Accontentarsi del poco è relativamente facile; liberarsi del peso di molte cose non è difficile, quando ci si sia messi in viaggio alla ricerca di qualcos'altro.
L'urgenza della ricerca interiore spazza via l'urgenza di molti beni, ma affrancarsi dalle cose esterne non significa una vita semplice. La semplicità e l'ordine esterni non significano necessariamente tranquillità e innocenza interiori. Può essere bene essere semplici esteriormente, perchè ciò dà una certa liberà , è un gesto d'integrità; ma perchè mai noi cominciamo sempre con la semplicità esteriore e mai con quella intima? E' per convincere noi stessi e gli altri delle nostre intenzioni? Perchè mai dobbiamo convincere noi stessi?
La libertà dalle cose richiede intelligenza, non atti e gesti di persuasione. Se uno è conscio di tutte le implicazioni di molti beni, questa stessa coscienza libera e allora non c'è bisogno di gesti e affermazioni drammatiche. E' quando questa coscienza intelligente non funziona che noi ricorriamo a discipline e distacchi. L'accento non va sul molto o sul poco, ma sull'intelligenza; e l'uomo intelligente, accontentandosi del poco, è libero di molti possessi (pur anche avendoli n.d.r.)
Ma l'accontentarsi è una cosa e la semplicità del tutto un'altra. Il desiderio di accontentarsi o di semplicità è un legame.
Jiddu Krishnamurti


Scusami ma non capisco in quale senso hai usato la parola "integro".
RispondiEliminaCri cri
...nel senso di allineato a se stesso! ;-D Scusami, forse è chiaro solo nella mia testa!
RispondiEliminaCiao GiovannaPop
RispondiEliminaSai... io credo che essere poveri non porti a nessun tipo di integrità.
Anche l'essere poveri poi... come si intende? Finanziariamente od in toto?
In entrambi i casi credo che porti a degli scompensi, perchè nel momento in cui dico: "Sono povero" creo un disagio personale che mi porta a non poter essere "integro".
Si può anche non avere soldi, ma fare la vita che si vuole realmente fare (io alcuni casi li conosco) ma a quel punto non si penserà mai di essere poveri, perchè tali persone sono circondate dalle ricchezze che fanno ricchi loro. Hanno attratto nella loro vita ciò che ritenevano giusto per la loro felicità e sicuramente sono persone "integre".
Non è un post facilissimo questo, quindi non è semplice neanche scriverci dei commenti. Spero comunque di essere riuscito a farmi capire.
Un dolce abbraccio
Claudio
Claudio sono d'accordissimo con te! Hai ragione Jiddu Krishnamurti non scrive facile, ma penso tu abbia interpretato perfettamente ciò che intendeva dire, e comunque hai interpretato esattamente quello che pensavo io pubblicandolo! Grazie e grazie ancora di più per lo sforzo! ;-D
Eliminaè che la semplicità è la semplicità del cuore, che sa qual'è la. verità nostra. Fare sacrifici per dimostrarci qualcosa, diventa una violenza se il cuore rimane orgoglioso e superbo
RispondiEliminal'essere poveri non significa certo una grandezza spirituoale, ma per alcuni è un modo per non perdersi nelle cose, l'essere o l'avere insomma
EliminaQuesto argomento mi interessa ma ci sento una disarmonia, qualcosa che non mi piace, ma non riesco bene a capire. Per essere allineati, io preferisco il termine consapevole (credo sia lo stesso concetto in fondo,) non credo sia necessario essere poveri (economicamente intendo), su questo sono d'accordo e sono pure d'accordo che la ricchezza economica di una persona non fa di questa persona un essere non consapevole. Dov'è il punto? Il punto è che la ricchezza o la povertà non dovremmo proprio prenderli in considerazione, sono lo sfondo e dovrebbero essere uno sfondo del tutto ininfluente, perchè una persona può essere felice in egual misura essendo povero o essendo ricco (sempre economicamente) e pensare che la felicità invece dipenda dalla ricchezza economica è, credo, un errore madornale. Come lo è altrettanto pensare che se uno è povero vuol dire che non è interessato alla materialità e quindi è senz'altro più consapevole.
RispondiEliminaSe sei consapevole, se sei presente a te stesso, puoi fare ciò che vuoi indipendentemente da tutto, se sei consapevole non puoi far altro che amare e da qui parte qualsiasi cosa.
Può essere che mi sono "fatta su" nei miei ragionamenti ma tutta questa disquisizione sui soldi mi ha stupita, non credevo ci si potesse inciampare dentro così, non con persone come voi o come tutti quelli che frequentano questo sito e quello Josaya. Devo ancora capire la lezione, perchè so che c'è e mi riguarda direttamente.
Comunque sia, grazie Gio, sei sempre il mio gancio verso il cielo.
Cri Cri
Sono perfettamente d'accordo con te su quasi tutto! L'unica cosa non vedo perchè non si possa discutere di soldi, quando anche i soldi, come tutto il resto, fanno parte della nostra realtà. Parliamo di tante cose sui nostri blog, perchè no anche di soldi? Grazie davvero per il tuo apporto pieno di spunti!
RispondiEliminaPer l'amor del cielo lungi da me, si può parlare di tutto, solo che secondo me è un nervo scoperto un po' per tutti, anche per voi (permettimi), e muove un po' di energia negativa, sai come lamentarsi o piangersi addosso. Tutto qui.
RispondiEliminaCiao.
Cri Cri
Beh non so bene cosa dovremmo avere noi Josaya di diverso da tutti gli altri per essere i privilegiati a non avere nervi scoperti. Probabilmente è proprio come dici tu, altrimenti non si spiegherebbe tutta la polemica che è nata sul "nostro" blog in merito al seminario di Carlos Barrios, che era stato postato con la convinzione 'razionale' di proporre un'opportunità entusiasmante di crescita e di gioia. Questo post ero convinta di averlo realizzato perchè l'altra sera ero inciampata in una riflessione interessante di Jiddu Krishnamurti. Avevo pensato che l'argomento mi avesse colpito perchè era in atto appunto quella discussione, che pur non condividendo, per forza di cose stavo seguendo. Ma si sa, niente succede per caso e quindi per quanto razionalmente sia ben consapevole di cosa penso circa pagare il lavoro altrui con moneta sonante e consideri il denaro come un'energia di scambio qualitativamente neutra, evidentemente il mio bambino interiore non la pensa allo stesso modo. Quindi.... Pulire pulire pulire pulire.... grazie grazi grazie grazie!
EliminaUn paio d'anni fa avevo un'amica. Era perennemente afflitta da problemi sentimentali. Si disperava perché aveva difficoltà a trovare un compagno. E nel caso in cui questo avveniva e iniziava un rapporto, puntualmente il soggetto di turno scompariva nel nulla senza lasciare traccia e per giunta senza dare alcuna spiegazione. Era una sorta di maledizione. Inevitabilmente le poche storie che aveva iniziato erano finite così. Questa amica, in un crescendo di disperazione, aveva iniziato a cercare aiuto e conforto in me. Da buona crocerossina, io mi sono sempre prestata ad ascoltare tutti i suoi racconti e le interminabili elucubrazioni che ne seguivano. Me l'ero presa a cuore. Anche perché avevo intuito la radice del problema ed ero convinta di poterla aiutare. Mi telefonava a qualsiasi ora e le nostre telefonate duravano ore. Le facevo anche le carte e dopo attente analisi le davo alcuni suggerimenti comportamentali che, se applicati, avrebbero sicuramente portato a qualche risultato. Ma la mia amica, in realtà, non ha mai applicato nulla di tutto questo. Non ci ha nemmeno provato, giusto per vedere se cambiava qualcosa. Cosa mi ha insegnato questa storia? Se lei avesse dovuto pagare ogni volta che mi interpellava, una cifra x, tipo 40 euro, le cose sarebbero andate diversamente. Vale a dire: o avrebbe preso seriamente e applicato con disciplina i suggerimenti, visto che le costavano del denaro o avrebbe capito che non era quello ciò di cui aveva bisogno e quindi avrebbe rinunciato al mio aiuto. Ad ogni modo, se avesse dovuto pagare, sicuramente avrebbe fatto la cosa giusta. Il denaro può fare anche questo.
RispondiEliminaEsempio perfettamente calzante! Grazie Carla! ;-D
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