sabato 29 settembre 2012

I paradossi dell’etica socratica




La virtù, non è considerata da Socrate un dono gratuito, ma una conquista faticosa, in quanto l’essere uomini viene considerato il frutto di un’arte che è la più difficile di tutte.
Per essere uomini nel modo migliore, è necessario “fare filosofia” nel senso più ampio del termine e ciò rende necessaria una profonda riflessione sull’esistenza.Il concetto di bene e di giusto scaturiscono di volta in volta dal nostro lucido ragionare.La vita quindi è come un’avventura della ragione.Da tale concezione scaturiscono i paradossi dell’etica socratica, secondo cui "nessuno pecca volontariamente” e “chi fa il male, lo fa per ignoranza del bene”.Con ciò Socrate intende affermare che nessuno fa il male volontariamente, poiché nessuno lo compie coscientemente e quindi sapendo realmente di farlo, poiché chi opera il male è colui che ignora quale sia il vero bene.Tutti gli uomini, infatti, agiscono per il proprio bene: se un vizio viene scambiato per un bene, ciò è imputabile all' ignoranza, che non sa cogliere al di là del piacere momentaneo e comunque apparente, il futuro patimento.



La tesi-chiave della morale di Socrate è la virtù come ricerca e scienza. Per virtù (aretè) i Greci intendevano, in generale, il modo di essere ottimale di qualcosa (ad esempio la virtù del ghepardo è la velocità, come quella del leone è la forza). Riferito alla persona, il concetto di virtù indica la maniera ottimale di esser uomo e quindi il modo migliore di comportarsi nella vita. Tradizionalmente, la virtù veniva considerata come qualcosa di dato, ossia di garantito dalla nascita o dagli dèi. Socrate ritiene che la virtù (globalmente intesa come arte del ben vivere e del ben comportarsi)è sempre una forma di sapere, ossia un prodotto della mente. Infatti, dal punto di vista socratico, per essere uomini nel modo migliore è indispensabile riflettere, cercare e ragionare: in una parola e indispensabile far filosofia nel senso più vasto del termine, ossia riflettere criticamente sull'esistenza. Tanto più che secondo Socrate non esistono il Bene e la Giustizia come entità metafisiche già costituite e quali metri cui commisurare le nostre azioni, poiché il bene e il giusto sono valori umani che scaturiscono di volta in volta dal nostro lucido ragionare, in quanto sul piano etico "ciò che vale è prendere coscienza di sé, non agire perché così sta scritto o perché questo è il vero, ma volta a volta discendere agli inferi della propria coscienza, dialogare con sé (e con altri): sarà, appunto, da questo dibattito interiore, da questo stesso dialogo, da questo ragionare che, volta a volta, scaturisce il "bene", ciò che è da fare... E si badi che non si tratta del Bene, che di quello nessuno sa niente, ma di un bene concreto, cioè di un bene che diviene tale di volta in volta, ma che domani può essere non bene. In altri termini, il sapere di cui parla Socrate è, attraverso il ragionare cui accennavamo, sapere quando è bene fare questa o quella azione, che diviene buona in quanto so che, ora, è bene farla. E lo stesso sapere non è un sapere che è già, che si può apprendere nei libri o dai maestri, ma è un sapere che scaturisce da quel ragionare, da quel rendersi consapevoli ragionando, dalla consapevolezza di se stessi. E l'aver coscienza di sé, conoscere sé è ad un tempo conoscenza dei propri limiti e, dunque, delle proprie possibilità. La vita come avventura disciplinata dalla ragione: ecco il senso profondo del rationalismo morale di Socrate e della sua affermazione della virtù come scienza.


Dalla teoria della virtù come scienza Socrate deriva i paradossi, rimasti celebri nella storia del pensiero morale, secondo cui "nessuno pecca volontariamente" e "chi fa il male, lo fa per ignoranza del bene". Con queste tesi, Socrate ha inteso dire che nessuno fa il male volontariamente in quanto nessuno lo compie scientemente, ossia sapendo veramente di farlo, poiché chi opera il male è semplicemente un individuo che ignora quale sia il vero bene. Infatti chi agisce fa sempre ciò che per lui è bene. Di conseguenza, se scambia ad esempio un vizio o un'intemperanza per un bene, ciò è dovuto alla sua ignoranza, che non sa cogliere, al di là di un'apparenza momentanea di piacere, la futura realtà di patimento. Un altro paradosso del socratismo, almeno nei confronti della mentalità greca contemporanea, è la massima secondo cui è preferibile subire il male che commetterlo. Questo principio, che è sembrato di sapore pre-cristiano, si connette in realtà al "Vangelo laico" di Socrate, basato sulla convinzione che solo la virtù e la giustizia rendono l'uomo felice, mentre l'immoralità e l'ingiustizia gli portano solo, alla lunga, bruttura e infelicità.



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giovedì 27 settembre 2012

Come cambiare le cose...

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La pace comincia da me!


La vera felicità – James Allen 1910


Mantenere uno stato d’animo dolcemente immutabile, Riuscire  a pensare solo pensieri puri e gentili, Essere felice in tutte le circostanze; queste condizioni benedette e una tale bellezza di carattere e di vita dovrebbero essere l'obiettivo di tutti, e in modo particolare di coloro che desiderino ridurre la miseria del mondo. Chi non riesce a elevarsi al di sopra del dolore, dell’ impurità, e dell'infelicità, non immagina nemmeno che ha in sé il potere di rendere il mondo più felice con l’assimilazione di queste teorie. Colui che vive quotidianamente in condizioni difficili, di infelicità e delusione sta di giorno in giorno aggiungendo alla somma delle miserie del mondo le proprie. Chi invece vive continuamente con buona volontà, ed è sereno, aumenta di giorno in giorno sempre più la quantità di felicità di tutto il mondo, e questo indipendentemente da ogni credo religioso che queste persone seguano o meno.

Chi non ha imparato a essere gentile, chi non sa dare, amare ed essere  felice, ha imparato ben poco, anche se possiede una profonda cultura e per quanto abbia un’accurata conoscenza delle, Sacre Scritture. Le lezioni di vita più profonde, reali e durature, vengono apprese proprio durante il processo di raggiungimento di questo stato di serenità, dolce e pura. Un incorruttibile dolcezza di comportamento di fronte a tutti e a tutte le situazioni anche difficili è il segnale infallibile di un'anima consapevole, è la testimonianza della saggezza acquisita, ed è la prova del possesso della Verità.

Un’ anima dolce e felice è il frutto maturo di esperienza e saggezza, e che diffonde all'esterno l'aroma invisibile ma potente della sua influenza, allietando il cuore degli altri, e purificando il mondo. E tutti coloro che non hanno ancora intrapreso questo cammino possono farlo Oggi e se decideranno di vivere dolcemente e felicemente, diverranno davvero veri Uomini (o donne). Non dite che l'ambiente circostante vi è contrario. Le circostanze non sono mai contrarie ad un Uomo. La situazione è così com’è esclusivamente per aiutare l’essere umano. Tutti gli avvenimenti esteriori sono le condizioni assolutamente necessarie per il vostro sviluppo, ed è solo accettandole ed affrontandole che si può imparare, crescere e maturare. La “colpa” è solo in noi stessi.

La felicità è la condizione giusta e corretta dell'anima, e tutti possono raggiungerla se vivranno disinteressatamente.

    "Abbi buona volontà nei confronti di tutto ciò che la vita ti porta, abbandonando la scortesia, l’avidità e l’ira in modo che la tua vita sia fluida come l’aria.”
   
Questo è troppo difficile? Allora l’inquietudine e l’infelicità continueranno ad abitare con te. Se hai fiducia e aspiri a risolvere tutte le complicazioni che ti impediscono un cammino fluido, sarà inevitabile che tu faccia tutto ciò che è necessario perché ciò sia presto una cosa compiuta, uno stato benedetto realizzato.

Sconforto, irritabilità, ansia e lamentele, condanne e brontolamenti Sono tutti pensieri dannosi, vere malattie della mente, sono le indicazioni di una condizione mentale sbagliata, e quelli che ne soffrono farebbero bene a rimediare il loro pensiero e quindi la loro  condotta. E’ vero ci sono tanto dolore e tanta miseria nel mondo, ed è per questo  che tutto il nostro amore e la nostra  compassione sono necessari, ma la nostra miseria, non solo non è utile, ma è davvero dannosa in una situazione già sovraccarica. Sono la nostra allegria, la nostra felicità che sono necessarie perché c'è ne sono sempre troppo pochi di questi sentimenti. Non siamo in grado di dare niente di meglio al mondo se non la nostra bellezza di carattere e di vita. Senza questi, tutte le altre cose sono vane, Questi sentimenti non solo sono un dono eccellente a tutta l’umanità, ma sono anche duraturi, reali, e impossibili da rovesciare, da modificare nel loro contrario, e hanno in se stessi ogni gioia e beatitudine .

Smetti di soffermarti pessimisticamente sui torti e sulle ingiustizie; Smettila di denunciare continuamente ciò che non va e di ribellarti contro il male che gli altri commettono. Comincia a vivere libero da ogni male e il male rimarrà isolato e si dissolverà. La pace della mente è la religione pura , è la vera riforma del mondo. Se vuoi che il mondo sia definitivamente liberatodalla miseria e dal peccato, comincia a liberare  te stesso, se la vostra casa e il vostro ambiente saranno felici, tutto sarà felice. Si può trasformare tutto intorno a te se tu ti trasformi.

    "Non piangere e lamentarti… Non perdere la tua identità, non abbaiare contro il male, ma canta invece le bellezze del bene "

E cosi naturalmente e spontaneamente senza rendertene conto sarai circondato solo dal bene esattamente come il bene pervade te stesso.

James Allen
Traduzione  Giovanna Garbuio






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mercoledì 12 settembre 2012

Josaya a Milano


ISCRIVITI  SUBITO  AL CONVEGNO

 ACQUE E “LUOGHI SACRI” 
 TERAPIE VIBRAZIONALI E AUTOGUARIGIONE


 DOMENICA 7 OTTOBRE 

 MILANO
Hotel Leonardo Da Vinci



Cari amici,
Noi Josaya saremo presenti al Convegno ACQUE E LUOGHI "SACRI", TERAPIE VIBRAZIONALI E AUTOGUARIGIONE che si terrà a Milano Domenica 7 Ottobre presso l'Hotel Leonardo Da Vinci in Via Senigallia, 6 dalle ore 9,00 alle ore 19,00.

Chi di voi fosse interessato a partecipare a questo incontro, ma non avesse ancora provveduto ad effettuare l'iscrizione è invitato ad affrettarsi cliccando qui www.melchisedek.it oppure inviando una mail a: barbara.boniardi@cheapnet.it oppure chiamando il numero 339 2530114 in quanto i posti ancora disponibili sono limitati.

 ARRIVARCI È FACILE

- SE VIENI IN AUTO. 

Scrivi sul navigatore “Milano, Via Senigallia 6” e uscendo dalla tangenziale Nord di Milano, arrivi subito nel grande PARCHEGGIO GRATUITO dell’Hotel.

- SE ARRIVI IN TRENO. 

Alla Stazione Centrale hai il Metrò (Linea  GIALLA) scendi alla fermata Comasina (7 minuti circa), attraversa il ponte a piedi (800 mt.) e in 10 minuti sei arrivato.- Per informazioni più dettagliate vai sul sito www.melchisedek.it- Per il pranzo è disponibile un self service dalle ore 13,00, oppure un bar fuori dalla sala.

- Per qualsiasi necessità non esitate a contattare la Segreteria al n. 339 2530114.





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Vi attendiamo al Convegno. Iscrivetevi al più presto.