venerdì 9 dicembre 2011

verso il ministero della pace globale


di Steve Killelea


L’umanità ha di fronte una delle più grani sfide della sua storia economica, della sua storia ecologica, della sua storia sociale, della sua storia finanziaria. Un cambiamento così tumultuoso può fornire un’opportunità unica per noi, per riconsiderare e ridefinire temi essenziali per la nostra sopravvivenza, come la pace.
Durante questi ultimi venti anni l’umanità è entrata in una nuova epoca, ed è stata a ciò condotta dalla convergenza di molti diversi fattori. Sono stati raggiunti i limiti di barriere ecologiche ben definite, su più fronti. Ci si aspetta che la popolazione mondiale raggiunga, entro un paio d’anni, i 7 miliardi, e in molte regioni il mondo è già allo stremo delle sue capacità di sostentamento.
La tecnologia è il propellente di cambiamenti a regimi sempre più accelerati, un passo che in molti casi mina la crescita della globalizzazione. 
Il mondo è connesso con modalità che sarebbero state inimmaginabili 50 anni fa. 
Le guerre non sono economicamente sostenibili, i cambiamenti avvengono in modo così repentino che le nazioni faticano a stare dietro alle loro ramificazioni legali e sociali. Perfino il nostro linguaggio sta cambiando, incorporando ogni giorno nuove parole per descrivere la nostra mutevole realtà. 
Ciò che noi intendiamo come ‘pace’, le nozioni e i concetti correlati, stanno anch’essi cambiando.
Le sfide globali richiedono soluzioni globali. Queste soluzioni sono individuabili solo previa cooperazione in una scala senza precedenti nella storia umana. La pace è un prerequisito essenziale perché senza pace saremo impossibilitati a raggiungere simili livelli di cooperazione, di unione, di equità sociale necessarie per quste sfide.
La pace è il fulcro di ogni potenzialità di gestione per queste molte e varie sfide, semplicemente perché la pace crea l’ambiente migliore in cui far fiorire le altre attività che contribuiscono allo sviluppo umano. 
In questo senso, la pace è l’elemento facilitatore che consente agli uomini di produrre, al commercio di prosperare tra acquisti e vendite, agli imprenditori e agli scienziati di innovare e ai governi di svolgere le loro funzioni regolatorie.
Ma se la pace è un prerequisito essenziale per indirizzarci verso la sostenibilità e migliorare il nostro benessere sociale e ambientale, arrivare a una piena comprensione del termine è basilare. 
Poniamoci la domanda: “quanto profondamente capiamo la pace?”. Cinquant’anni fa gli studi sulla pace non esistevano. Oggi ci sono centri di ricerca sulla pace e i conflitti in molte delle maggiori università, in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo secolo abbiamo assistito anche a una traslazione — dai ministeri della guerra verso i ministeri della difesa. Ora, a seguito delle emergenze umanitarie causate dai conflitti, le organizzazioni internazionali premono per la creazione di “ministeri della pace”.
Simili cambiamenti sono positivi per migliorare la nostra comprensione della pace? Ma nonostante questo la pace tuttora non è parte costitutiva dei principali corsi di studio, né c’è ancora un approccio concertato agli studi multidisciplinari sul tema. Non ci sono corsi di ‘letteratura della pace' nelle facoltà letterarie, anche se ci sono dipartimenti laterali che lavorano approfonditamente sulla questione. Similmente non ci sono cattedre di ‘economia della pace' nei corsi di laurea in materie economiche, e questo nonostante il fatto che gli uomini d’affari sanno bene che i mercati prosperano solo nella pace, e i costi scendono coll’incremento della “pacificità”.
Guerra e violenza non sono inevitabili. Tutte le società umane hanno sviluppato meccanismi per smorzare i conflitti improduttivi e provvedere efficacemente alla creazione di un tessuto costruttivo per lo sviluppo umano. 
Questo è parte essenziale della nostra natura. Come la globalizzazione abbraccia l’umanità, noi ora dobbiamo muoverci per estendere questi impulsi naturali facendo sì che includano la creazione di un mondo pacifico, in modo da promuovere le cose realmente importanti. 
Una chiave sarebbe una “global governance”, ma oggi non esistono istituzioni sovranazionali capaci di interpretare, promuovere e affermare i veri interessi dell’umanità intera. 
I membri delle istituzioni internazionali oggi operanti sono sempre lì in rappresentanza di interessi settari, particolari, come le singole nazioni.
Nel 2009, con l’impatto della crisi economica su diverse società, l’interesse verso l’indice globale di pace è retrocesso. Nonostante si creda il contrario, il mondo negli ultimi vent’anni è divenuto più pacifico. Frequenza e tassi di mortalità dei conflitti stanno declinando, dalla fine della Guerra Fredda.
Dal 1990 sono cessate più guerre di quelle che si sono accese, e il numero dei negoziati di pace è repentinamente cresciuto.
Nel corso della storia, la pace è stato uno dei concetti di maggior valore. Ciononostante lo studio formale della pace è relativamente nuovo, il suo valore non è pienamente condiviso nella società ed è soprattutto miseramente finanziato. Tra tutti questi temi interdipendenti, l’importanza della pace in una società globale è centrale per poter ottenere un futuro migliore.
Perciò la pace è il prerequisito per la sopravvivenza della società come la conosciamo, nel ventunesimo secolo. Questo è il cambiamento mondiale che dobbiamo far accadere se vogliamo avere speranza di successo nell’affrontare ogni sfida globale.


Tratto da "La Felicità nel cambiamento" di Marco Roveda e Ervin Laszlo

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