venerdì 8 aprile 2011

Ragione e passione unite per decidere bene


Nelle decisioni di tutti i giorni spesso ci inganniamo. Un po’ come Charlie Brown che rimane confuso e interdetto quando incontra la ragazzina dai capelli rossi, anche la nostra testa è spesso “calda e stupida”. Quando si tratta di risparmiare, spendere e investire non siamo quei razionali e fulminei calcolatori di “utilità” che popolano i modelli matematici dei libri di economia. Anzi, il particolare computer che ci portiamo a spasso tra le orecchie ha un processore molto lento, poca memoria e più bachi di quanto siamo disposti ad ammettere. Come se non bastasse, nella vita quotidiana gioia, paura, rabbia, gelosia, invidia, disgusto e molti altri sentimenti che condizionano le nostre decisioni in modo ben poco “calcolato”. Alcuni degli errori che commettiamo sono la regola e non l’eccezione. Sono ostinati e insidiosi e ci portano, proprio come le illusioni ottiche, a credere vere delle impressioni false. Sia le illusioni visive sia quelle cognitive sono indotte da processi automatici e spontanei, attraverso i quali filtriamo la realtà in maniera rapida e intuitiva, ma anche approssimativa e fuorviante. A studiare le nostre decisioni come il prodotto di un’incessante negoziazione tra processi “automatici” e processi “controllati”, tra “affetti” e “cognizione” e del gioco di sinapsi delle aree cerebrali corrispondenti è una nuova disciplina, la neuroeconomia, che mira precisamente a fornire una teoria delle nostre scelte economiche a partire da ciò che sappiamo sul funzionamento del cervello.
Per troppo tempo abbiamo trattato la natura umana come se fosse una cosa o l’altra. Siamo razionali o irrazionali. Ci basiamo sulla logica oppure ci affidiamo all’istinto. La logica apollinea contro le sensazioni dionisiache; l’id contro l’ego; il cervello rettile contro i lobi frontali. Queste dicotomie non sono solo false, sono distruttive. Platone pensava che lo scopo della corteccia prefrontale fosse di metterci al riparo delle nostre emozioni. Ma Platone, in fin dei conti, non faceva esperimenti – e meno che mai con le moderne tecniche di imaging cerebrale. I recenti e ingegnosi esperimenti delle neuroscienze delle decisioni mostrano che la cognizione umana è il risultato sia di processi intuitivi sia di processi deliberati, i quali, insieme, concorrono alla rappresentazione del mondo e al modo in cui interagiamo con esso. Se a prevalere sia una modalità o l’altra dipende dalla natura del problema, dal momento della giornata, dal nostro umore, dalle nostre competenze, dalle nostre esperienze ecc.
Per esempio: monitorando il battito cardiaco, la pressione sanguigna, la temperatura corporea e la conduttanza cutanea di un gruppo di traders durante una giornata in cui prendono un migliaio di decisioni Finanziarie per una quarantina di milioni di dollari, si è potuto osservare come i loro parametri fisiologici fossero correlati con emozioni molto intense. Ciò non significa affatto che costoro stessero agendo “irrazionalmente”. Anzi, le peggiori decisioni risultarono scaturire nelle situazioni in cui le emozioni erano o completamente mute oppure del tutto travolgenti. Per fare l’investimento giusto le intuizioni devono esistere in un dialogo con l’analisi razionale.
Il motivo per cui le intuizioni sono “intelligenti” è che esse catturano la saggezza dell’evoluzione. Vi sono pertanto casi in cui la cosa giusta è affidarsi a loro, perché sanno più di quanto sappiamo noi. Un aspetto da non trascurare alla prossima visita all’Ikea!
Come ha mostrato un esperimento – non tra le pareti asettiche di un laboratorio, ma sul campo, cioè tra la folla di un grande magazzino – più tempo le persone passano a vagliare deliberatamente i pro e contro dell’acquisto di un divano (all’Ikea ne esistono più di trenta modelli), meno soddisfatti saranno della propria decisione. Meglio, in questi casi, scegliere per istinto (e lo stesso sembra valere per marmellate, vino, cereali, dentifricio ecc.).

Considerate per esempio i seguenti due problemi, molto simili a quelli escogitati dallo scienziato cognitivo del Massachusets Institute of Technology (MIT), Shane Frederick. Essi sono parte di un vero e proprio test (Cognitive Re!ection Test) per misurare la nostra capacità di “ri"ettere” sui ragionamenti che mettiamo in atto quando risolviamo un problema comune. Primo quesito:
Un paio di scarpette e un pallone da calcio costano insieme 110 euro; le scarpette costano 100 euro più del pallone; quanto costa il pallone?
Secondo quesito: In un prato c’è una zolla d’erba. Ogni giorno la zolla raddoppia di dimensione. Ci vogliono 48 giorni per coprire l’intero prato. Quanti giorni ci vogliono per coprire metà prato?
(Non procedete !no a che non avete risposto)
L’ipotesi avanzata dal Premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman (e molti altri) è che l’elaborazione dell’informazione nella nostra mente sia presieduta da due distinti sistemi cognitivi, che per comodità chiameremo (come fa lui) sistema 1 e sistema 2.
Nel primo risiedono i processi “intuitivi”: veloce, automatico, associativo, è relativamente difficile da controllare e si mette in moto con poco o nessuno sforzo consapevole. Il secondo, di contro, è deputato allo svolgimento di operazioni che richiedono sforzo, motivazione e concentrazione, all’esecuzione di regole apprese (come quelle del modello di razionalità economica): esso è quindi lento, deliberato, seriale, può essere controllato e modificato, ma soprattutto richiede un maggior impegno di attenzione e di memoria.
L’interazione dei due sistemi suggerisce una sorta di anatomia dell’errore. Sbagliamo quando di fronte a un dato problema si attiva un processo cognitivo (sistema 1) che, nelle condizioni  specifiche, genera una risposta scorretta; e il sistema 2, che dovrebbe esercitare un’azione di controllo (razionale), non controlla affatto e lascia passare appunto la risposta scorretta.
Riflettete sul primo quesito. La formulazione della domanda rende immediatamente accessibile alla mente la risposta 10 euro. Questa è infatti la soluzione errata suggerita dal sistema 1; il quale separa, per così dire, naturalmente 100 e 10. Infatti quasi tutti hanno l’iniziale tendenza a rispondere così. “10 euro” è una risposta quasi impulsiva. Anche chi dà la risposta corretta, 5 euro, sentirà per un attimo l’attrazione della spontanea segmentazione in 100 e 10. In questo caso, catturare l’errore consiste immediatamente nello scoprire la risposta giusta. E per catturare l’errore occorre attivare il sistema di controllo: cioè il sistema 2. La maggior parte di noi, tuttavia, non lo fa; non riesce ad arginare la tentazione di rispondere 10 euro. Il “controllo di qualità” del ragionamento da parte del sistema 2 fallisce; la soluzione intuitiva, “a braccio”, innescata dal sistema 1 ci convince istantaneamente e ha la meglio. Il sistema 2 si rivela troppo permissivo e cadiamo nel trabocchetto come polli. 
Lo stesso vale per il secondo quesito: se la zolla raddoppia ogni giorno, e di giorni ce ne vogliono 48 per tutto il prato, quanti giorni ci vogliono per metà prato? Reazione impulsiva del sistema 1: “24 giorni”; ovvio no? No. Infatti, se diamo tempo al sistema 2 di attivarsi, di monitorare e di censurare il sistema 1, scopriremo che la risposta corretta è 47 giorni.
I risultati sperimentali dicono che solo il 20% degli studenti risponde correttamente alle domande di un test di questo tipo. 
Più che un homo oeconomicus, l’uomo di strada è un homo piger.

Come sanno bene gli esperti di marketing e di pubblicità, chi più chi meno, ci facciamo tutti in"uenzare dalle nostre emozioni.
Nessuno, tranne forse l’homo oeconomicus o l’anaffettivo e iperrazionale vulcaniano dalle orecchie a punta Mr. Spock di Star Trek, ne è interamente libero.
Eppure, come ha documentato magistralmente Antonio Damasio, alla luce di numerosi casi di suoi pazienti con lesioni cerebrali nella regione prefrontale ventromediale, per prendere una decisione “giusta” non basta sapere quel che si dovrebbe fare, ma occorre anche che il corpo ce lo faccia “sentire”. Come se la “pura ragione” avesse bisogno di un’assistenza speciale per mettere in atto i suoi piani: un po’ di passione che la aiuti!
Dopotutto, non è così sorprendente che gli individui razionali siano coloro i quali hanno una (meta)rappresentazione mentale più precisa e più raffinata dei propri condizionamenti emotivi e dei propri processi cognitivi. E la cui corteccia prefrontale sia in grado di integrare e modulare tali informazioni adattandole a seconda delle circostanze. Lo studio delle basi neurali della decisione sembrerebbe confermare proprio questo; e, come ha commentato Kahneman, “i risultati non potrebbero essere più eleganti”. L’evidenza sperimentale suggerisce pertanto un modo di intendere la razionalità che va contro molte credenze consolidate: non in contrapposizione con l’emozione, ma in cooperazione con questa. Le persone più razionali, cioè, non sono quelle che non provano emozioni; ma quelle che le sanno regolare meglio. Forse, se la nostra mente fosse governata esclusivamente da processi di tipo ri"essivo e deliberato, e il nostro cervello costituito dalla sola corteccia prefrontale (quella parte cioè che ci distingue dai rettili e dagli altri mammiferi, dove hanno sede le attività cognitive “superiori”), allora l’economia tradizionale sarebbe una buona teoria delle nostre scelte reali. Ma in questo caso più che abitanti del pianeta Terra, saremmo degli extraterrestri. Magari dei vulcaniani dalle orecchie a punta, dotati di una notevole mente matematica, e del tutto incapaci di provare emozioni: proprio come Mr. Spock. Ma per fortuna la vita non si consuma sullo schermo piatto di un televisore e la nostra economia emotiva è molto più ricca, varia, viva, astuta, bizzarra, estrosa e divertente di quella che si trova sui libri di testo. Le vie dei circuiti neurali sono infinte e possono dispensarci lezioni diverse a seconda delle circostanze. Come hai potuto apprezzare, raramente si tratta di lezioni scontate.

Matteo Motterlini
Professore Ordinario di Logica e Filoso!a della Scienza
Università Vita-Salute San Raffaele di Milano

Tratto dall'e-book "rivoluzione cervello" a cura di Giancarlo Comi e Viviana Kasam, editrice san raffaele

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