lunedì 26 dicembre 2011

Il Divino che è in Tutto



Noi siamo consapevoli che il bene infinito esiste in ogni cosa  ed è già in ogni cosa e attende solo un segnale da parte nostra per manifestarsi evidentemente a noi.


Benedire, in tutte le antiche tradizioni esoteriche, significa riconoscere il divino presente in ogni cosa. E questo dovrebbe essere ovvio dato che tutto ciò che è… è divino, ma paradossalmente così ovvio non appare.
Benedire per condividere il bello presente in ogni situazione, riconoscendone la parte olografica del Tutto e sintonizzandosi quindi sulla stessa frequenza del Potere Divino.



mercoledì 21 dicembre 2011

martedì 13 dicembre 2011

Lavorare su se stessi per cambiare il mondo


di Christian Boiron


La crisi economica e sociale in atto è una crisi di crescita. Anche l’uomo passa di crisi in crisi nel sua evoluzione personale: il cammino verso la felicità è un cammino che contiene diverse crisi, ad esempio anche il bambino attraversa crisi mediche e fisiche per crescere. 
Dunque le crisi finanziarie e politiche cosa significano? secondo me significano che diventiamo sempre più adulti a livello finanziario mondiale e a livello delle democrazie mondiali. È per questo motivo che nel mio libro “siamo tutti fatti per essere felici” ho proposto la fondazione degli stati uniti del Mondo, perché penso che sia tempo adesso di co- struirli, è una necessità, un dovere per la giustizia globale, per i diritti delle donne e dei bambini, per combattere la fame nel mondo, per la fine delle guerre. Abbiamo 100 anni per farlo e dobbiamo cominciare adesso.
Viviamo costantemente in uno stato di cambiamento. Le attitudini più importanti da sviluppare per contribuire in modo positivo sono l’accettazione del mondo per come è e l’accettazione di noi stessi e di come siamo fatti: questa è non solo la chiave della felicità individuale, ma è anche la chiave della felicità del mondo. Per cambiare dobbiamo tenere presente quello che chiamo il “paradosso dell’evoluzione”: se non accetto il mondo, partecipo alla crisi del mondo in maniera negativa, se invece accetto il mondo come è, partecipo al cambiamento positivo. Dunque dobbiamo accettare il mondo come è e lavorare su noi stessi per essere sempre più felici ed in condizioni di partecipare all’evoluzione del mondo stesso.
Per essere in grado di sviluppare la felicità è necessario prima di tutto capirne il meccanismo, che attualmente non è conosciuto. Ho svolto questo lavoro di ricerca e scritto il libro per far comprendere a tutti che la felicità non ha niente a che vedere con le cose che pensiamo generalmente. Tutti pensano di sapere cosa sia, invece di solito non sanno che cos’è. La felicità non ha niente a che vedere con il piacere, ha a che vedere con l’essere se stessi.
Il lavoro che dobbiamo svolgere è modificare il “programma” del no-stro computer interiore, che è generalmente un programma generato da altri, per inserire e far funzionare il nostro “programma” personale. Dobbiamo dunque lavorare sulla nostra filosofia di vita e metterla in pratica e togliere i condizionamenti cattivi che ci impediscono di essere noi stessi.



Tratto da "La Felicità nel cambiamentodi Marco Roveda e Ervin Laszlo

venerdì 9 dicembre 2011

verso il ministero della pace globale


di Steve Killelea


L’umanità ha di fronte una delle più grani sfide della sua storia economica, della sua storia ecologica, della sua storia sociale, della sua storia finanziaria. Un cambiamento così tumultuoso può fornire un’opportunità unica per noi, per riconsiderare e ridefinire temi essenziali per la nostra sopravvivenza, come la pace.
Durante questi ultimi venti anni l’umanità è entrata in una nuova epoca, ed è stata a ciò condotta dalla convergenza di molti diversi fattori. Sono stati raggiunti i limiti di barriere ecologiche ben definite, su più fronti. Ci si aspetta che la popolazione mondiale raggiunga, entro un paio d’anni, i 7 miliardi, e in molte regioni il mondo è già allo stremo delle sue capacità di sostentamento.
La tecnologia è il propellente di cambiamenti a regimi sempre più accelerati, un passo che in molti casi mina la crescita della globalizzazione. 
Il mondo è connesso con modalità che sarebbero state inimmaginabili 50 anni fa. 
Le guerre non sono economicamente sostenibili, i cambiamenti avvengono in modo così repentino che le nazioni faticano a stare dietro alle loro ramificazioni legali e sociali. Perfino il nostro linguaggio sta cambiando, incorporando ogni giorno nuove parole per descrivere la nostra mutevole realtà. 
Ciò che noi intendiamo come ‘pace’, le nozioni e i concetti correlati, stanno anch’essi cambiando.
Le sfide globali richiedono soluzioni globali. Queste soluzioni sono individuabili solo previa cooperazione in una scala senza precedenti nella storia umana. La pace è un prerequisito essenziale perché senza pace saremo impossibilitati a raggiungere simili livelli di cooperazione, di unione, di equità sociale necessarie per quste sfide.
La pace è il fulcro di ogni potenzialità di gestione per queste molte e varie sfide, semplicemente perché la pace crea l’ambiente migliore in cui far fiorire le altre attività che contribuiscono allo sviluppo umano. 
In questo senso, la pace è l’elemento facilitatore che consente agli uomini di produrre, al commercio di prosperare tra acquisti e vendite, agli imprenditori e agli scienziati di innovare e ai governi di svolgere le loro funzioni regolatorie.
Ma se la pace è un prerequisito essenziale per indirizzarci verso la sostenibilità e migliorare il nostro benessere sociale e ambientale, arrivare a una piena comprensione del termine è basilare. 
Poniamoci la domanda: “quanto profondamente capiamo la pace?”. Cinquant’anni fa gli studi sulla pace non esistevano. Oggi ci sono centri di ricerca sulla pace e i conflitti in molte delle maggiori università, in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo secolo abbiamo assistito anche a una traslazione — dai ministeri della guerra verso i ministeri della difesa. Ora, a seguito delle emergenze umanitarie causate dai conflitti, le organizzazioni internazionali premono per la creazione di “ministeri della pace”.
Simili cambiamenti sono positivi per migliorare la nostra comprensione della pace? Ma nonostante questo la pace tuttora non è parte costitutiva dei principali corsi di studio, né c’è ancora un approccio concertato agli studi multidisciplinari sul tema. Non ci sono corsi di ‘letteratura della pace' nelle facoltà letterarie, anche se ci sono dipartimenti laterali che lavorano approfonditamente sulla questione. Similmente non ci sono cattedre di ‘economia della pace' nei corsi di laurea in materie economiche, e questo nonostante il fatto che gli uomini d’affari sanno bene che i mercati prosperano solo nella pace, e i costi scendono coll’incremento della “pacificità”.
Guerra e violenza non sono inevitabili. Tutte le società umane hanno sviluppato meccanismi per smorzare i conflitti improduttivi e provvedere efficacemente alla creazione di un tessuto costruttivo per lo sviluppo umano. 
Questo è parte essenziale della nostra natura. Come la globalizzazione abbraccia l’umanità, noi ora dobbiamo muoverci per estendere questi impulsi naturali facendo sì che includano la creazione di un mondo pacifico, in modo da promuovere le cose realmente importanti. 
Una chiave sarebbe una “global governance”, ma oggi non esistono istituzioni sovranazionali capaci di interpretare, promuovere e affermare i veri interessi dell’umanità intera. 
I membri delle istituzioni internazionali oggi operanti sono sempre lì in rappresentanza di interessi settari, particolari, come le singole nazioni.
Nel 2009, con l’impatto della crisi economica su diverse società, l’interesse verso l’indice globale di pace è retrocesso. Nonostante si creda il contrario, il mondo negli ultimi vent’anni è divenuto più pacifico. Frequenza e tassi di mortalità dei conflitti stanno declinando, dalla fine della Guerra Fredda.
Dal 1990 sono cessate più guerre di quelle che si sono accese, e il numero dei negoziati di pace è repentinamente cresciuto.
Nel corso della storia, la pace è stato uno dei concetti di maggior valore. Ciononostante lo studio formale della pace è relativamente nuovo, il suo valore non è pienamente condiviso nella società ed è soprattutto miseramente finanziato. Tra tutti questi temi interdipendenti, l’importanza della pace in una società globale è centrale per poter ottenere un futuro migliore.
Perciò la pace è il prerequisito per la sopravvivenza della società come la conosciamo, nel ventunesimo secolo. Questo è il cambiamento mondiale che dobbiamo far accadere se vogliamo avere speranza di successo nell’affrontare ogni sfida globale.


Tratto da "La Felicità nel cambiamento" di Marco Roveda e Ervin Laszlo