozioni diverse dall’Amore.

Amare è assenza di sforzo.

Amare è la forza dei Forti, la forza è l’arma dei deboli.

Amare è la Forza della Pace: dove c’è Amore non c’è bisogno di forze di “pace”.

Amare è consapevolezza che in Realtà nessuno nasce e nessuno muore, consapevolezza dell’illusorietà della vita temporale e della Realtà dell’Eterna. Chi è costantemente Amore ha sconfitto la morte, consapevole che la Reale Identità Sussiste immortale.

L’Amore è la risposta prima al puro percepirsi: essere Amore è percepirsi integralmente senza immaginarsi.

Amare è Verità. Nell’essere Amore si scopre la Verità Precedente ogni esperienza e parola.

L’Amore è la base di tutte le emozioni e nemmeno le più nocive possono alcunché contro l’Amore. Possono impedirGli di illuminare la vita, ma persino loro non possono esserci senza le Sue fondamenta.

Amare è perdita totale della percezione di individualità.

L’Amare implica il Discernere il Reale (Reale Identità, Dio) dall’irReale (Manifestazione).

L’Amare è contraddistinto dalla consapevolezza di essere (lui stesso) un’illusione e che soltanto la sua Origine (Dio) è Reale.

L’Amore è uno, c’è soltanto una forma di Amore.

L’Amore è la forma non oggettuale in cui appare ogni forma oggettuale.

Amare è totale disidentificazione da ciò che non è Infinito.

Amare significa percepire il mondo nella sua sostanza, profondamente: come parte di sé individuo e di Sé Totalità, come emanazione di Sé Realtà.

Amare è affrancamento da proiezioni e pregiudizi: l’Essere Amore prende atto di ciò che è nel modo più obiettivo.

Amare è libertà dall’inquinamento emotivo-concettuale collettivo. Essere Amore è la condizione base per essere un vero libero pensatore, libero di pensare affrancato da tutto.

Amare è totale assenza di paure. I timori non trovano spazio nel regno dell’Amore, sono l’opposto dell’Amare, indicano che c’è identificazione con il corpo fisico, forma massima del limitato. L’Amore è piena consapevolezza dell’Infinito.

L’Amare non conosce attaccamento: consapevole della Realtà non può essere in alcun modo scosso dall’irReale.

Amare significa essere guaritore dell’umanità intera senza immaginarsi salvatore: guarire è una spontanea espressione dell’Amare.

L’Amare stimola automaticamente (anche senza proferir parola) il prossimo a volgersi verso l’Origine, per permearsi interamente di Amore e scoprire di essere in Realtà l’Origine stessa (non come individuo, come Realtà).

Tendere ad Amare reindirizza la ricerca dal luogo dove non c’è nulla da trovare (presunto mondo “esteriore”), al punto il punto in cui si è sempre Amore (inizio della percezione, che la stessa ha di sé). Quando si ricerca adeguatamente, si trova l’Amore anche nel mondo (ma non nel modo) in cui prima si cercava senza trovarlo, perché immaginando che si trattasse di un mondo veramente esteriore, si impediva all’Amore di tramutarlo integralmente.

L’Amore non può illuminare subito la stanza le cui finestre sono chiuse, ma comunque entra in ogni stanza, dalla porta dell’attimo presente.

Il linguaggio dell’Amore è uno e in potenza compiutamente comprensibile a tutti. Non tutti vogliono però udirlo, trincerati nel loro ricercarLo in modo errato, nella sofferenza, nell’autocommiserazione, nell’autopunizione, nel conflitto…, magari infliggendosi pene d’inferno perché immaginano di non meritare il Paradiso o perché fantasticano di poterlo conquistare soffrendo.

Essere Amore è Essere il Paradiso. Non essere costantemente Amore è saliscendere continuamente tra inferno e purgatorio.
Il messaggio dell’Amore è comprensibile da tutti i cuori aperti a farlo proprio. L’intelletto rigido e il cuore duro sono zone d’ombra destinate a rimanere analfabete del linguaggio dell’Amore.

Il linguaggio dell’Amare è universale, non solo mondiale, ma rarissimi Lo esprimono, essendoLo.

Vedere il mondo nella Luce dell’Amore è Naturale. L’Amore è la sostanza dell’universo, ma raramente il mondo è percepito come Amore. Percepirlo così può sembrare addirittura un evento eccezionale. Lo è perché raro, non perché innaturale o sovrannaturale.
L’Amore è la risorsa mondiale numero uno. Senza Questo Capitale non ci sarebbe il mondo.

L’Amore è una ricchezza inestinguibile, ma rari trivellano abbastanza a fondo il sé per farLo emergere e irrorare il sé completamente. Ignari del Capitale che è in loro, per accumulare averi stimolano conflitti, malvagità, odio, rancore, invidia, miseria… Miserabili, potrebbero scoprire di essere (in Verità, non come individui) la Totalità e invece si dannano per avere qualcosa che, pur sembrando tantissimo, è irrisoria rispetto al Tutto.
La ragione primaria della povertà del e nel mondo è l’indigenza di Amore. Il mondo potrebbe essere compiutamente Amore se l’umanità cercasse la sua Ricchezza nel modo giusto. La Ricchezza dell’Amore stimola ulteriore Ricchezza. La ricchezza che crea miseria è invece miserabile come quelli che la creano e possiedono.
Trasformarsi nel Regno dei Cieli in terra, è il modo migliore per contribuire alla realizzazione di un mondo dove Regna l’Amore.

Cambiate mente, poiché è vicino il regno dei cieli.
Giovanni il Battista
Cambia, mente! Il Regno è più che vicino. È proprio qui, ora. Togliti i veli dell’immaginazione e Lo scoprirai, Lo sarai. Integralmente.
Parole di un figlio che si è Riconosciuto Padre/Madre.



Brano tratto dal libro Realtà e Amore

sabato 5 febbraio 2011

Il Cerchio di Donne

con Nirava Dainotto

Mercoledì 16 febbraio dalle ore 9.30 alle ore 19.00



Per informazioni e iscrizioni: Associazione Culturale Il Castello Interiore
Via Priuli 17, TREVILLE di Castelfranco Veneto TV
333 7932608 - ilcastellointeriore@gmail.com


Una giornata di donne con le donne, dove entreremo in contatto con la nostra essenza, il nostro corpo, il nostro respiro primordiale, la nostra energia femminile. Incontreremo le varie fasi dell’essere donna e i “passaggi” più significativi. Riscopriremo la bellezza della Donna, della Sorellanza, dell’esserci qui, ora, in questo meraviglioso viaggio che è la vita e lo faremo danzando, respirando, giocando e... sperimentando!

Un affascinanante viaggio verso i molteplici aspetti dell’eterno Femmineo, verso quella Energia e quella saggezza riposta in ogni donna.
In ogni occasione delle tappe più importanti della propria vita ogni donna vive un Archetipo. Alla luce di queste immagini antiche, visualizzando le leggende di questi Archetipi (o Dee) e rivivendo i rituali del loro culto, ogni donna, dalla ragazza alla madre, alla donna matura, riscopre la propria vera identità mitica che la unisce al Cosmo: una vocazione che va al di là della personalità di ogni donna e che appartiene alla storia della Vita.

"Non ci sono dubbi che nelle primissime epoche della storia umana, la forza magica della donna apparisse altrettanto misteriosa di quella dell'universo ; e questo dava alla donna un potere prodigioso, che la parte maschile della popolazione ha fatto di tutto per controllare. E' infatti singolare come in molte popolazioni primitive di cacciatori esista la leggenda di un'età ancora più primitiva in cui le donne erano le sole a possedere l'arte magica" (Nirava Dainotto)

Nirava, esploratrice e guida nel mondo dell’energia e della salute naturale.
All’anagrafe Tiziana Dainotto.
L’altro nome sacro è Absa Owaci Wastè Win: donna corvo che danza, nella lingua dei Lakota.

Conduco da più di 15 anni il training neosciamanico “La via degli energizzatori” di cui sono formatrice.

Counselor certificata dalla SICOOL – Società Italiana Counselor e Operatore Olistico, l’Associazione Nazionale Professionale di Categoria.
Aum Leader e Peace Ambassador certificata dalla Humaniversity (Olanda)

La mia vita è condividere le pratiche e le discipline per il risveglio della consapevolezza.
Il mio obiettivo oggi è farne cogliere l’essenza e far sì che diventino parte della vita quotidiana: che è sacra e va vissuta con passione, coerenza e pienezza.
Ho incontrato nella vita persone eccezionali che me l’hanno insegnato.
Ora a mia volta le metto a disposizione dei sinceri ricercatori.
Fra i miei maestri e insegnanti: Osho, Frank Natale, Anand Veeresh, Sudhiro, Prashantam, Pierluigi Lattuada, Vicki Noble, Vejio Rivas, Smito e tanti altri
Il mio campo d’azione sono le discipline e terapie naturali e le tecniche per la crescita personale.
Fra queste, in particolare, la via sciamanica e il percorso ispirato al lavoro di Osho.
Le ho ricevute quando ne avevo desiderio e bisogno, e quando mi sono aperta alle loro possibilità.
Poiché ne ho vissuto direttamente la potenza e la forza, negli anni di esperienza le ho combinate in modo nuovo e originale per armonizzarle con la mia visione, con la mia identità e con il mio intento: farne la mia attività, modellare la mia vita su di esse, metterle a disposizione di quanti si rivolgono a me per la propria salute e continuare con loro a scoprire nuove possibilità di realizzazione.
Per questo conduco rituali e gruppi di formazione di Trance Dance, Soul Hunting (Caccia all’anima), Viaggio Sciamanico, Riti di passaggio.
La mia ricerca si è espansa progressivamente, a spirale e in modo naturale, per includere le “arti del benessere” fino al counseling: la relazione di sostegno che aiuta a “diventare se stessi”.
Il mio counseling olistico, nel quale impiego il mio approccio sciamanico, aiuta a prendere coscienza delle proprie potenzialità di autoguarigione e del proprio potere personale.
Come operatrice, intervengo per riequilibrare l’energia personale con le tecniche volta per volta più appropriate alla situazione della persona: conduco sessioni di Massaggio Ayurvedico, Massaggio Hawaiano, Massaggio Rituale, Osho Divine Healing, Light in, Craniosacrale, Reiki, Aurasoma, Naturopatia.
Ho pubblicato il libro “La via della dea” (Jubal, 2004), un’introduzione alle pratiche sciamaniche estatiche degli energizzatori, e racconto le mie esperienze nel video documentario “Il ritmo della vita” (Quintessenza film, 2006).

Per informazioni e iscrizioni: Associazione Culturale Il Castello Interiore
Via Priuli 17, TREVILLE di Castelfranco Veneto TV
333 7932608 - ilcastellointeriore@gmail.com

venerdì 4 febbraio 2011

Il Principe Felice - Oscar Wilde

Alta sopra la città, su una lunga, esile colonna sporgeva la statua del Principe Felice. Era tutto dorato di sottili foglie d'oro fino, i suoi occhi erano due lucenti zaffiri, e un grande rubino rosso luccicava sull'elsa della sua spada.


Tutti lo ammiravano. “E' bello come una banderuola” osservò un giorno uno degli assessori di città che ambiva farsi una reputazione d'uomo di gusto; "però è meno utile" si affrettò a soggiungere, per timore che la gente lo giudicasse privo di senso pratico, cosa che egli non era affatto.
"Perchè non sai comportarti come il Principe Felice?" chiese una madre piena di buon senso al suo bambino che piangeva perchè voleva la luna. "Il Principe Felice non si sogna mai di piangere per nulla".
"Sono contento che a questo mondo ci sia qualcuno veramente felice" borbottò un uomo disilluso ammirando la splendida statua.
"Assomiglia a un angelo" dissero i Trovatelli uscendo dalla cattedrale nei loro lucenti mantelli scarlatti e nei loro lindi grembiulini candidi.
"Come fate a dire questo?" osservò il professore di matematica, "se non ne avete mai veduti!"
"Oh, si, che ne abbiamo visti, nei nostri sogni!" risposero i bambini, e il professore di matematica aggrottò la fronte e fece la faccia scura, perchè non trovava giusto che i bambini sognassero.

Una sera volò sulla città un Rondinotto. I suoi amici se n'erano andati in Egitto sei settimane innanzi, ma egli era rimasto indietro perchè si era innamorato di una bellissima Canna. L'aveva conosciuta al principio di primavera mentre volava giù per il fiume in caccia di una grossa falena gialla, ed era stato talmente attratto dalla sua vita sottile che si era fermato a parlarle.
"Vuoi che m'innamori di te?" le aveva chiesto il Rondinotto, cui piaceva venir subito al sodo, e la Canna gli aveva fatto un profondo inchino. Così egli le volò più volte intorno, sfiorando l'acqua con le ali, e increspandola di cerchi argentei. Questa fu la sua corte, e durò tutta l'estate.
"Proprio un attaccamento ridicolo," garrivano le altre Rondini, "E' senza un soldo, ma in compenso ha un sacco di parenti," e a dire il vero il fiume era zeppo di Canne.
Poi, non appena venne l'autunno, le Rondini volarono via tutte. Quando se ne furono andate il Rondinotto si sentì solo, e incominciò a stancarsi della sua bella.
"Non sa conversare" si disse, "e temo sia una civetta poichè seguita a frascheggiare col vento." E infatti, ogni volta che il vento spirava, la Canna si piegava con inchini graziosissimi.
"Riconosco che sei casalinga," prosegui il Rondinotto, "ma a me piace viaggiare e di conseguenza anche a mia moglie dovrebbero piacere i viaggi".
"Vuoi venir via con me?" le chiese infine, ma la Canna scosse la testa, era troppo affezionata alla sua casa. "Tu mi hai preso in giro!" gridò il Rondinotto. "Me ne vado alle Piramidi. Addio!" e volò via.
Volò tutto il giorno, e a sera giunse alla città.
"Dove alloggerò?" si disse. "Spero mi abbiano preparato dei festeggiamenti."
Ma poi notò la statua sull'alta colonna. "Andrò ad abitare lì," esclamò. "La posizione è bellissima, e ci si deve respirare dell'ottima aria fresca."

Così si posò proprio tra i piedi del Principe Felice.  "Ho una camera da letto tutta d'oro" mormorò sottovoce tra sè e sè, guardandosi attorno e preparandosi per la notte, ma giusto mentre stava mettendo la testa sotto l'ala gli cadde addosso una grossa goccia d'acqua.
"Che cosa strana!" esclamp. "In cielo non c'è neanche la più piccola nuvola, le stelle sono chiare e luminose, eppure piove. Il clima del Nord Europa è semplicemente spaventoso. Alla Canna la pioggia piaceva, ma questo era dovuto unicamente al suo egoismo".
In quella cadde un'altra goccia.
"A che serve una statua se non riesce a riparare dalla pioggia?" brontolò ; "bisogna che mi cerchi un buon comignolo," e fece per volarsene via. Ma proprio mentre stava per aprire le ali una terza goccia cadde, ed egli allora alzò gli occhi e vide... ah, che cosa vide ? Gli occhi del Principe Felice erano gonfi di lagrime, e lagrime rigavano le sue guance dorate. Il suo viso era cosi bello sotto la luce della luna che il piccolo Rondinotto si senti invadere da una profonda pietà.
"Chi sei?" chiese.
"Sono il Principe Felice".
"Perchè piangi, allora? Mi hai inzuppato tutto."
"Quando ero vivo e avevo un cuore umano," rispose la statua, "non sapevo che cosa fossero le lagrime, perchè abitavo nel Palazzo di Sans-Souci, dove al dolore non è permesso di entrare. Durante il giorno giocavo coi miei compagni nel giardino, e la sera guidavo le danze nella Grande Sala. Intorno al giardino correva un muro altissimo, ma mai io mi curai di sapere che cosa si stendesse al di là di esso, ogni cosa intorno a me era cosi bella! I miei cortigiani mi chiamavano il Principe Felice, e se il piacere è felicità, io ero veramente felice. Cosi vissi, e cosi morii. E ora che sono morto mi hanno messo qui tanto in alto che adesso vedo tutta la bruttezza e tutta la miseria della mia città, e sebbene il mio cuore sia di piombo altro non mi resta che piangere".
"Come mai? Non è d'oro massiccio?" si chiese mentalmente il Rondinotto, perchè era troppo educato per rivolgere ad alta voce domande di carattere personale.
"Lontano lontano," proseguì la statua con la sua dolce voce musicale, "lontano in una stradina c'è una povera casa. Una finestra di questa casa è aperta e attraverso vi vedo una donna seduta a un tavolo. Ha il viso magro e sciupato, e le sue mani sono rosse e ruvide e tutte bucherellate dall'ago, poichè fa la cucitrice. Sta ricamando passiflore su un abito di raso che la più bella tra le damigelle d'onore della Regina indosserà al prossimo ballo di Corte. In letto, in un angolo della stanza, il suo bambino giace ammalato. Ha la febbre e vorrebbe mangiare delle arance, ma sua madre non ha nulla da dargli, fuorchè acqua di fiume, perciò il bambino piange.  Rondinotto, piccolo Rondinotto, non gli porteresti il rubino che luccica sull'elsa della mia spada ? I miei piedi sono attaccati a questo piedistallo e io non mi posso muovere".
"Sono aspettato in Egitto" rispose il Rondinotto. "I miei amici in questo momento volano sul Nilo, e discorrono con i grandi fiori di loto. Tra poco andranno a dormire nella tomba del gran Re, dove il Re stesso riposa nel suo sarcofago dipinto, avvolto in gialli lini e imbalsamato con aromi. Ha il collo adorno di una collana di giada verde pallida, e le sue mani assomigliano a foglie avvizzite".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi restare con me per una notte soltanto, ed essere il mio messaggero? Il bambino ha tanta sete, e la madre è cosi triste!"
"Non credo che mi piacciano i bambini" replicò il Rondinotto. "L'estate scorsa, quando stavo sul fiume, c'erano due ragazzi maleducati, i due figliuoli del mugnaio, che mi tiravano sempre sassi. Naturalmente non mi hanno mai preso, si capisce: noi rondini voliamo troppo bene per lasciarci colpire, e del resto io vengo da una famiglia famosa per la sua agilità ; comunque però era una grave mancanza di rispetto".
Ma il Principe Felice aveva un viso cosi doloroso che il Rondinotto ne provò pena. "Qui fa molto freddo" disse, "ma per farti piacere resterò ancora una notte e sarò tuo messaggero".
"Grazie, piccolo Rondinotto" disse il Principe.

Cosi il Rondinotto colse il grande rubino che ornava la spada del Principe e volò sopra i tetti della città, tenendo stretto il gioiello nel becco appuntito. Passò accanto alla torre della cattedrale, su cui erano scolpiti i grandi angeli di marmo. Passò accanto al palazzo e udì un suono di danze.
Una fanciulla bellissima si affacciò al balcone col suo innamorato. "Guarda che stelle meravigliose" egli le disse, "e come è meraviglioso il potere dell'amore ! "
"Spero che il mio vestito sarà pronto per quando ci sarà il ballo di Stato" rispose la fanciulla. "Ho ordinato che sia ricamato a passiflore, ma le cucitrici sono talmente pigre ! "
Passò sopra il fiume, e vide le lanterne appese agli alberi delle navi. Passò sul Ghetto, e vide i vecchi Ebrei che contrattavano tra di loro, e pesavano il danaro su bilance di rame. E finalmente giunse alla povera casa e vi guardò dentro. Il bambino si agitava febbrilmente sul letto, mentre la madre si era addormentata: era tanto stanca! Saltellò nella stanza e posò il grosso rubino sul tavolo, accanto al ditale della donna. Poi volò piano attorno al letto, e accarezza con le sue ali la fronte del piccolo, facendogli vento dolcemente.
"Come mi sento fresco!" disse il bambino. "Forse incomincio a star meglio" e si addormentò di un sonno tranquillo.
Allora il Rondinotto rivolò dal Principe Felice e gli raccontò quello che aveva fatto. "E' strano" osservò, "ma benchè faccia un freddo cane adesso ho caldo."
"Perchè hai compiuta una buona azione" gli disse il Principe.  Il piccolo Rondinotto incominciò a pensare, ma subito si addormentò: il pensare gli metteva sempre addosso un gran sonno.
Quando il giorno spuntò, volò giù al fiume e prese un bagno.
"Che fenomeno straordinario!" esclamò il Professore di Ornitologia che passava in quel momento sul ponte. "Una Rondine d'inverno!" E mandò al giornale locale una lunga lettera in proposito. Tutti la citarono: era costellata di un sacco di vocaboli che nessuno capiva.
"Questa sera parto per l'Egitto" disse il Rondinotto, e questa previsione lo mise di ottimo umore. Visitò tutti i monumenti pubblici, e rimase a lungo seduto in cima al campanile della chiesa. Dovunque andava i Passeri cinguettavano e bispigliavano tra di loro: "Che forestiero distinto!" Cosicchè il Rondinotto si diverti un mondo.
Quando la luna sorse rivolò dal Principe Felice. "Hai qualche commissione da darmi per l'Egitto?" disse. Sono di partenza.
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi restare con me ancora una notte?"
"In Egitto mi aspettano" rispose il Rondinotto. "Domani i miei amici voleranno fino alla Seconda Cateratta. Laggiù, tra i giunchi, se ne sta accovacciato l'ippopotamo, e su un grande trono di granito siede il Dio Memnone. Tutta la notte egli contempla le stelle, e quando risplende la stella del mattino proferisce un unico grido di gioia, e poi tace. A mezzogiorno i leoni fulvi scendono a bere all'orlo dell'acqua. Hanno occhi simili a verdi berilli, e il loro ruggito è più forte del ruggito della cateratta".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "lontano lontano, dall'altra parte della città, vedo un giovane in una soffitta, appoggiato a una scrivania ingombra di carte, e in un boccale accanto a lui c'è un mazzolino di viole appassite. Ha i capelli bruni e crespi, le sue labbra sono rosse come una melagrana, e i suoi occhi sono grandi e sognanti. Sta sforzandosi di terminare una commedia per il Direttore del Teatro, ma ha troppo freddo per poter seguitare a scrivere. Non c'è fuoco nel suo camino, e la fame lo ha fatto svenire".
"Va bene, aspetterò presso di te un'altra notte" disse il Rondinotto, che aveva proprio un cuore d'oro. "Devo portargli un altro rubino?"
"Ahimè, non ho più rubini, ormai" disse il Principe, "tutto ciò che mi è rimasto sono i miei occhi, ma sono fatti di zaffiri rari, e furono portati dall'India più di mille anni fa. Strappane uno e portaglielo. Lo venderà al gioielliere, e si comprerà legna da ardere, e finirà la sua commedia".
"Caro Principe" disse il Rondinotto, "io non posso fare questo"
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, piangendo, "ubbidiscimi, ti prego".
Cosi il Rondinotto strappòl'occhio del Principe e volò fino alla soffitta dello studente. Era facile entrarvi, perchè nel tetto c'era un buco. Il Rondinotto vi sfrecciò attraverso, e penetrònella stanza. Il giovane aveva il capo affondato tra le mani, perciò non avvertì il frullio d'ali dell'uccello, e quando alzò gli occhi vide il bellissimo zaffiro adagiato in mezzo alle viole appassite.
"Incominciano ad apprezzarmi!" gridò; "certo me lo manda qualche grande ammiratore. Adesso potrò finalmente terminare la mia commedia!" Ed era tutto felice.
Il giorno dopo il Rondinotto volò giù al porto. Si posò sull'albero di una grossa nave e stette a osservare i marinai che a forza di funi calavano su dalla stiva pesanti casse. "Issa-oh ! " si gridavan l'un l'altro a mano a mano che le casse salivano.
"Io vado in Egitto!" garrì il Rondinotto, ma nessuno gli badò, e quando spuntò la luna volò ancora una volta dal Principe Felice.
"Sono venuto a salutarti" gli disse.  "Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "non vuoi rimanere con me ancora per questa notte?"

"E' inverno ormai" rispose il Rondinotto, "e fra poco arriverà la fredda neve. In Egitto il sole è caldo sulle verdi palme, e i coccodrilli riposano nel fango e si guardano attorno con occhi pigri. I miei compagni stanno costruendo un nido nel Tempio di Baalbec, e le colombe rosee e bianche li guardano, e tubano tra loro. Caro Principe, debbo lasciarti, ma non ti dimenticherò mai, e la prossima primavera ti porterò due gemme bellissime, al posto di quelle che tu hai regalate. Il rubino sarà più rosso di una rosa rossa, e lo zaffiro sarà azzurro come il vasto mare".
"Nella piazza qua sotto" disse il Principe Felice, "ci sta una piccola fiammiferaia. I fiammiferi le sono caduti nella cunetta del marciapiedi, e si sono tutti bagnati. Suo padre la picchierà se non porterà a casa un po' di danaro, e perciò la piccola piange. Non ha nè calze nè scarpe, e la sua testolina è nuda. Strappa l'altro mio occhio e portaglielo, cosi suo padre non la batterà".
"Resterò con te ancora per questa notte" disse il Rondinotto, "ma non posso strapparti l'altro occhio. Rimarresti completamente cieco".
"Rondinotto, Rondinotto, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "fa come ti dico".
Cosi il Rondinotto strappò l'altro occhio del Principe e sfrecciò giù nella piazza. Passò roteando accanto alla piccola fiammiferaia e le fece scivolare il gioiello nel palmo della mano.
"Che bel pezzettino di vetro!" esclamò la bambina, e corse a casa ridendo.
Poi il Rondinotto ritornò dal Principe. "Adesso sei cieco" disse, "perciò io resterò con te per sempre".
"No, piccolo Rondinotto" mormorò il povero Principe, "tu devi andare in Egitto".
"Resterò con te per sempre" ripetè il Rondinotto, e dormi ai piedi del Principe. Poi tutto il giorno seguente se ne stette appollaiato sulla spalla del Principe, e gli raccontòquello che aveva veduto in paesi lontani. Gli parlò dei rossi ibis, che sostano in lunghe file sulle rive del Nilo e col becco acchiappano pesciolini dorati ; gli parlò della Sfinge, che è vecchia quanto il mondo, e vive nel deserto, e conosce ogni cosa ; gli parlò dei mercanti che viaggiano piano al fianco dei loro cammelli e recano tra le mani rosari d'ambra ; gli parlò del Re della Montagna della Luna, che è nero come l'ebano, e adora un enorme cristallo ; gli parlò del grande serpente verde che dorme in un palmizio ed è nutrito da venti sacerdoti con focacce di miele ; gli parlò infine dei pigmei che veleggiano su un grande lago sopra larghe foglie piatte e sono sempre in guerra con le farfalle.
"Caro Rondinotto" disse il Principe, "tu mi parli di cose meravigliose, ma più meraviglioso di qualsiasi cosaè il dolore degli uomini e delle donne. Non vi è Mistero più grande della Miseria. Vola sulla mia città, piccolo Rondinotto, e raccontami quello che vedi".

Cosi il Rondinotto volò sopra la grande città, e vide i ricchi gozzovigliare nelle loro splendide dimore, mentre i poveri sedevano fuori, ai cancelli. Volò in bui vicoli, e vide i visi bianchi dei bambini affamati che fissavano con occhi assenti le strade oscure.
Sotto l'arcata di un ponte due ragazzini si stringevano l'uno all'altro cercando di riscaldarsi a vicenda.
"Che fame, abbiamo ! " dicevano.
"Non potete dormire laggiù" gridò la guardia, e i due bambini si allontanarono sotto la pioggia.  Allora il Rondinotto tornò indietro e raccontò al Principe quello che aveva veduto.
"Sono tutto ricoperto d'oro fino" disse il Principe, "tu devi togliermelo di dosso, foglia per foglia, e darlo ai miei poveri : i vivi credono che l'oro possa renderli felici".
Il Rondinotto piluccò via foglia dopo foglia del fine oro, finchè il Principe Felice divenne tutto opaco e grigio. Foglia per foglia del fine oro egli portò ai poveri, e le facce dei bambini si fecero più rosate, ed essi risero e giocarono giochi infantili nelle strade.
"Abbiamo pane, adesso ! " gridavano.  Poi venne la neve, e dopo la neve venne il gelo. Le strade sembravano pavimentate d'argento, tanto erano lucide e scintillanti ; lunghi ghiaccioli, simili a lame di cristallo, pendevano dalle gronde delle case ; tutti giravano impellicciati e i ragazzini indossavano cappucci scarlatti e pattinavano sul ghiaccio.
Il povero piccolo Rondinotto aveva sempre più freddo, ma non voleva lasciare il Principe ; gli voleva troppo bene. Raccoglieva briciole fuor dell'uscio del fornaio quando questi aveva la schiena voltata, e cercava di scaldarsi battendo le ali.
Ma alla fine capì che era prossimo a morire. Ebbe giusto la forza di volare un'ultima volta sulla spalla del Principe.
"Addio, caro Principe" mormorò, "mi permetti che ti baci la mano? "
"Sono contento che tu vada in Egitto, finalmente, piccolo Rondinotto" disse il Principe, "sei rimasto qui anche troppo tempo, ma tu devi baciarmi sulle labbra, perchè io ti amo".
"Non è in Egitto che io vado" disse il Rondinotto, "vado alla Casa della Morte. La Morte non è forse la sorella del Sonno ? " E baciò il Principe Felice sulle labbra, e cadde morto ai suoi piedi.
In quel momento si udì nell'interno della statua uno strano crac, come se qualcosa si fosse rotto. Il fatto è che il cuore di piombo si era spaccato netto in due.

Certo faceva un freddo cane. Il mattino seguente per tempo il Sindaco andò a passeggiare nella piazza sottostante in compagnia degli Assessori. Nel passare dinnanzi alla colonna alzò gli occhi verso la statua :
"Dio mio ! Com'è conciato il Principe Felice ! " esclamò.
"Davvero ! Com'è conciato ! " esclamarono gli Assessori che ripetevano sempre quel che diceva il Sindaco, e andarono tutti su per vedere meglio.
"Gli è caduto il rubino dall'elsa della spada, gli occhi non ci sono più, e la doratura è scomparsa" disse il Sindaco, "insomma, sembra poco meno che un accattone!"
"Poco meno che un accattone" ripeterono in coro gli Assessori civici.
"E qui, ai piedi della statua, c'è persino un uccello morto ! " proseguì il Sindaco. "Dobbiamo assolutamente emanare un'ordinanza che agli uccelli non sia permesso di morire qui ! "
E lo Scrivano Pubblico prese appunti per la stesura del decreto.
Cosi tirarono giù la statua del Principe Felice.
"Dal momento che non è più bello non è nemmeno più utile" osservò il Professore di Belle Arti dell'Università.
Quindi fusero la statua in una fornace e il Sindaco indisse un'adunanza della Corporazione per decidere quel che si doveva fare del metallo.
"Dobbiamo costruire un'altra statua" disse, "e sarà la mia statua".
"La mia" ripetè ciascuno degli Assessori, e litigarono. L'ultima volta che ebbi loro notizie stavano ancora litigando.
"Che cosa curiosa ! " disse il sorvegliante degli operai della fonderia. "Questo rotto cuore di piombo non vuole fondersi nella fornace. Bisogna che lo gettiamo via".
E lo gettarono infatti su un mucchio di spazzatura dove avevano buttato anche il Rondinotto morto.

"Portami le due cose più preziose che trovi nella città" disse Dio a uno dei Suoi Angeli ; e l'Angelo Gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto.
"Hai scelto bene" gli disse Dio, "poichè nel mio giardino del Paradiso questo uccellino canterà in eterno, e nella mia città d'oro il Principe Felice mi loderà".



di Oscar Wilde

tratto da www.pinu.it/princi_felice.htm

mercoledì 2 febbraio 2011

13 regole da seguire

1) Non è così terribile come pensi; domattina ti sembrerà meglio.

2) Arrabbiati... e poi fattela passare.

3) Evita di abbinare così strettamente il tuo ego alla posizione che ricopri per impedire che, se la tua posizione venisse soppressa, il tuo ego faccia la stessa fine.

4) Si può fare!

5) Sii cauto con quello che scegli. Potresti ottenerlo.

6) Non permettere chi fatti contrari siano d'intralcio a una buona decisione.

7) Controlla i dettagli.

8) Condividi il merito.

9) Non puoi scegliere per gli altri. E non dovresti accettare che qualcun altro lo faccia per te.

10) Resta calmo. Sii gentile.

11) Sii lungimirante ed esigente.

12) Non accettare consigli dai tuoi timori o dai disfattisti.

13) Un costante ottimismo è un moltiplicatore di energia. 

Generale Colin Powell
Tratto dalla rivista "PARADE"






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martedì 1 febbraio 2011

Pensiero Positivo contro focus Positivo


Ecco una considerazione che forse sarà difficile da accettare: il pensiero positivo non ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi. E' la focalizzazione positiva che ci aiuta a farlo (e il pensiero positivo si limita ad aiutarci a rendere fluida la focalizzazione positiva). Se pensate in modo positivo a una particolare situazione, l'unico effetto sarà farvi sentire più felici e farvi stare meglio nei confronti di quella particolare situazione e delle persone coinvolte. Se invece focalizzate in modo positivo, vi concentrerete su quello che c'è da apprezzare e utilizzare nel vostro percorso verso una determinata meta. Dunque senza essere un "pensatore positivo", e solo grazie alla focalizzazione positiva, potrete senz'altro raggiungere i vostri obiettivi. Ma quali sono le differenze tra il pensiero e la focalizzazione positiva? Pensiamo positivo quando formuliamo pensieri costruttivi su un evento positivo e riflettiamo sulla sua positività in senso emozionale e in relazione atutto quello che ci circonda, e su come questo evento si collega a tutto il resto. Nella focalizzazione positiva partiremo da quanto di relativamente positivo già abbiamo e ci concentreremo sulle nostre doti, sul nostro talento e sulle nostre capacità. La nostra concentrazione si dirigerà su quello che già possediamo in termini di atteggiamento, attitudini e qualità o sui piccoli trionfi che abbiamo conseguito nel nostro percorso verso una determinata meta. Quando si pratica la focalizzazione positiva, si fa uno sforzo consapevole, mentre il pensiero positivo è uno schema abituale di pensiero. Entrambi possono essere sviluppati e affinati. Si parla di "atteggiamento mentale positivo" ed è qualcosa di davvero semplice. Significa guardare a ogni situazione più nera e trovare quali siano i suoi lati positivi. Se per esempio , dopo aver fallito un esame provate ad immaginare quali sono gli aspetti positivi dell'esperienza, ecco che avete praticato il pensiero del "lato buono": sarà positivo, per esempio il fatto di avere la possibilità di studiare meglio e di ottenere una maggior competenza. In vista dell'esame successivo potremo individuare le carenze del nostro metodo di studio e delle nostre capacità di riflessione. Forse sarà necessario studiare in modo diverso, e anche questa è un'esperienza di apprndimento che rientra nel "pensiaro del lato buono". Vedere il lato buono in tutto quello che vi circonda vi permetterà di creare un atteggiamento mentale positivo. Tutto quello che capita nella vita è il risultato delle vostre particolari azioni o dei vostri pensieri in relazione a quel particolare evento.



Tratto da "il senso non comune della vita" di Mel Gill


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Molto tempo fa Jonathan Robinson scrisse una poesia basata su un'antica storia Sufi che parlava della nostra tendenza a giudicare troppo in fretta il significato degli eventi della nostra vita.
S'intitola:


Il Vecchio
 
(riporata alla fine del capitolo con altre parole, probabilmente come traduzione originale della poesia di Robinson che ne racconto qui sotto è invece parafrasta)

C’era una volta, in un villaggio, un vecchio. Era molto povero, ma anche i re erano invidiosi di lui perché aveva un meraviglioso cavallo bianco.

Un cavallo come quello non era mai stato visto: aveva bellezza, portamento, forza. I re, per quel cavallo, erano disposti a pagare cifre favolose. Ma il vecchio rispondeva:

"Questo cavallo, per me non è un cavallo, è una persona. Come si può vendere una persona? E’ un amico e non una cosa. Come puoi vendere un amico?"

Il vecchio povero com’era, avrebbe avuto tutte le tentazioni per arricchirsi, ma non vendette mai il cavallo.

Un giorno, improvvisamente, scoprì che il cavallo non era nella stalla. La gente del villaggio si riunì e gli disse:
"Stupido vecchio, sapevamo che alla fine il tuo cavallo sarebbe stato rubato. Tu, così povero, come potevi proteggere una cosa così preziosa? Sarebbe stato meglio venderlo prima, avresti realizzato qualunque cifra avessi chiesto. Adesso il cavallo è andato: è una maledizione, una sfortuna."

Il vecchio rispose: "Non andate troppo lontano, semplicemente dite che il cavallo non è nella stalla. Questi sono i fatti, ogni cosa in più è un giudizio. Se sia una sfortuna o no, come potete saperlo? Come giudicate?"

La gente disse: "Non prenderci in giro. Noi, certo, non siamo grandi filosofi, ma qui il filosofo non serve. Il fatto è che il cavallo non è nella stalla e questa è una disgrazia".

Il vecchio disse: "convengo che la stalla sia vuota e il cavallo scappato. Non so altro, non posso dire se sia una benedizione o una sfortuna. Quello che so è solo un frammento. Chi conosce come proseguirà questa storia?"

La gente rideva: lo credeva pazzo. Solo un pazzo rinunciava alla fortuna, per vivere miseramente alla giornata, tagliando legna nel bosco.

Dopo quindici giorni, una notte, improvvisamente, il cavallo ritorno nella stalla. Non era stato rubato, era semplicemente corso via libero, verso la prateria. Non solo era tornato, ma con sé aveva condotto anche una dozzina di cavalli selvaggi.

Di nuovo la gente si riunì e disse: "Vecchio, avevi ragione tu, e noi torto. Non è stata una disgrazia, ma una benedizione. Ci dispiace di aver sbagliato".

Il vecchio rispose: "Ancora una volta state correndo. Dite soltanto che il cavallo è nella stalla e che altri dodici cavalli sono venuti con lui. Non giudicate. Chi sa se questa è una benedizione o no? E’ solo un frammento. Fino a che non si conosce l’intera storia, come si fa a giudicare? Potete leggere una pagina di un libro e giudicare tutto il libro? Potete leggere una frase di una pagina e giudicare l’intera pagina? Potete leggere una sola parola di una frase e giudicare tutta la frase? Ma anche una sola parola ha un significato così vasto… Nessuno sa se è una benedizione. Io sono felice di non giudicare: non disturbatemi!"

Questa volta la gente non lo criticò apertamente, il vecchio poteva avere ragione anche questa volta. Ma dentro, pensava ai 12 cavalli che, dopo breve addestramento, sarebbero stati venduti, con notevole profitto.

Il vecchio aveva un figlio unico che cominciò a addestrare i cavalli selvaggi. Una settimana più tardi, cadde da cavallo mentre cercava di domarne uno e si ruppe le gambe.

Di nuovo la gente del villaggio si radunò e disse: "Avevi ragione ancora una volta. Non è stata una benedizione, ma una disgrazia. Il tuo unico figlio ha perduto le gambe. Alla tua età era l’unico tuo sostegno. Adesso sei più povero che mai".

Il vecchio rispose: "Siete ossessionati dai giudizi. Non correte. Dite solo che mio figlio ha le gambe rotte. Chi sa se si tratta di disgrazia o fortuna, nessuno lo sa! Ancora un frammento, nient’altro vi è stato dato. La vita viene per frammenti, il giudizio riguarda la totalità".

Accadde che, dopo qualche settimana, il paese entrasse in guerra contro la nazione confinante e tutti i giovani furono costretti ad arruolarsi e a partire. Solo il figlio del vecchio, avendo le gambe rotte, fu risparmiato.

La gente si riunì, gridando e piangendo, perché da ogni famiglia un giovane era stato portato via. Senza speranza di ritorno, destinati a morte certa, perché il paese che stavano attaccando era molto più forte e la disfatta assicurata.

"Avevi ragione, vecchio" dissero le persone riunite ancora una volta. "Dio sa, e questo prova che era una benedizione. I nostri figli non ritorneranno, tuo figlio, tra breve, ritornerà a camminare e starà ancora con te!"

Rispose il vecchio: "E’ impossibile discutere con voi che giudicate, giudicate e ancora giudicate. Nessuno sa! Dite soltanto che i vostri figli sono stati costretti a partire e mio figlio no! Ma nessuno sarà mai in grado di dire se è una benedizione o una disgrazia. Solo Dio sa! E quando si dice solo Dio sa, si intende l’Assoluto sa. Non giudicate, altrimenti non sarete mai in grado di divenire tutt’uno con l’Assoluto."

Storia che gira nel web questa nel particolare è tratta da http://www.studiogayatri.it/home.htm